Solo questi reali mettono a tacere Facebook & C.

Quelle quattro ore di silenzio depo "l'evento" dell'anno significano molto: il pubblico cede sempre al privato

William e Kate portano a casa il "royal baby"

È la monarchia l'ultimo posto dove la privacy ha resistito. Nel rituale perfetto della nascita del «royal baby», nessun tweet, nessun post su Facebook, nessuna indiscrezione «globale» si è permessa di sfregiare la segretezza di una tradizione intatta da secoli. Dal primo vagito (alle 16.24 inglesi di lunedì) alla comunicazione ufficiale della nascita del real bambino (alle 21.35 italiane), nulla si è frapposto alla sacralità della Corona e del suo biberon. Non un incauto cinguettio a guastare la festa degli inglesi. Con il ritorno della regina a Buckingham Palace, i centotré colpi di cannone sparati, la missiva (che poi è stata una telefonata di William) a Sua maestà la nonna per avvisarla del fatto che era appena diventata bis-nonna, l'apprensiva attesa dei sudditi davanti all'ospedale, la sfinente odissea dei giornalisti di tutto il mondo fuori dallo stesso ingresso, il leggio dietro i cancelli del Palazzo, lo strillone, i telegrammi sudanti felicitazioni e convenevoli dei premier e dei capi di Stato.
In un mondo in cui la vita, la morte, le percosse, i rancori, gli anni di incomprensione, le scelte politiche, l'irrancidirsi di un amore e poi la sua fine devono ormai comprimersi in centoquaranta battute, «l'evento» dell'anno, la nascita del figlio di William e Kate, non è stato sporcato da nulla. Il tight ha sconfitto il tweet.
Dal momento in cui è venuto al mondo, e per quattro ore successive, nessuno di lui ha saputo nulla. Il pianto, la pesata (tre chili e ottocento grammi), il primo abbraccio della mamma, il bagnetto, la mobilitazione di tutti per rispettare il protocollo successivo. Il mondo (e internet) ha lasciato ai reali quattro-ore-quattro di black out. Ha lasciato ai Windsor quattro ore, che lunedì erano il loro tempo, ciò che gli serviva. Tutta la gravidanza di Kate è stata lasciata in pace dai social network. Non a livello di commenti, ovvio, ma a livello di privacy. Nessuno ha svelato nulla prima del tempo: il sesso del bambino è rimasto segreto fino alla sua nascita. Quando Kate, a dicembre, venne ricoverata per le forti nausee, un'infermiera dell'ospedale abboccò allo scherzo dei due speaker di una radio australiana (che si finsero Carlo ed Elisabetta) e rilasciò qualche notizia circa lo stato di salute della duchessa di Cambridge «sta bene, va tutto bene». Per l'errore si tolse la vita lasciando gli inglesi e i Windsor nello sgomento.
Il mondo ha rispettato, e forse nemmeno suo malgrado, regole intatte da secoli. Perché dietro alle tazze con la bandiera inglese, dietro ai bobby, ai black cab, ai gadget con la faccia della regina, agli abiti griffati di Kate e ai suoi cappottini di Zara, ci sta la Monarchia. Lo sa l'Isola e lo sa tutto il mondo, che alla fine arretra. Si ritira in buon ordine, soffoca i cinguettii e cerca di rendersi presentabile. Il mondo a posto e al suo posto. Dietro il granitico sguardo della regina d'Inghilterra. E di tutti i suoi eredi.