La vendetta non è solo un piacere sottile

Vi sono delle persone che, quando hanno ricevuto un torto, lo ricordano a lungo e se, ci ripensano, il rancore si risveglia come fosse attuale

Vi sono delle persone che, quando hanno ricevuto un torto, lo ricordano a lungo e se, ci ripensano, il rancore si risveglia come fosse attuale. Quando ne parlano percepisci la loro collera e il loro desiderio di vendetta. Vi sono invece delle persone che hanno ricevuto torti anche più gravi, ingiustizie che hanno profondamente influenzato la loro vita, ma in loro a poco a poco il ricordo sbiadisce. Se gliene parlate ricordano i fatti ma non le emozioni provate e non sentono più il desiderio di giustizia, di rivalsa, di vendetta.

Che cosa differenzia questi due tipi umani? Coloro che ricordano i torti di solito sono personalità competitive e invidiose che stanno male se qualcuno li sopravanza o ha più successo, perché è come se lo togliesse a loro. Di solito sono critici, diffidenti, pronti all'accusa e allo scherno. Vedono dappertutto malvagità e complotti. Quando hanno un nemico provano un vero piacere a fargli del male, a farlo soffrire. Se qualcosa va loro male, se non hanno il successo che speravano, se non sono promossi alla carica che agognavano, trovano sempre un responsabile e se lo ricordano per tutta la vita. Non dimenticano e non perdonano

Gli altri, quelli che non ricordano e non cercano la vendetta, possono essere ambiziosi, ma non sono mai competitivi e invidiosi. Non se la prendono con chi li sopravanza, con chi ha successo e se qualcuno li ostacola non gli viene neppure in mente di fargli del male. Quando non ottengono il risultato desiderato o quando perdono un lavoro o una carica non continuano a ripensarci e non cercano un colpevole. Così a poco a poco diluiscono il ricordo fra gli altri ricordi e dimenticano perfino le persone che hanno fatto loro intenzionalmente del male.

Coloro che dimenticano sono più numerosi di quelli che ricordano perché la mente umana spontaneamente tende a dimenticare. Chi ci fa ricordare gli odi, i rancori, le ingiustizie è la società. Il dovere della vendetta viene trasmesso ereditariamente nel clan e anche gli odi politici sono collettivi, rinnovati dalle commemorazioni, dalle manifestazioni. Poi alla fine anche su questi scende l'oblio, ma talvolta occorrono secoli.

Commenti
Ritratto di H2SO4

H2SO4

Lun, 26/08/2013 - 15:22

Bella predica, bravo.

Roberto Monaco

Lun, 26/08/2013 - 16:12

E quindi?

Masquart

Lun, 26/08/2013 - 17:12

Io sono uno che non dimentica mai i torti e le offese. Ma solo quelli gratuiti, malvagi, ingiusti. Non soffro assolutamente di invidia per i successi altrui, al massimo sono amareggiato se sono stati conseguiti senza merito. C'è quindi una terza via rispetto alle due che prospetta.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 26/08/2013 - 17:28

Un tema, questo, particolarissimo. Vendetta sì, vendetta no. Sopita? spenta? rimandata? immediata? fulminante? - Due le dinamiche di merito. Quella di natura filosofica che considera la legittimità o liceità della vendetta, e quella di pertinenza interpretativa riguardante l'uomo con tutto il carico delle sue personali emozioni, pulsioni, appetiti vari. Cicerone asseriva che uccidere è doveroso. Se lo assumiamo come espressione concettuale assoluta, allora possiamo ravvisarvi l'inalienabilità della vendetta, ghiotta della morte dell'avversario. Ed io ritengo non si possa prescindere da tanto. La giustizia dell'Uomo lo contempla, ontologicamente. E qui, entriamo nella sfera delle dinamiche soggettive. La natura umana è eclettica, condizionata dalla chimica dei singoli soggetti, le cui varianti sono costitutive del loro patrimonio genico che può attivare energìe più o meno attive o passive. Più o meno reattive. Per quanto mi riguarda, come credo riguardi la maggioranza, la vendetta per essere attuata necessita di strumenti efficaci che raramente sono a portata di mano. Col passare del tempo poi, si raffredda di molto. Il resto è silenzio.

Roberto Casnati

Lun, 26/08/2013 - 17:42

La vendetta è un piatto che si mangia freddo.

Zizzigo

Lun, 26/08/2013 - 17:43

Chiarissimo Veneziani... qui ha sbagliato un po' la mira. La vendetta è un piatto che si consuma freddo e bisogna sedersi sulla sponda del fiume ad aspettare... ci vuole una vita ed un sacco di pazienza!

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Lun, 26/08/2013 - 18:57

Eppure, il rancore va tenuto distinto dalla ricerca della vendetta. Possiamo dire che il primo è un sentimento, di valenza uguale e contraria alla gratitudine; il secondo non vi accede necessariamente, o per senso pratico, o per timore di ritorsioni, o per indulgenza, o perché intimamente abbiamo rimesso la pena. O anche perché, per empatia, nel tempo siamo riusciti a immedesimarci nelle ragioni dell' altro e ne abbiamo trovata qualcuna valida dall' altrui punto di vista. O per perdono che, però, dovrebbe comprendere anche il sentimento del rancore. Mai visto. Tuttavia, in proposito, mi piace evidenziare un rancore surrettizio e revanchista: una rivincita, una rivalsa, figli piccoli della vendetta. Ecco cosa scrive Alexsander Grigorij Bukhanrase (aforisma n. 25) “Andate piano con i consigli! Anche se richiesti, i consigli, con l’ andar del tempo ed il ripetersi, vi trasformano in una specie di seconda coscienza; e se considerate quanto sia già fastidioso averne una, immaginate quanto possa rendervi insopportabili quando, senza volerlo, assumerete il ruolo di coscienza sussidiaria di qualcuno. Chi vi chiede consiglio e fa a modo suo, poi sarà portato ad evitarvi; se, invece, avviene che sovente lo accetti, egli vi ringrazia e spera che non vi sbagliate; ma al contempo inavvertitamente egli concepisce e coltiva uno strano malessere, il disagio crescente che gli deriva dalla consapevolezza di aver dovuto ricorrere a voi per sapere come o cosa fare; e non c’ è gratitudine che possa reggere di fronte all’ orgoglio ferito di colui che avete consigliato bene; per il fatto che non ci ha pensato lui e che ha dovuto ricorrere a voi, egli cova anche inconsciamente un sogno: che anche voi una volta sbagliate; allora, sentirà di non dovervi più nulla, e che dopo tutto siete uno che non può permettersi di dare consigli e che, ciononostante, l’ avete fatto con lui, ponendolo a rischio o procurandogli danno. Per questo egli sentirà d’ avere una giusta ragione per disprezzarvi. L’ unico consiglio al riparo da questo effetto perverso è la consulenza: quello per la quale avrete chiesto un compenso concreto; l’ apprezzamento che ne riceverete sarà direttamente proporzionale al pagamento; il pagamento vi darà un sicuro ed immediato corrispettivo, alleggerirà dal peso enorme della gratitudine l’ inconscio di chi ve la chiede, vi compenserà delle eventuali delusioni sul piano della riconoscenza, porrà un freno alle ripetute richieste e soprattutto non lascerà postumi permanenti indesiderati dai quali guardarvi con grande attenzione!"

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Euterpe

Lun, 26/08/2013 - 19:15

Dal male ricevuto bisogna trarre esperienza,altrimenti è come se gettassimo denaro dalla finestra.Io sono portata a dimenticare,però ,lo confesso,traggo un sottile piacere,ma talvolta anche pena, dalla certezza che gli individui malvagi abbiano già nella loro natura la giusta punizione,perché alla fine ciascuno è rimandato a se stesso.

Simoncino

Lun, 26/08/2013 - 19:38

Buonasera a tutti. Non credo che il dottor Veneziani abbia sbagliato mira. Sento odore (ucci ucci) di cristianucci: di risposta a un articolo non proprio favorevole al suo "cucù" di venerdì su Papa Francesco.

Ritratto di bergat

bergat

Lun, 26/08/2013 - 20:22

La vendetta come disse Kan, è un piatto che va servito freddo

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 26/08/2013 - 21:00

Sono convintissimo che tutti, proprio tutti, abbiamo un elenco lunghissimo di nemici per i quali gridiamo vendetta.