La casa segreta di Fellini

Dopo vent'anni giusti di prigionia nel ventre della Balena, Federico Fellini è fuggito ai gendarmi della morte ed è tornato vivo e giocoso

Dopo vent'anni giusti di prigionia nel ventre della Balena, Federico Fellini è fuggito ai gendarmi della morte ed è tornato vivo e giocoso. In questi giorni lo abbiamo visto al cinema in un tenero amarcord di Ettore Scola e in un gustoso libro di Gianfranco Angelucci. Fellini vide il mondo con gli occhi incantati di un bambino, le sue trasgressioni erano monellerie, le sue bugie e i suoi sogni erano puerili caricature della vita, del sesso, della morte. Della storia Fellini amò i punti di fuga, divagò anche in politica. Del mondo Fellini colse l'evanescenza, fra figure che scolorano in un fumoso interregno tra i vivi e i morti. Fellini fu metafisico d'infanzia.
Alla fine degli anni Ottanta mi illusi di essere uno spettatore speciale di Fellini. Lavoravo in Rai in via del Babuino e le finestre sbirciavano la sua terrazza. Lo vidi una volta con una vestaglia assurda e sognai di spiare la sua vita segreta. Immaginavo che avesse in casa pareti magiche e armadi a doppio fondo che apriva quando non c'era nessuno, e di lì veniva fuori la giostra, i giochi, le fatine e le pupone con le tettone gonfiabili. Sospettavo che avesse in casa felini esotici, vitelloni tonnati, serpenti luminosi e giraffe piegate in salotto obtorto collo. Immaginavo che si nutrisse di zucchero filato e nuvole di frutta, che vestisse con sciarpe laminate e cilindri da prestigiatore. Avevo un'idea troppo felliniana di Fellini. Ma resto convinto che la realtà per lui fosse solo un magazzino di pretesti per le fiabe. La sua vita vera fu quella che sognò.

Commenti

Agev

Ven, 20/09/2013 - 18:09

Noi siamo fatti della stessa essenza dei sogni ... siamo sogno/magico ... siamo infinito ... siamo infinito intelligente ... siamo amore/luce e luce amore . Questo noi siamo e diverrà sempre più realtà . Fellini è conoscenza di questa realtà ... A saputo tradurla in realtà . Gaetano .m

Ritratto di marforio

marforio

Ven, 20/09/2013 - 18:09

Nel panorama arido , sterile e assurdo del Cinema Italiano manca tutto.Mancano uomini, Idee, ideali, geni , tutte cose che sulla strada con Fellini ci riempivano la vita.Da rimproverare al genio la ignoranza totale di un mondo definito ora gay.Ah.. che tempi.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 20/09/2013 - 18:30

Vorrei essere un po' macabra.Fellini ne 'La dolce vita' aveva previsto l'evoluzione-involuzione della società che sarebbe stata dominata dall'edonismo e dai mass media,solo il suicidio dell'intellettuale Steiner non ha avuto più imitatori,infatti gli intellettuali sono diventati tutti longevi e vivono benissimo in qualsiasi dimensione esistenziale. Veneziani è escluso da ogni riferimento.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Ven, 20/09/2013 - 18:40

Si vedono spesso filmati sui "backstage" dei film di fellini (ve n'è uno molto interessante sul "Satyricon" e uno un po' artefatto sul "Viaggio di G. Mastorna"). Ebbene, io rimango piuttosto stupito; infatti il maestro di Rimini sarà stato pure una personalità sensibile e poetica, ma il modo terrificante con cui redarguiva attori e comparse lascia sgomenti! Invidio, in modo altrettanto terrificante, Marcello Mastroianni e il carattere sornione con cui accettava il comportamento di Fellini. Ma forse Roma (e quando parliamo di Fellini l'argomento è d'obbligo) è proprio questo: una sorta di grande "Natura", di immenso caravanserraglio che, magari accoglie più degli altri, ma che non guarda in faccia a nessuno!

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Ven, 20/09/2013 - 19:06

Che tenerezza mi fanno quelli che la vita ha privato di una finestra dalla quale sbirciare. Con una finestra a portata di mano, giorno e notte, la poesia è sbirciare: affacciarsi e guardare è soltanto prosa, ci vuole il corpo. Per sbirciare, basta un occhio solo attraverso il quale far filtrare l' anima e assorbire fantasie che ci portano sul boccascena ad integrarci nella parte di chi recita solo per noi. Noi gli siamo appresso. Ne prevediamo le mosse, giochiamo ad indovinare i passi, i percorsi in una stanza o su un terrazzino. Condividiamo come l' ombra l'area del protagonista. Può non essere Fellini fanciullo cresciuto, può essere una ragazza che la distanza plasma alla vista con linee sinuose; se annusiamo meglio, immaginiamo il profumo di sapone fresco, bagnoschiuma, con la matita tra i capelli raccolti; o un vecchio che vive solo, a volte parla con nessuno ma lo vediamo solo gesticolare, trascinare le pantofole e accomodarsi davanti al tv fino a tardi sempre nella medesima posizione d'ordinanza. Lì è una giovane mamma che prepara il ragazzino per la scuola, e che fa la colf, la cuoca, la moglie e controlla le bollette e gli scontrini, la lista della spesa. E sbirciare profondamente in una stanza sempre in penombra, sapere che c' è qualcuno e non vederlo mai. E chiedersi il numero del portone, la targhetta sul citofono, desiderare di andare a trovarlo e non andarci mai. Rimandare, rimandare, sbirciando da una finestra. E fare andare avanti la fantasia. Perché è lei che ci restituisce le immagini del fascino che raccoglie dove non arriva lo sguardo. Tutti dovrebbero avere una finestra.

pastorino

Ven, 20/09/2013 - 19:21

Sto ancora cercando l'articolo scritto ieri, avevo iniziato a leggerlo e quando mi preparavo a commentarlo e' inspiegabilmente sparito. La ritengo troppo intelligente per scrivere quanto ho letto ieri, lasci quella robba a Sallusti e Belpitro, da Lei mi aspetto ben altro.

Agev

Sab, 21/09/2013 - 02:20

Fellini è questa conoscenza . A saputo tradurla in poesia/realtà . Molto meglio così . Gaetano

gigggi

Sab, 21/09/2013 - 11:05

Ah veneziani...sacrilegio...lei signore "da V'SCEGGHIE" si abbevera ad una cultura che disprezza ... non sua... che le è successo?

Agev

Sab, 21/09/2013 - 12:04

Naturalmente ... A saputo .. è una licenza poetica . Gaetano

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Sab, 21/09/2013 - 13:14

Purtroppo la sua vita vera, nei suoi ultimi anni, fu d'essersi impattato con un'asprezza della realtà, traumatizzante. Dal racconto intervista che alcuni anni fa rilasciò Pupi Avati, suo amico e vicino di casa, di via del Babuino. ''' Spesso, ci incontravamo sotto casa la sera, e ci incamminavamo per la vicina Chiesa, raccontandoci cose così. Una volta ebbe a dirmi quanto fosse rimasto male quando, avendo telefonato in Rai chiedendo del tal Dottor, si sentì rispondere, dopo una spinosissima attesa, che il dottore era in riunione. -Ti rendi conto? Io Fellini, messo nell'angolo!- ''' Ecco, questa rivelazione di Pupi Avati, è stata la cerniera che chiudeva la sua vita, nobilissima. E che è maggiormente angosciosa se poi considero quanto ebbe a confidarmi Giorgio Strehler, nel 1965, una sera a casa sua a Milano, con ameno trasporto d'intrattenimento --- Mi portava Fellini, (credo negli anni 50) in certe balere della bassa padana, a me sconosciute, ma non a lui, per farmi vedere delle donne obese, di diverse sfaccettature, ed io ero pervaso da stupore di fronte al gusto che manifestava nell'impatto con quegli eccessi anatomici. In lui una sensibilità artistica particolare che gli faceva percepire il mondo in modo sottilmente eccentrico. --- In effetti, Federico era un sognatore, di provincia, come soltanto di provincia possono essere i sognatori che poi passano alla Storia. Un sognatore che non nascondeva da giovanissimo di essere proiettato verso la gloria, un giorno. Come da testimonianza di Sordi. Aneddoto che non deve essere letto come sminuente, erroneamente. Tutt'altro. Ci rivela che i geni hanno quel tipo di molla, giovanile, quasi fanatica, che fa da trampolino verso la fama. E, non posso, parlando di Fellini, non menzionare il più grande dono che Dio Gli ha fatto, Giulietta. La più adorabile delle creature. Nella sera degli Oscar, Lui sul palco, con la più elegante movenza corporea, Le si rivolge - Non piangere -