Il viale del tramonto della creatività

Ogni azienda vive una fase di esaurimento delle energie. Ecco cosa fare per recuperarle

Nel corso della mia vita ho visto che le grandi realizzazioni, la nascita di una impresa, la sua rapida crescita, l'apertura di un nuovo mercato, l'invenzione di un nuovo metodo di comunicazione, sono sempre avvenute ad opera di un gruppo ristrettissimo di persone, a volte di un uomo solo che ha trascinato gli altri facendo sì che ciascuno desse il meglio di sé. E ho visto che l'energia creativa è sempre massima agli inizi, quando tutti sono più uniti, ma anche liberi di agire, di fare nuove proposte, di indicare nuove strade parlando apertamente fra di loro o direttamente con il capo. E anche di fare critiche, di proporre soluzioni diverse senza paura di offendere o irritare i dirigenti. Così ciascuno ha l'impressione di dare il suo contributo all'impresa, per cui qualsiasi successo viene vissuto come il successo di tutti e la gente esulta per la vittoria.

Col tempo la struttura si irrigidisce. Per rendere più razionale l'impresa, le funzioni e le competenze vengono divise, vengono immessi manager esterni. Al posto dello spontaneo dibattito, vengono programmate riunioni formali. Si tenta di organizzare dall'alto l'invenzione di nuovi prodotti e di nuove strategie senza partire dalla confusa e irrequieta società reale. Il campo visivo si restringe, sfuggono i fenomeni inattesi, i tempi decisionali si allungano, si perdono occasioni preziose. Per questo motivo in Italia molte imprese, quando la spinta propulsiva del fondatore e della «vecchia guardia» si esaurisce, rallentano e vanno in crisi. Purtroppo a questo punto spesso arrivano dei finanzieri che si preoccupano solo di vendere.

L'ideale sarebbe invece che entrassero nuovi capitali, lasciando però al lavoro i manager più creativi della vecchia guardia e aggiungendovi giovani competenti e innovatori. Insieme vedranno nuove possibilità, gemmeranno nuove iniziative. Non dimentichiamolo, la capacità creativa richiede sempre un gruppo di uomini capaci, con una fede e un grande ideale produttivo. O l'azienda cresce attraverso sempre nuovi innesti di questo genere o è destinata alla stagnazione.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Lun, 03/03/2014 - 17:07

L'ho già scritto altre volte, ma il commento non è passato. Forse non è in linea con l'esaltazione mediatica del nostro sociologo gloria nazionale, quello che fece una scoperta fondamentale nella storia dell'umanità: la differenza fra innamoramento e amore. L'utilità di questa sconvolgente rivelazione è pari solo alla scoperta della penicillina, della cosmologia copernicana e della relatività di Einstein. La domanda è semplice: ma Alberoni, per scrivere queste banalità, è pagato? Oppure lo fa solo per semplice passatempo e divertimento personale? Solo curiosità, semplice curiosità...

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Lun, 03/03/2014 - 17:55

Dica la verità, Prof. Alberoni, Lei, sotto la metafora dell'impresa' voleva intendere il 'nuovo corso' della politica italiana: cioè al giovane Renzi, rampante e padrone dei capitali, vorrebbe (giustamente, a mio parere) affiancare qualcuno scelto tra le persone invece, di 'lungo corso', di esperienza nel mondo della politica. Perchè non è giusto buttare, senza farsi neanche una domanda, tutti quei contributi che, fino adesso, hanno portato un qualcosa, tutto sommato, di positivo nella gestione di questo sventurato Paese!

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joe pizza

Lun, 03/03/2014 - 18:39

Giano Illuminaci tu allora !!!

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Euterpe

Lun, 03/03/2014 - 18:53

Giano - Non credo che Alberoni ambisca ad essere citato con Fleming, Einstein e Copernico. Il libro che lei cita forse è stato utile a molti,giovani e vecchi,per riconoscere sensazioni e sentimenti, per cui lei è troppo severo nella sua ironia.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 03/03/2014 - 19:01

@Rosario Francalanza - Credo che Alberoni parli fuor di metafora,infatti esprime concetti che ho già letto in qualche suo libro.Temo purtroppo che il suo ottimismo vada ridimensionato rispetto al tempo presente.

Holmert

Lun, 03/03/2014 - 19:02

Tempo addietro , alcuni lustri fa, il grande giornalista Giovanni Mosca, che scriveva su "Il Tempo" e ne era anche il vignettista, fece una simpatica vignetta. Raffigurò un bosco di alberi giganti e vi scrisse sotto: ALBERONI!

Marco-G

Lun, 03/03/2014 - 21:07

Ottimo articolo. Rispecchia la metafora di ciò che avviene quando si perdono di vista i VERI obbiettivi: creatività e gusto del fare. Probabilmente alcuni commentatori non hanno molta dimestichezza con processi di impresa e si lasciano andare a considerazioni fuori luogo. Sarebbe meglio che dedicassero più tempo al loro lavoro impiegatizio

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 03/03/2014 - 22:45

@Marco-G -Se si sente gratificato dalla sua opinione che quelli che sinora hanno commentato appartengano tutti all'inferiore classe impiegatizia, faccia pure.Dalla nostra umile( da intendersi proprio in senso etimologico) condizione, se lei lo permette, vorrei farle notare che un vero capo "fa parlare tutti gli altri,assicurandosi che ciascuno possa dire ciò che pensa,tutti devono parlare e tutti devono riflettere,in questo modo le proposte peggiori si eliminano da sole,quelle migliori emergono...egli riesce sempre a valorizzare gli altri,invece di valorizzare solo se stesso"(Alberoni). Dal tono del suo commento si direbbe che lei, che si dice esperto di processi di impresa,sia carente di qualche qualità per essere un vero capo.