Un capolavoro sulle rovine

La Grande Bellezza è un diamante che brilla su un cumulo di rifiuti

Illustri Autorità, presidenti e sindaci che vi avventate sull'Oscar alla Grande Bellezza e cercate di salire sul carro del vincitore, come è d'uso nostrano, non avete capito o fate finta di non capire: il film premiato inscena l'agonia del Paese e della Città che voi rappresentate. C'è poco da sentirsi orgogliosi, c'è poco da festeggiare, è l'apoteosi di un declino. È come se davanti alla Pietà di Michelangelo si sentissero coautori gli eredi di chi mise Cristo in croce, così permettendo all'artista di immortalare la Morte. Il film di Sorrentino è un glorioso funerale a una Città/civiltà in decomposizione. Un canto sulle rovine.

Scendete dal carro, Autorità, siete i rappresentanti legittimi della nazione, dello Stato, del Comune descritti nel loro disfarsi, vistosamente inadeguati non solo a quel passato ma anche alle sue vestigia maestose, come mostra il degrado pompeiano. Il film è un capolavoro, lo scrissi sin da quando uscì, ma esprime la gloria passata e il degrado presente, e il loro stridore; mostra la bellezza di quel che fu e il degrado a quel che è. Lo descrive con lo spirito di Petronio, di Flaiano e di Dagospia. Dal Satyricon a Cafonal. Nel film, il simbolo di Roma, e dunque d'Italia, a me sembra Sabrina Ferilli e ancor più Serena Grandi che offre lo spettacolo del suo disfacimento tra i giudizi impietosi della gente.

La Grande Bellezza è un diamante che brilla su un cumulo di rifiuti. E loro si sentono orgogliosi per aver solo contribuito al cumulo dei rifiuti.
Confondono coprotagonisti e coprofilia.

Commenti

Nadia Vouch

Mer, 05/03/2014 - 15:24

Trovo il film orribile e altamente offensivo verso tutti gli italiani, oltre che denso di luoghi comuni. Mi preoccupa da un lato che sia stato premiato con addirittura l'Oscar, dall'altro mi preoccupa ancora di più che a livello politico esso venga acclamato. Un masochismo simile è davvero raro da trovarsi in altri Stati.

Ritratto di Luca Scialò

Luca Scialò

Mer, 05/03/2014 - 15:53

Un film sulla “bellezza e l’Inferno” (per dirla alla Roberto Saviano) di Roma. Una città fatta di panorami mozzafiato, bellezze culturali straordinarie, ma anche di una borghesia cinica e volgare. Ma come ha ammesso lo stesso Sorrentino quando ha ricevuto la statuetta, egli basa i suoi film sulla spettacolarizzazione delle scene. Di qui il ringraziamento a Fellini, Maradona, i Talking Heads e Scorsese, maestri per lui di spettacolo. Ma costoro avevano ed hanno anche tanta sostanza. Quella che forse manca in questo film. O meglio c’è e a tratti è anche apprezzabile, come le riflessioni sull’esistenza e su una società in decadenza. Ma fa fatica ad emergere, infarcita com’è, appunto, dalla ricercata fino alla nausea spettacolarizzazione delle scene. Apprezzabili e molto più semplici i film in concorrenza. Ma si sa, gli americani amano essere colpiti da fuochi d’artificio.

Holmert

Mer, 05/03/2014 - 16:00

Io vi confesso che non ce l'ho fatta a vederlo. Dopo tanto clamore ero in trepida attesa ,sintonizzato su canale5. Appena dopo 15 minuti, mi sono addormentato e mi sono svegliato che era terminato, su tutt'altro programma. Fortunati coloro che riescono a vederci tante cose, come Marcello, la bellezza passata e dataci in eredità dagli avi e la schifezza attuale, propinataci dai nostri politici contemporanei. E' come l'arte informale, ognuno ci vede qualcosa, mentre io non riesco a vederci un czzo.

Agev

Mer, 05/03/2014 - 16:09

Non ho visto il film... So solo che c'è una scena finale molto bella e che ho avuto modo di vedere lo scorso settembre girata dal mio amico Giulio Brogi e che non è stata inserita volutamente dal regista ed avrebbe dato al film una diversa visione della realtà . Gaetano

Rossana Rossi

Mer, 05/03/2014 - 16:09

Se fossi un romano mi sentirei offeso. E' ben vero che la nostra società è in decadenza e Roma è una città trascurata ma l'immagine che ne esce è solamente negativa. Roma non è solo salotti schic, riccastri falliti e inconcludenti questo può essere un aspetto che per altro hanno anche altre città vedi Parigi, c'è anche e soprattutto la Roma delle borgate, di Trastevere, dell'allegria del popolo romano ma noi siamo maestri nello sputarci addosso e poi certi eccessi possono piacere solo agli americani.......

honhil

Mer, 05/03/2014 - 16:30

L’unica vera sconfitta, dall’assegnazione dell’Oscar alla grande bellezza, e nessuno finora ne ha parlato, è la procura di Milano. Dal primo all’ultimo fotogramma della pellicola, infatti, l’affresco che ne viene fuori è quella di un’Italia che la sinistra porta all’occhiello e che tutti, dal Presidente della Repubblica a scendere, affascina. Non per niente, è da questa scala costituzionale (Napolitano, Boldrini, Renzi, Franceschini, fino a Vendola) che arrivano le lodi più sperticate a Sorrentino. Ne poteva essere diversamente. E’ tutta gente che si è abbeverata e si abbevera alla comune fonte di quella cultura unica, alla quale anche quelle toghe rigorosamente hanno attinto e attingono, di cui quell’Italia è rappresentativa. Che poi non è altro che la stratigrafia dell’Italia del bunga bunga. Già, proprio quel bunga bunga lì a cui è stata appesa una pesante condanna. Con la differenza che quello veniva consumato dentro, poi violate, mura domestiche. Un Oscar al cinema e alla genialità italiani, dunque, con, fuori da quella tanta allegoria, la risata ironica del contrappasso berlusconiano, a fare da colonna sonora.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Mer, 05/03/2014 - 16:36

Non ho visto il film (l'ultima volta che sono stato al cinema è stato per vedere Via Col Vento) e, per le poche informazioni che involontariamente ho avuto, non ho alcun desiderio di vederlo. Per rendermi conto dell'immondizia che ci sommerge non serve vederlo: basta ascoltare i commenti che ne danno gli pseudointellettuali,accendere la TV, leggere i giornali, ascoltare qualche infame che vive con il denaro pubblico o, più semplicemente uscire per la strada. Ce n'è abbastanza per rimanere annichiliti; altro che sentirsi orgogliosi per un oscar che non vale un cazzo!

Aristofane etneo

Mer, 05/03/2014 - 16:39

Ringrazio Lei e quanti la pensano come Lei ed ovviamente concordo: così ancora una volta non mi sento alieno su questa Terra.

Agev

Mer, 05/03/2014 - 16:43

Dimenticavo .. Non c'è fine alla vita .. Non c'è fine all'Essere .. Noi siamo Alfa e Omega .. L'universo nel suo eterno espandersi , contrarsi ed evolversi nel suo divenire crea sempre se stesso ma , nulla è mai uguale a prima . E' proprio la fine di un era , è un ciclo cosmico .. è una legge universalmente operante nell'universo .. durato circa 76.000 anni . L' uomo che è già e che verrà trasformerà completamente la realtà/mondo .. è parte essenziale della sua evoluzione in armonia con l'evoluzione armoniosa della terra in armonia cn Le leggi naturali e cosmiche dalle quali proviene e con le quali è coerente . Tutto sarà trasmutato e la vita vivente vivrà finalmente sul nostro meraviglioso pianeta . Gaetano

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mer, 05/03/2014 - 16:44

Ho trovato il film molto significativo e ciò che più mi ha colpito non è stato tanto il quadro di generale decadenza delle strutture etco-sociali, già denunciata in altri film, quanto la problematica che si riferisce all'individuo,al suo rapporto con la grande bellezza, destinato comunque al fallimento, sia che egli la ricerchi, sia che la eviti,per cui il destino individuale è sempre inadempiente.Il protagonista si è immerso in un superomismo in decomposizione ("Non voglio essere il re delle feste, ma voglio il potere di farle fallire"),una forma compensativa del senso di impotenza, che si traduce in inerzia, nell'alienarsi dalla realtà nella quale è apparentemente partecipe, ma di cui è solo spettatore cinico e disincantato.Insomma, qualsiasi direzione si dia alla propria vita,lo scacco è insito in essa comunque.Bisogna guardare a questa conclusione in quale ottica? Ricercarne le cause storiche,dipendenti in parte dall'uomo,o in una prospettiva direi leopardiana,per cui "è funesto a chi nasce il dì natale"?

Giacinto49

Mer, 05/03/2014 - 16:45

Viaggio nella devastazione sociale frutto di cinquant'anni di sinistra e di corsa al benessere. Offensivo il paragone con Fellini. Bella la fotografia. I titoli di coda, navigando sul Tevere, valgono l'intero film.

guerrinofe

Mer, 05/03/2014 - 16:56

ESALTA LA BELLEZZA DELLA CITTA'METTENDO IN EVIDENZA IL DEGRADO SOCIALE.

guerrinofe

Mer, 05/03/2014 - 17:00

....mette in rilievo il degrado sociale di una cittadinanza frutto di governo di privilegi della democrazia cristiana.

Ritratto di mariosirio

mariosirio

Mer, 05/03/2014 - 17:03

come se piovesse e al cinema ci fosse un film in cui è inverno, piove, investono un gatto e c'è solo musica folk. ecco, spogliarelli a parte tutti apprezziamo una amaca vista colosseo ma la decadenza che viviamo in diretta non ci fa gioire vedendola in film. di certo non è una bella favola ma per chi gradisce il genere romantico decadente è un gran bel film, la storia è un'altra storia. di sicuro chi lo vanta tanto puzza...come il prof di liceo che quando scopre ti sei laureato nella sua materia dice:"hai visto che ho fatto bene a bocciarti?".

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 05/03/2014 - 17:03

Film, LA GRANDE BELLEZZA, 'nuovissimo'. Clone di Fellini, ma avanzatissimo nella emancipazione narrativa. Subliminale nella forbita selezione degli stereotipi umani. I partecipanti alle feste danzanti che tanto richiamano alla nostra attenzione quelle numerosissime sale da ballo con anziani di tutte le 'taglie' che generosamente le reti multiple di ITALIA.. ci trasmettono ogni sera, sono qui di taglio un tantino più sofisticato, quasi a significare che """ tutto il mondo è paese """. Nuovissimo, per quella venatura trascendentale, che esclude ogni fiscalità esattrice terrena. Ma, sarebbe stato impossibile senza Gambardella, ridondante un così ben azzeccato assemblaggio di sottile sensibilità esistenziale, celibe, gaudente in posizione subalterna alla prioritaria esigenza di 'definizione' del tutto. La sua ironia, il suo linguaggio sociale non schivo dalla comunicazione con chicchessia. Dalla colf al dirimpettaio trafficante droghe, all'anziano in crisi di astinenza di femmina-badante, alla escort che suscita lo spirito paterno. Una 'sinfonia' che rapisce per la sua oleografia. Ovviamente, per poter giudicare un qualunque film, è indispensabile visionarlo stando possibilmente da soli davanti allo schermo; essere ben svegli, col cellulare spento. Come pure spento il PC, radio, ed ogni altra cosa che possa interferirvi. Oltre ad essere attrezzati culturalmente in modo adeguato. Le varie dimore, poi, quasi senza pareti, con terrazzamenti generosi di nobili contatti scenici. Estensioni generosissime dei diversi concetti abitativi, che sottraggono chicchessia dal misurarsi con i consueti 'format in uso'. Dicevo 'sinfonia', perché mai come in questo film ci si muove nei colori, nella assoluta mancanza di trama, quasi con la 'liquidità' dei virtuosistici passaggi di una estasiante sinfonia. Quasi un dopoguerra d'incanto. Che, più 'post industriale', 'post programmatico', 'post conformistico', non si può. A differenza di ogni altra rappresentazione, i personaggi tutti di questo film non ci appassionano emotivamente per i loro difetti o virtù, ma si lasciano lì dove sono senza sentire il bisogno di 'raccoglierli', essendo essi più che protagonisti attivi, una astratta immaginazione della interminabile Storia del Mondo. Non si finisce di tratteggiare i suggestivi caratteri di questa indiscussa GRANDE BELLEZZA. -riproduzione riservata- 10,45 - 5.3.2014

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mer, 05/03/2014 - 17:07

@Tempus_fugit888 - Sono d'accordo con lei, né mi preoccuperei dell'immagine che dell'Italia è stata data all'estero,perché sembrerebbe anche ipocrita e inutile voler mostrare sempre del nostro Paese un'immagine da cartolina.E' chiaro che l'Italia non è solo quella che appare nel film, e mi sembra che un breve accenno a ciò sia aver mostrato il personaggio della domestica del protagonista come dotata di sano realismo,unica persona con cui egli riesca ad avere un rapporto umano e di sincerità.E' un peccato che lei non abbia visto il film e non abbia intenzione di vederlo.

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Mer, 05/03/2014 - 17:17

Dario Maggiulli, se vuole la metto in contatto con un mio conoscente pittore di arte moderna, che realizza quadri con la pistola a spruzzo. A me fanno schifo, ma pare che abbia avuto delle recensioni molto positive da alcuni famosi criti d'arte intellettualoidi, che trovano nei suoi dipinti dei grandi significati ... Poi i quadri non costano molto, solo diecimila euro l'uno, è interessato?

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mer, 05/03/2014 - 18:05

Un film sul 'vuoto' di questa città (giustamente il protagonista fa sempre riferimento al romanzo che Flaubert non è mai riuscito a scrivere). Resto certamente affascinato, ma anche piuttosto meravigliato da una presentazione di Roma senza i suoi 'guai' quotidiani, le sue'sporcature', le sue 'strettoie'; si vedono pochissime macchine, immigrati 'puntiformi' e non innumerevoli e invadenti, niente cassonetti, niente orde di zingari, niente periferia, niente Roma 'moderna': è un limite? Certo, Sorrentino non era obbligato a rappresentare un'Urbe come la vediamo tutti; però Fellini fu molto più moderno ne 'La dolce vita'. Il film rappresenta una 'resa' della città. Le componenti che ho detto sopra non sono rappresentate perchè ormai non le possiamo rimuovere, perchè ormai ci dominano. resta la consolazione 'manierata' dei monumenti e degli ambienti, con citazioni felliniane, ma, in fondo, siamo diventati un cumulo di strafottenti! E partecipiamo ai 'trenini' come a delle cerimonie. La carrellata finale (che riprende quella di Nanni Moretti verso il monumento a Pasolini) è una Roma 'vuota' vista dal basso, da un Tevere deserto dal quale si vedono 'fantasmi' della vita 'di lassù': dall'inferno?

Ritratto di Giano

Giano

Mer, 05/03/2014 - 18:16

Questo è oggi il mondo dell’arte, della musica, del cinema, della letteratura. Prove di intellettualismo ipertrofico ed autocompiacente che si nutre di idee confuse, appena abbozzate, indefinite, incompiute o, spesso, abortite. Raccogliere pietosamente questi feti artistici ed esporli in bella mostra, a beneficio di cineasti, editori, mercanti d’arte e radical-chic annoiati, diventa un lucroso gioco di società per chi, non riuscendo a dare un senso alla vita, gioca a fare l’artista e scambia per talento artistico e profonda introspezione il proprio autoerotismo mentale. Ma questa macabra mostra permanente di aborti del pensiero umano non è arte, è solo necrofilia intellettuale.

Ritratto di Ghino

Ghino

Mer, 05/03/2014 - 18:24

Caro Veneziani, il film è bello, ma il tuo commento è ancora più bello del film. Come t'invidio!

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 05/03/2014 - 18:39

Mi son visto ieri sera ghiottamente LA GRANDE BELLEZZA, voltando le spalle a Ballarò dopo l'impietoso imbrattamento della nobilissima Maria Elena Boschi. Ho tradito persino la mia amatissima, in tutti i sensi, Alessandra Moretti, che intravedevo su Rai Tre nei corposi spazi publicitari di Canale 5. Mi son visto così uno dei più bei film degli ultimi decenni. Tanto che mi sorge il sospetto che la sua grandezza non sia stata costruita 'a tavolino' da Paolo Sorrentino, ma che gli sia uscita casualmente di mano. LA GRANDE BELLEZZA, di una sensualità quasi religiosa, che rilassa e innamora. La totale mancanza del 'tema omo' lo fa essere molto pulito. Di questi tempi! Indovinatissimo il protagonista Toni Servillo. Domina il 'virtuosismo nel 'trattare' Roma, senza ricorrere alla massiccia spettacolarizzazione dei suoi scenari maggiori. Del tutto ignorati siti come Piazza Navona, il Pantheon, la Fontana di Trevi. Ma è lunghissimo l'elenco. Che avrebbero 'volgarizzato' la raffinatissima estetica dell'ombelico del mondo, così come è stata eviscerata. Roma non è più una Città, con l'identità storica per cui è famosa. Ma un'atmosfera sacra che raccoglie un plurimillenario vissuto dell'eccelsa civiltà dell'Uomo. Superbo, il filosofeggiare di Gambardella. Quel suo psicologismo superiore che cancella d'un colpo il tentativo di garantirsi un salvacondotto etico-morale, come fa la 53enne pseudo intellettuale che ospita convitati molto sobri nel parlare, che ben rappresentano lo spirito dei successori della più antica delle 'dinastie' evolute. Stupenda la cancellazione architettonica urbana (Urbi et Orbi). Soltanto frammenti di antiche arcate dell'acquedotto romano. Con diradati assembramenti umani privi quasi di animazione, che sembrano manifestare il rilassamento, dopo millenni di 'guerre, dominii, ...' ma di tutto e di più. Assente, ovviamente, persino lo stereotipo palpitante di Beppe Grillo, già superato, nella terra dove si è già vissuta ed archiviata ogni cosa. Pare si percepisse quel tantissimo romano -nulla di nuovo sotto il sole- Credo proprio che un solo oscar per questo film sia stata poca, pochissima, cosa. -riproduzione riservata- 8,40 - 5.3.2014

Ritratto di brunodoimo

brunodoimo

Mer, 05/03/2014 - 18:51

Io mi sono guardato un bel don Camillo e Peppone, registrato e senza pubblicità...e da quello che leggo, non devo essermi perso granchè. La grande Bellezza la vedo ogni giorno uscendo per le strade.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Mer, 05/03/2014 - 19:02

Secondo me è arrivato il momento che Michele Corno dia una nuova ripassata a Dario Maggiulli

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mer, 05/03/2014 - 19:29

Dario, bellissimo il tuo commento delle ore 18,39.

Ritratto di MARINA58

MARINA58

Mer, 05/03/2014 - 20:19

STIMATO DOTTOR VENEZIANI:è LEI, da OSCAR, per il suo incommensurabile cucù, da incorniciare come sempre.Ho l'impressione a torto, o a ragione, che dietri l'oscar...come sempre ci siano interessi, di tanti...non era da OSCAR,o quantomeno mi è parso, ma io non sono,"un intellettuale" l'OSCAR, ormai si da a cani e porci.Marina.ps mi ripropongo di vederlo nuovaamente da sola, che mi sia persa, qualche...passaggio.mah!! GRAZIEEEE!!STIMATISSIMO.

Ritratto di MARINA58

MARINA58

Mer, 05/03/2014 - 21:00

Dimenticavo...DOTTOR VENEZIANI:a proposito di cani e porci, un pò come...i NOBEL.PS mi ripropongo di rivederlo, da sola...GRAZIE!!

Ritratto di combirio

combirio

Mer, 05/03/2014 - 22:34

Bel film ! Triste ! Da capire ! Nell' attualità dei nostri tempi, con due grandi prottagonisti Roma e Servillo. Insegna a capire tante cose della vita Qualità smarrita da tanti. Gratifica gli operatori dello spettacolo, il pubblico, e non ultimo l' Italia.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Gio, 06/03/2014 - 00:41

@ Euterpe (17:07). Mi dici che l’italia non è solo quella che appare nel film e, in effetti, io credo sia ancor peggiore di come è stata descritta. Mi sembra anche di capire che l’unico personaggio positivo è la domestica e questa circostanza rende superfluo ogni commento; non sul film ma sulla società rappresentata. Ripeto che non ho visto il film e, essendo un profano, se anche l’avessi visto mi asterrei dal dare giudizi. Posso solo dire che sono disgustato da tante discussioni attorno al Nulla e dall’esaltazione italiota per il conseguimento dell’oscar. Ora, oltre alle Dolomiti, il calcio, la Ferrari, la pizza, il parmigiano e la costituzione più bella del mondo, fra le meraviglie d’italia potremo contare anche l’oscar per questo film. È proprio vero che - non ricordo chi lo abbia teorizzato, forse Schopenhauer - chi non ha qualità personali di cui essere orgoglioso lo è per presunte qualità nazionali.

andrea.canevari

Gio, 06/03/2014 - 00:48

Nato 43 anni fa e cresciuto al centro storico di Roma, da famiglia ivi radicata, ho visto il film e l'ho rivisto. L'ho adorato. Eccellente commento di Veneziani, che come al solito riesce a dire tutto in poche righe.

Claudio Antonaz

Gio, 06/03/2014 - 06:07

Un film "napoletano" su Roma, la "non capitale d'Italia". Le cose raccontate dal film sono affascinanti, per contenuto e forma. Roma appare proprio "eterna" nella sua eterna continuità-decadenza e nella sua straordinaria dimensione storico-estetica dai tantissimi strati. I personaggi di tipo felliniano che la popolano sono espressione di una stanca, cinica, snob, e corrotta umanità, che vive nell'abbondanza senza che si veda da dove essa tragga i suoi soldi. Con sullo sfondo statue antiche, palazzi principeschi dalle sfarzose ma cupe atmosfere, fontane, chiese, conventi, croci, cupole, giardini... Un delirio insomma d'immagini. Un trionfo dell'estetica. Una Roma onirica, rarefatta, felliniana, da divano psicanalitico. Su cui, secondo me, dovrebbe installarsi proprio il regista... Infatti, anche quello che Paolo Sorrentino, ideatore di questa Roma stile Hollywood, non dice nel film, dice invece molto su di lui, come napoletano e come italiano. Le assenze, in questa Roma unidimensionale, sono tante. Ma distinguere quelle volute da quelle non volute non è facile. L'assenza – direi incredibile – di ogni riferimento a Berlusconi è voluta, ed è ammirevole tanto che il regista meritava l'Oscar solo per questo. Manca nel film la gente, la folla, il popolo. È assente ugualmente sia "la grande monnezza" che affligge la capitale d'Italia, sia le "imbrattature" di pareti, saracinesche, monumenti: i disgustosi graffiti presenti ovunque nella vera Roma. Spettacolo che suscita in me tristezza, ogni volta che torno in questa città. Perché dopotutto Roma è la capitale d'Italia. Ma molti romani, di nascita o d'adozione, vedono Roma come città esclusiva dei romani, e meglio ancora dei romanacci. Fatto forse unico al mondo: Roma è una capitale che non riesce a suscitare sentimenti "nazionali" né nei suoi abitanti né negli abitanti del resto d'Italia. E tutto nel film indica che Roma non suscita neppure in Sorrentino questo per me normale sentimento d'identità nazionale. Altre assenze: manca il traffico, manca la metropolitana, manca – come ho già detto – la folla: i lavoratori, i vigili urbani, gli zingarelli borseggiatori, i venditori ambulanti, i mendicanti; mancano poi gli extracomunitari. Mancano insomma nel film il disordine, l'illegalità, la "cialtroneria", il caos di Roma. Un caos avvilente, perché espressione d'incuria, e di grave mancanza di senso civico e di responsabilità anche in chi sta ai vertici. E dire che sarebbero bastate un paio di scene per mostrare questo sfondo di vita vera (una rumorosa confusione umana e veicolare è invece ben presente nel film "Roma" di Fellini). Nel film abbonda invece lo snobismo, quello dei suoi personaggi, e – oserei dire – anche quello di Paolo Sorrentino, creatore dell'opera. Abbonda poi la napoletanità. Infatti, a saper ben guardare, Sorrentino rivela filosofia e sentimenti napoletani, ma non un sentimento profondo per Roma; né per la Roma, città di tutti i romani; né per la Roma degli italiani, ossia la Roma capitale nazionale e non solo capitale mondiale della Chiesa ed ectoplasma della passata forza e grandezza della "Roma-impero". Torno a ripetere: "La grande bellezza", film su Roma, evoca con forza – secondo me – Napoli. A conferma, ove ve ne fosse bisogno, vi è il ringraziamento, di carattere proletario-snobistico (anche questo è un tratto napoletano...) fatto da Sorrentino a Los Angeles al momento della premiazione... a chi? a Maradona. Il Maradona che segnò la riscossa calcistico-morale di Napoli e fu divinizzato dal popolino. Protagonista de "La grande bellezza", del resto, è Toni Servillo, napoletano di Afragola, romano acquisito secondo il copione, ma ben napoletano sia nella cadenza, sia nel suo cinismo-disincanto misto ad una certa umanità. Anni fa descrissi così, parlando di Totò l'esasperata ossessione napoletana dello status: "Il senso spasmodico delle differenze tra 'miseria e nobiltà', l’insopprimibile ansia nobiliare, l’ossessione di volersi innalzare al di sopra del volgo per entrare nel rango dei signori - dove si è affrancati per sempre dalla fame, elemento chiave di tanti suoi film - confermano la napoletanità assoluta di Antonio de Curtis. A Napoli infatti, più che in ogni altra città del nostro Sud, si avverte la profonda frattura storica tra 'pezzenti' e 'signori', 'plebe' ed 'elite'. Frattura che però la dote - sommamente apprezzata all’ombra del Vesuvio - della vivezza di spirito e del gusto della battuta riesce in parte a colmare, poiché riscatta quegli umili che ne siano dotati, mentre condanna quei nobili che ne siano sprovvisti." Ebbene l'impronta "napoletana" di questo film dedicato a Roma è rivelata proprio dal fatto che tra "miseria e nobiltà" Paolo Sorrentino ha scelto la "nobiltà" ignorando totalmente la "miseria". Ha voluto anche ignorare il disordine e la "grande monnezza" della capitale. Ma bisogna riconoscere che venendo da Napoli, l'ex perla del mediterraneo finita tristemente, in gran parte, in mano alla camorra e ai porci, Sorrentino non si è lasciato di certo impressionare dallo sfascio di Roma, "l'ex capitale d'Italia".

Ritratto di rapax

rapax

Gio, 06/03/2014 - 09:05

Signori ma perche'?? La visione neorealista omaggiava l'Italia?? Scusate, La visione Pasoliniana, e di De sica, geniale e alta artisticamente, indugiavan Non certo su gli aspetti meritori, o puliti del nostro paese...indugiava spesso e sovente sul peggio, sulla straccioneria, indugiava sulle nostre bellezze? Secolari? O sulle belle viste? No sui disperati, e la miseria, fisica e umana, il neorealismo, diciamola tutta ci ha danneggiato mediaticamente, neorealismo, che pervicacemente scavava sul peggio..(e in teoria e' solo una parte della realta') a fronte dell'orgoglio di avere avuto oscar da questi grandi artisti, nello stesso tempo l'italia e' stata per molto tempo vista come miseria, urlatori dastrada, ladri di biciclette, Fellini in parte con la sua visione a 360 gradi(per me piu' realista) ci ha messo una pezza, la grande bellezza sotto questo punto di vista e' piu' dignitoso, ci ha evitato le visioni, se pur decadente, peggiori della straccioneria..tipiche del nostro neorealismo secolare..che ancora molti registi nostrani orridamente fanno..

gianrico45

Gio, 06/03/2014 - 10:07

Bellissimo film ci ha fatto vedere chi siamo diventati,ci ha messo a nudo.Dalla grande bellezza fisica e spirituale siamo finiti nella merda.

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Gio, 06/03/2014 - 10:56

Egregio rapax, voglio farle osservare alcune cose. Secondo me il paragone fra il film di Sorrentino e il neorealismo italiano è improponibile. L'umanità stracciona che descriveva De Sica - come i ragazzini lustrascarpe e ladroncelli che finivano al riformatorio (Sciuscià - 1946), nonché i Ladri di biciclette (1948) - descriveva REALISTICAMENTE le condizioni in cui vivevano gli italiani nel dopoguerra a causa di 5 tragici anni di guerra. Tuttavia si trattava di un'umanità che, pur disperata e in condizioni di difficile sopravvivenza, si aiutava reciprocamente, guardava al futuro, riconosceva che il furto non pagava e scopriva il valore del lavoro. Il neorealismo ha dato sicuramente un'immagine misera degli italiani all'estero (e Negli Stati Uniti in particolare), ma, politicamente, ha avuto un suo ruolo importante, perché, mentre nei cinema americani si proiettava Sciuscià e Ladri di biciclette, nel 1948 partiva il Piano Marshall, che fu molto utile al Paese per la ricostruzione post-bellica. L'Italia passò poi, dopo una decina di anni, dalla ricostruzione al boom economico. "La grande bellezza" invece è un film grottesco e surreale (e noioso), che descrive una sorta di "casta" romana fallita e decadente, una serie di siparietti di personaggi disperati e negativi (scrittori falliti, escort di alto bordo, alti prelati miscredenti, corrotti, pazzi, drogati, ecc.), che lasciano lo spettatore angosciato e depresso. Il film si chiude poi senza riscatto, ad eccezione di chi scappa dall'Italia e dalla speranza del personaggio principale, Gambardella, che si sente "pronto" a scrivere un nuovo romanzo. Un po' poco no? Una visione "grillesca" totalmente negativa dell'élites (si fa per dire) del nostro Paese, che, se fosse tutta veramente così (l'élites è quella classe che dovrebbe guidare un paese ...), ci indurrebbe a 2 uniche soluzioni: o il suicidio di massa, oppure il suo abbattimento violento con una rivoluzione violenta. Non c'è spazio nel film di Sorrentino per il cambiamento e il riformismo moderato, e la sua descrizione negativa all'estero si va ad aggiungere allo stereotipo dell'italiano tutta pizza, mafia e mandolino. E, purtroppo, senza nessun piano Marshall in arrivo. Cordialmente.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Gio, 06/03/2014 - 12:19

@Libero pensiero77- Dovrebbe rileggersi alcuni versi tratti dal coro dell'Adelchi, pubblicati qualche giorno fa da Tempus_fugit_888, noi siamo esattamente in quella situazione,per cui pretendere da un film una visione in cui ci sia ancora spazio per il riformismo moderato sarebbe veramente l'ennesima operazione di copertura bugiarda e asservita. Lei ricorda la cinematografia neorealista e le sue osservazioni sono apprezzabili e veritiere. Gli americani ci hanno dato il piano Marshall, adesso sembra invece che le loro intenzioni nei nostri confronti siano esattamente l'opposto,o almeno quelle dell'alta finanza e delle sue speculazioni, di cui Obama è l'emanazione.Quanto alle soluzioni estreme da lei prospettate,la prima è già in atto,anche se non parlerei di suicidio, ma di sterminio scientificamente perseguito. Mi scusi, Libero pensiero,mi permette una nota personale? senza nessuna acredine. Dai suoi post di lei mi sono fatta l'immagine di persona economicamente agiata,impiegata nella PA a livello medio-alto,di buona cultura e con notevoli competenze,ligio costantemente a regolamenti, leggi,leggine,codicilli, cioè ad una legalità e ad un certo formalismo perseguiti anche nei dettagli come un filtro attraverso il quale guardare,giudicare e voler controllare la realtà,e in loro nome rifiutare ogni manifestazione di dissidenza, di protesta, di ribellione; conservatore non tanto per opportunismo personale, quando per forma mentale.Non credo di essere stata offensiva ,non era mia intenzione, mi creda,solo ho voluto dare voce a quella che potrebbe essere solo una mia fantasia.Non me ne voglia.

Ritratto di rapax

rapax

Gio, 06/03/2014 - 13:06

liberopensiero77 Certamente, il contesto storico, e' molto diverso e cio' si riflette sull'opera ovviamente..non e' detto ovviamente che un film debba portare ottimismo, o descrivere gli aspetti positivi, del resto un De sica o un Rossellini..avrebbero descritto il momento attuale..in maniera enfatica, od ottimista? Dubito. Proprio la loro visuale avrebbe portato forse al peggio, del resto la visione di Pasolini nelle 120 giornate di Sodoma del 75(e non e' un caso) rappresentano la pura morte, l'inferno in terra..una visone apocalittica..rispetto ai suoi precedenti..ma anche le "mignotte" del film Roma..insomma quella di Sorrentino, noiosa, decadente, non eccelsa..e' pur sempre una visione, un parere artistico, una visuale legittima sulla nostra realta'

Ritratto di Giano

Giano

Gio, 06/03/2014 - 13:28

@ Euterpe E' quasi incredibile, visto quello che si legge in rete, scoprire che ci sono ancora persone che si esprimono con un italiano perfetto e con terminologia appropriata. Al di là dei contenuti, sui quali si può anche non concordare, è un piacere leggerla. Credo sia doveroso, ogni tanto, rendere omaggio e riconoscere i meriti. Si vive anche per questo e di questo. Complimenti.

Ritratto di enkidu

enkidu

Gio, 06/03/2014 - 13:32

come romano ed italiano non sono affatto offeso dallla rappresentazione della borghesia del parapotere formata da gente che corre da tutta Italia. Il film mi è piaciuto perché mette in contrasto un mondo di gente orribile ed insignificante, con la città. Fa l'inverso di quello che Boccaccio fece col Decameron (erano bei giovani con la peste intorno). Si tratta della gente che piace alla gente che piace, i salotti radical chic, personaggi che non avendo una cultura si atteggiano a marxisti amari logorroici e nostalgici. Bella la scena della artista con la falce e il martello tatuati sull'inguine che va a prebdere a testate l'acuedotto claudio con la gauche caviar che applaude. Cardinali da masterchef in rolls che predicano povertà, autori teatrali insignificanti. Chi come me ha passato la cinquantina e conosce bene le facce dei pariolini de sinistra, con papà dirigente all'IRI e coi loro sproloqui sulla cultura. Bella anche la scena della suora santa, che mangia solo radici "perché le radici sono importanti". Ecco gente sradicata, senza Dio e senza un perché che si agita per cercare di darsene uno. Il film non ha la forza distruttrice della "Cena" di Sughi che vidi tanti anni fa esposta a Roma. Poi basta di lamentarsi dell'onore nazionale offeso da una rappresentazione. Si tratta di uno spaccato parziale. Poche gente al mondo è stata ed è capace di dissacrarsi come gli italici prima e gli italiani dopo, creando sempre qualcosa. Se uno fa un film sulle emorroidi sempre il c*** devi inquadrare. Questo è seduto però su una bella sedia.

idleproc

Gio, 06/03/2014 - 14:01

Si può dire che è un grande film senza averlo visto? Sì. Solo qualche immagine passando vicino alla mia lei che lo stava guardando. Mi conforta il commento di Veneziani che condivido. Non tollero la decadenza, voglio per noi italiani e per i nostri figli un futuro. E' bene che chi forse non la ha ancora ben percepita la apprenda sbattuta in faccia dal racconto di un artista.

Ritratto di Luigi.Morettini

Luigi.Morettini

Gio, 06/03/2014 - 15:22

Non avete capito un tubo! Sorrentino da napoletano verace voleva parlare del declinio di Napoli e del suo insuperabile primato monnezzaro ma siccome i "Napoletani" sono molto più incazzosi dei "Romani" ha preferito traslare sulla Capitale il suo reale ed originale intendimento!!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Gio, 06/03/2014 - 15:24

@ Giano - Semplicemente, grazie.In lei albergano quello spirito d'intelligenza che rende capaci di vedere il positivo, e la generosità di gratificare il prossimo manifestando il suo pensiero.Sono doti talmente rare e preziose che veramente genera rammarico il fatto che così pochi ne siano forniti.

Ritratto di Luigi.Morettini

Luigi.Morettini

Gio, 06/03/2014 - 15:39

@Giano- Per quel che mi riguarda se ci fosse l'Oscar della "verità" lo vinceresti a mani basse. Siccome, però, siamo ancora dominati da una classe minoritaria e spocchiosa di presunti artisti che "scambia per talento artistico e profonda introspezione il proprio autoerotismo mentale" ci dobbiamo limitare a commiserarli perchè sono a tutti gli effetti dei poveri malati terminali!!

Ritratto di Luigi.Morettini

Luigi.Morettini

Gio, 06/03/2014 - 15:49

@Dario Maggiulli- Aggiungere alla fine delle sue reiterate filastrocche la dicitura "riproduzione riservata" è del tutto "pleonastico" perchè, mi creda, a nessuna persona pur con dose minima di discernimento verrebbe in mente di appropriarsene. Si tranquillizzi!

Ritratto di Dobermann

Dobermann

Gio, 06/03/2014 - 16:08

Il manifesto della sinistra odierna, quella senza più identità, nichilista e radical-chic!

Ritratto di Michele Corno

Michele Corno

Gio, 06/03/2014 - 16:37

Quando Billy Wilder vide "La dolce vita" disse con il suo consueto spirito sarcastico "All'uscita del cinema una ragazza mi disse che l'aveva visto otto volte: le risposi che capivo benissimo come si sentisse perché io l'avevo visto una volta sola e mi sembravano fossero otto". Credo al di là di giudizi tecnici sul film (che per me rimane inferiore a "L'uomo in più") Sorrentino abbia voluto fare una disperata dichiarazione d'amore a una città (e una civiltà) che adora e che purtroppo si da via per nulla. Caro Veneziani a me ricorda più Catullo, illuso e disilluso, alla ricerca di una Lesbia che davvero è perduta per sempre. Amerò questo film poichè l'apparizione di pochi secondi di Fanny Ardant l'ho vissuta sul serio, con lo stesso stupore e meraviglia quando nel lontano 1985, in circostanze simili mi apparve Serena Grandi, allora davvero splendente. Rivederla così oggi, alter ego di una Anita Ekberg senescente, mi ha fatto comprendere appieno come le mille storie narrate da Sorrentino, in fondo, ci sfiorino e riguardino tutti.

Ritratto di Michele Corno

Michele Corno

Gio, 06/03/2014 - 16:49

tempus_fugit_888, La cosa triste è che si sbandieri un premio, ormai vuoto, per un film come un trofeo che possa riscattarci da problemi davvero terribili. Ricordo nel 1993 la Colombia che si qualificò ai mondiali degli Usa andando a sconfiggere in casa, e per 5 a zero, il colosso Argentina. Bene, la sera stessa in Colombia il presidente della repubblica era in tv, con una orribile Lacoste verde a mezze maniche e con dietro un'orchestrina che suonava ad libitum, inneggiando al "partitazo". Ecco, festeggiamo l'oscar e scordiamoci i suicidi per la crisi. Ha ragione, siamo seri e separiamo le cose.

Ritratto di Giano

Giano

Gio, 06/03/2014 - 17:41

@ Euterpe. Grazie a lei per la sua presenza. @ Luigi Morettini. Grazie per l'Oscar, ma sarebbe una ben magra consolazione. Oggi la verità è fuori moda, è anacronistica; si preferisce sentire quello che ci piace o ci fa comodo. Purtroppo. Ecco perché hanno tanto successo i pifferai magici.

Ritratto di bobirons

bobirons

Gio, 06/03/2014 - 17:42

Certo che, se questo è il meglio della cinematografia italiana, il cielo ci aiuti con il resto.

Ritratto di GWENDOLIN

GWENDOLIN

Gio, 06/03/2014 - 17:58

Egr.dr.Veneziani, i miei complimenti per la grande bellezza. Bellezza di chi? Nel vederlo mi ha pervaso un sentimento di tristezza e malinconia, come più o meno quanto lei ha superbamente descritto. Gwendolin

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Gio, 06/03/2014 - 18:15

@Michele Corno - Quanti commenti stimolanti, ciascuno a suo modo, abbiamo potuto leggere oggi, e ognuno di essi ha fornito interessanti e inedite chiavi di lettura del film. Lei, signor Michele, ha evocato Catullo, e allora vogliamo concederci il piacere di rileggere insieme i versi celeberrimi che così bene si prestano ad esprimere il dualismo insito nel sentimento del protagonista nei confronti di Roma-Clodia,che forse si può ancora amare,ma a cui non si può più'voler bene'? "Odi et amo.Quare id faciam, fortasse requiris./ Nescio, sed fieri sentio et excrucior."( Odio e amo.Come può essere ciò, forse ti domanderai.Non lo so, ma sento che è così ed è il mio tormento.)

Ritratto di roberto sarzi

roberto sarzi

Gio, 06/03/2014 - 18:27

Caro Veneziani, concordo pienamente con Lei! Ho vissuto molo anni all'estero e da ultimo per ben diese nell'ex Jugoslavis dove sono stato testimone della guerra civile-patriottica dal primo all'ultimo giorno. Tornato in Italia ho dovuto lavorare er altri cinque anni in un Ministero ddi Roma. Io sono lombsrdo e la mia vita a Roms è stata una continua sofferenza er cui l'unico mio rifugio era l'Istituto di Clultura austriaco! Prima di ritornare in Lombardia (io sono bergamasco.mantovano andai a salutare e ringrasziare il direttore dell'Istituto al quale confessai il mio disagioesistenziale vissuto per cinque anni a Roma e saputo che ero lombardo mi disse: Capisco il suo problema ma vede il fatto è che i Romani non hanno avuto l'imperatrice Maria Teresa come sovrana! Capii allora che tra noi e i Romani manca un secolo (e che secolo!) di storia comune!! Scusate se è poco! Come dicono a Roma!

Ritratto di roberto sarzi

roberto sarzi

Gio, 06/03/2014 - 18:28

Caro Veneziani, concordo pienamente con Lei! Ho vissuto molo anni all'estero e da ultimo per ben diese nell'ex Jugoslavis dove sono stato testimone della guerra civile-patriottica dal primo all'ultimo giorno. Tornato in Italia ho dovuto lavorare er altri cinque anni in un Ministero ddi Roma. Io sono lombsrdo e la mia vita a Roms è stata una continua sofferenza er cui l'unico mio rifugio era l'Istituto di Clultura austriaco! Prima di ritornare in Lombardia (io sono bergamasco.mantovano andai a salutare e ringrasziare il direttore dell'Istituto al quale confessai il mio disagioesistenziale vissuto per cinque anni a Roma e saputo che ero lombardo mi disse: Capisco il suo problema ma vede il fatto è che i Romani non hanno avuto l'imeratrice Maria Teresa come sovrana! Capii allora che tra noi e i Romani manca un secolo (e che secolo!) di storia comune!! Scusate se è poco! Come dicono a Roma!

Agev

Gio, 06/03/2014 - 18:38

Il tempo dell'eterna infanzia dell'uomo è terminato .. è finito non c'è e non ha più tempo .. quel tempo è finito per sempre .. L'aperura verso l'infinito intelligente .. cioè la caduta del velo .. non sarà possibile finche sulla terra vivranno uomini/donne che con i loro pensieri/azioni (i pensieri sono esseri .. non è stato molto compreso dalla nostra cosiddetta cultura ) ed artefatti non permettono tutto ciò . l'uomo è Creatore e co-Creatore della realtà/mondo .. Pertanto non bisogna chiedersi che cosa è bello .. bensì Chi è Bello .. E' nel Essere/divenire meravigliosamente belli .. Gli uomini/donne già in essere/divenire trasmuteranno totalmente la realtà/mondo e renderanno semplicemente meravigliosamente il mondo e il vivere il/nel mondo . Do - Il mondo è semplicemente meraviglioso -.. è l'Io del uomo che non lo vive come tale .. è la trasmutazione del suo Io/essere/evoluzione .. la sua visione della realtà/mondo .. il resto verrà da se . Gaetano

munch

Gio, 06/03/2014 - 20:22

il film è bello è la storia che è brutta, o meglio è una brutta storia.Ma purtroppo è vera.Quanto ai politici che lo acclamano,nessuna meraviglia, hanno la faccia come il......

edoardo55

Gio, 06/03/2014 - 20:43

Ho visto il primo quarto d'ora e ho subito apprezzato la tecnica cinematografica ed un gusto dei dettagli e del montaqgio, non comuni. Ma il soggetto,lesituazioni ed i personaggi rappresentati, immediatamente, mi hanno urtato. Come non riesco a seguire i film di mafia (Gomorra, il Capo dei capi etc.) non sono andato oltre il quarto d'ora.

simone64

Gio, 06/03/2014 - 21:55

A difesa di questo film: i primi 10 minuti sono stati volutamente girati con stile "onirico " parafrasando Fellini. Il film inizia realmente,non a caso, dopo la fine dello scorrimento dei titoli. Un grande film e basta. Consiglierei a chi si è arreso ai primi minuti,di riguardarlo,nonostante la "grande lentezza", volutamente didascalica. Questo a mio avviso. Le polemiche politiche non sono interessanti e non intaccano quest'opera

Rainulfo

Ven, 07/03/2014 - 10:33

Egregio, il mio plauso incondizionato! aggiungo che Roma così come la ho vista nel film la puoi vedere solo nel film opportunamente manipolata con fotoshop. Mi piacerebbe avere una sua valutazione sulla citazione delle "radici importanti" della Santa suora.

Rainulfo

Ven, 07/03/2014 - 10:34

Egregio, il mio plauso incondizionato! aggiungo che Roma così come la ho vista nel film la puoi vedere solo nel film opportunamente manipolata con fotoshop. Mi piacerebbe avere una sua valutazione sulla citazione delle "radici importanti" della Santa suora.

pimask.11

Ven, 07/03/2014 - 13:02

Io sono uno di quelli che si è arreso dopo una mezzoretta. Non credo lo riguarderò. Per il resto concordo pienamente con Nadia Vouch. Lo paragonerei a certe canzoni di Battiato che parlano di tutto senza dire niente.

Ritratto di charry_red_wine

charry_red_wine

Ven, 07/03/2014 - 13:48

..sante parole..mi sovvengono gli applausi scroscianti dopo i cazziatoni di Napolitano..

Nadia Vouch

Ven, 07/03/2014 - 14:18

@pimask.11. Grazie, concordiamo nelle sensazioni legate a questo film. Infatti, direi che è persino difficile esprimere un vero e proprio giudizio riguardo ad esso, e si è obbligati a restare in un limbo. Emerge, sempre a mio avviso, un certo modo di interpretare l'intellettuale in Italia, e questo non solo dal film in questione, ma anche e soprattutto dai commenti qui. Per me, a mio modo di vedere le cose, la semplicità resta la cosa più difficile, ma resta anche la più profonda ed efficace e, soprattutto, la più democratica delle espressioni. Farsi capire da pochi "eletti" (o che tali si ritengono), non serve, è sterile. Può solo inorgoglire taluni, ma lascia i più o nella indifferenza o nella rabbia (che è peggio). Per me, sono finiti i tempi del sentirsi intellettualmente superiori chiudendosi in un mondo che non corrisponde al reale. Potrebbe essere solo una forma di difesa, ma sterile. Cari saluti.

Nadia Vouch

Ven, 07/03/2014 - 14:30

E aggiungo, per chiarire cosa intendo con "semplicità", il contrasto tra l'Oscar assegnato a La Vita è Bella di Benigni, e l'Oscar assegnato a La Grande Bellezza. E' come se in questi anni fosse cambiata la visione che di noi italiani hanno all'estero? Parrebbe di sì. Nel primo caso, si lascia allo spettatore la libertà di capire ciò che sta guardando. Nel secondo caso, quello attuale, s'impone allo spettatore una visione. Mi pare che la differenza, concettualmente, sia enorme, aldilà del discorso che belle le immagini o che bravi gli attori. Grazie. Scusi Veneziani l'invadenza, ma volevo specificare cosa intendo con "semplicità". Cari saluti.

Ritratto di Michele Corno

Michele Corno

Ven, 07/03/2014 - 15:47

@Euterpe, e aggiungiamo i lcarme 72, da lei richiamato: Dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam, sed pater ut gnatos diligit et generos. Nunc te cognovi: quare etsi impensius uror, multo mi tamen es vilior et levior. Qui potis est? inquis, quod amantem inuria talis Cogit amare magis, sed bene velle minus.(Ti ho voluto bene non solo come l'uomo del popolo ama un'amica, ma come un padre ama i figli e i nipoti. Ora so chi sei: perciò anche se ardo più intensamente, tuttavia per me tu sei molto più spregevole e insignificante. - Come è possibile? - mi chiedi. Poiché un'offesa come la tua costringe chi ama ad amare di più, ma a voler bene di meno)

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 07/03/2014 - 16:45

Cara Nadia, non ho capito molto bene,ma cosa intendi per 'lasciare allo spettatore la libertà di capire' e 'imporre allo spettatore una visione'.Forse che un'opera dovrebbe essere 'aperta' a qualsiasi tipo d'interpretazione o fruita a diversi livelli?

Nadia Vouch

Ven, 07/03/2014 - 21:14

@Euterpe. Esattamente. Secondo me, un'opera d'arte alla quale viene riconosciuta valenza universale, dovrebbe essere fruibile a più livelli possibile. Dal momento in cui essa diviene terreno per pochi, c'è qualcosa che non va. Esiste anche un meccanismo psicologico per cui a volte ci si sforza di capire qualcosa solo perché ci viene detto che quel qualcosa altri hanno perfettamente capito, tanto da premiarlo come in questo caso. Ci si sforza di trovarvi un senso, anche se senso non c'è. Quindi, l'interesse per l'opera non è in questi casi suscitato dall'opera in se stessa, bensì è frutto di un convincimento iniettato a son di pubblicità, di suggestione se vogliamo, in un numero maggiore possibile di persone. A volte crediamo che l'imprinting sia qualcosa che riguarda soltanto i nostri primi anni di vita. Io credo invece che subiamo molti "imprinting" nel corso della nostra esistenza. Questo film, lo ripeto, dà una pessima immagine di Roma e degli italiani in generale. Se Roma ha tanti turisti, ciò è dovuto non a questo film, bensì anche alla presenza del Vaticano, e della Religione che, in questo film, viene trattata come un insieme di corrotti e viene ridicolizzata. Le donne? Ci sono una visione di un maschilismo e di una volgarità allucinanti. Ecco, questi sono elementi che chiunque può notare. Poi, chiunque può trovare nel film significati "altri", d'accordo. Ma bisogna molto, ma molto cercarli. Cari saluti.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Sab, 08/03/2014 - 16:28

Nadia, grazie per la tua risposta, alla quale vorrei solo aggiungere una riflessione minima.Sono d'accordo con ciò che tu chiami'imprinting'. cioè con le suggestioni messe in atto da quel sistema o carrozzone mediatico-critico-commerciale che funge da cinico imbonitore per celebrare (e vendere) opere e spettacoli che si rivelano poi autentiche, colossali montature (volgarmente dette schifezze), come nel film viene indicato attraverso l'episodio sconcertante e patetico della bambina resa isterica e pittrice-coatta, e dalla performance dell'artista(?)-testa di ariete. Contro tutto questo dobbiamo stare in guardia.Ma vi sono anche altri aspetti di cui bisogna tener conto.Io credo che all'arte bisogna avvicinarsi con umiltà, soprattutto a quella moderna e contemporanea,concettualistica, ricca di condensazione metaforica, che richiede per essere compresa, ed eventualmente rifiutata,un minimo di competenze.Tu dici che se un'opera è veramente artistica è fruibile a vari livelli, sono d'accordo, ma molto poi è rimandato allo spettatore,il quale, in relazione alle sue conoscenze ed anche alla sua sensibilità,può fermarsi solo sulla soglia della comprensione o andare oltre.E teniamo anche conto che spesso siamo animati da quella forma di diffidenza che nasce dalla nostra inettitudine a capire,non possedendo una conoscenza sufficiente a penetrare il linguaggio artistico. Quanto poi alla critica mossa al film di aver dato un'immagine negativa di Roma e dell'Italia,ricordiamo che l'artista è la coscienza critica e precorritrice di una società, e all'arte non si deve richiedere di essere patriottica o sociale, perché così essa potrebbe scadere ad arte di propaganda.Cara Nadia, probabilmente avrò scritto un cumulo di sciocchezze,ma a mia discolpa porto il fatto che non sono un'esperta di arte e in particolare di quella cinematografica,per questo sono grata a tutti quei lettori,e a te in particolare, che hanno espresso riguardo al film le loro opinioni, da cui molto ho imparato. Un abbraccio.

Nadia Vouch

Sab, 08/03/2014 - 17:03

@Euterpe, cara, è sempre un piacere leggere i tuoi commenti. Tu dici di non essere un'esperta d'arte? MAGNIFICO!Nel senso che vi sono persone, intelligentissime e sensibilissime, che però sono condizionate da gallerie d'arte e da "critici" (ma si può sapere cosa qualifica un "critico" come tale?). Tutti possiamo fare i critici d'arte, poiché l'artre è qualcosa che appartiene al genere umano e basta. Ovviamente, ci vuole la cultura per spiegare determinati aspetti, poiché non si può ridurre tutto al puro istinto. Appunto: questo film, premiato con Oscar, mi pare più frutto di istinto che non di cultura. Quindi, per questo, nulla di ulteriore rispetto alla piatta rappresentazione di una serie di immagini di luci e suoni scontati grazie alla disponibilità tecnica attuale ci trovo. Leggendovi altro, vedo solo volgarità e luoghi comuni (donne oggetto, donne bagasce, preti corrotti, la grande civiltà che arranca sulle proprie miserie, etc. etc.9. manco il mondo, il resto del mondo, fosse un'isola felice! Eppoi, se fossi romana, mi offenderei tantissimo. inoltre, la parlata è dialettale ma confusa: nè italiano nè dialetto preciso. Solo un insieme di linguaggi strascicati. Ma per favore! Oggi, se si vuole frequentare i cessi con le scritte scurrili sui muri, la scelta è vastissima: non occorre spingersi fino a Roma. Di melma, volendo, ce n'è ovunque (anche all'estero). Un abbraccio.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 09/03/2014 - 16:50

@Euterpe e @Nadia: Entrambe avete una parte di ragione. Provo a darvela (ma non vorrei essere, così, mal compreso; infatti, come dicono dalle mie parti: 'megghiu cunnutu, ca mmali 'ntisu'!). Tuttavia se Euterpe 'legge' il film, giustamente, come una presa di posizione nello stesso tempo 'onirica' e 'fattuale', Nadia (anche lei non senza ragione) ritiene che il film si butti 'sul sicuro' rappresentando una sezione di Roma, tutto sommato manierata, lugubre e mortuaria q.b. Direi che concordo tutt'e due. E' vero che l'episodio della bambina e della 'testata' sono ormai rappresentazioni convenzionali, fuori tempo massimo, di un certo tipo di 'fare' arte, di 'performance', di 'body art' che abbiamo già visto (a abbiamo anche già dato!): mi sembrano cose che, tutto sommato, poco c'entrano con Roma e sono più generali, ma ormai inoffensive. E' vero anche che non siamo abituati a 'pensare' a quello che vediamo, per cui i 'radical chic', detenendo il monopolio del pensiero mettono tutto nello stesso calderone, mischiano gli ingredienti e noi ci caschiamo come fessi: se fossimo capaci di difenderci e capire, non li faremmo chiacchierare e vedremmo la differenza tra arte come menzogna e menzogna come arte. Ed è pure vero che l'istinto 'aiuta' la rappresentazione cinematografica; un cineasta (non me ne voglia Sorrentino) può anche essere 'incolto' se non 'rozzo' nella sua formazione culturale. Le immagini sono certamente 'lucidate' (anche la carrellata finale sul Tevere, consentitemelo, è manierismo e compiacimento inaspettato, visto il resto del film). Uno scrittore raffinato, magari, non saprebbe come fare per 'scrivere' e 'descrivere', coi mezzi della letteratura, le situazioni presentate dal film. Ma questo è il pericolo: i mezzi della cinematografia consentono 'salti' e 'associazioni' ardite, non concesse, se non con fatica, alla letteratura, e anche molto facilitate, e che quindi possono essere comprese, ad un livello anche sommario, da più persone di vari livelli culturali. Col rischio di equivoci. Si vuole denunciare e si è presi per conniventi. Si vuole tentare la 'poesia' e si è presi per manieristi (del resto con Roma il pericolo del compiacimento è dietro l'angolo). Alla 'prima' de 'La dolce vita', all'uscita dal cinema, una vecchietta si avvicinò a Fellini e gli sputò addosso dicendo, più o meno, che il regista aveva dato un'immagine insopportabile e volgare di Roma e che, perciò, si meritava questo. Ma forse, in modo greve (e certamente intollerabile) anche la vecchietta aveva una parte di ragione. Anche se la sua Roma, forse, non era così interessante rispetto a quella di Fellini!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 09/03/2014 - 18:20

@ Rosario Francalanza - le mando un link, se vuole, può visionarlo. http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/3/4/LA-GRANDE-BELLEZZA-Sorrentino-e-il-fantasma-di-Leopardi/475861/

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Lun, 10/03/2014 - 18:19

Gent. #Euterpe, acuta e stringente la critica pubblicata sul sito da Lei indicato. Suppongo sia davvero evidente come Lei condivida ‘totalmente’ la critica! Effettivamente la 'lotta' di Leopardi fu, essenzialmente, una lotta contro il vuoto, contro il nichilismo, contro la perdita di senso e di illusioni dell'uomo. E ancora più significativo che il grande recanatese fosse veramente tra i pochi grandi visitatori di Roma ai quali quest'ultima proprio non piacque (un altro fu Melville)! Probabilmente riscontrò nella città eterna, quelle, appunto, ‘eterne’ componenti che si oppongono a qualunque tentativo di ‘dare un senso’ ai rapporti fra le persone. Non dico, ovviamente, che non si possano avere rapporti fruttuosi e cordiali tra le persone, anche a Roma; tuttavia, una volta dentro sembra che non sia dato lo spazio per esprimersi totalmente (mi piacerebbe risentire con più attenzione un dialogo interessante sul film riguardante il ‘marxismo’ realizzato proprio a Roma e la conseguente impossibilità di ‘emergere’). Non è un caso che Roma, da tre secoli, pur magari ispirando profondamente molti artisti, non abbia, però, più espresso qualcosa di nuovo e rivoluzionario nelle arti. Un gran conformismo. Qualcosa di ‘propulsivo’, per la verità, c’è stato: la vasca dei pesci rossi della facoltà di Fisica in Via Panisperna, atto fondante della reazione a catena e dell’energia atomica! Tuttavia i risultati li conosciamo (il mio conterraneo Majorana è voluto sparire) e la vasca, guarda un po’, è dei pesci ‘rossi’! Grazie Roma!

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 11/03/2014 - 10:05

'''parole parole parole''', No, non ci siamo. Vedo che siete oltremodo lontani -dal nesso-. Mi strappate a viva forza da altre incombenze, ed eccomi con tutta la gravità della mia presenza. Cecilia Ricci che vincola, anche lei, il suo affondo con -riproduzione riservata- nel """Sorrentino ed il fantasma di Leopardi""", cara Euterpe, ne ha dette.!!! - Per carità, non è fermo il cuore di Gambardella; Sorrentino non è affatto un narcisista, assolutamente non è la consapevolezza del vuoto. Quando mai?! Il suo è un purissimo 'occhio' che guarda il reale nel suo 'post'. Ecco, voi tutti vi muovete nella obsoleta lettura orizzontale dell'affresco. Il Cardinale, le Suore, l'emula 'fuori taglia' pensionata Anitona, la classe elitaria, la escort (che Christian de Sica avrebbe gradito in numero maggiore). E tutto il restante zoo. Piatto, anche de Sica, che poi mi è tantissimo caro nei suoi ruoli gigioneschi che fa mangiare la polvere a suo cognato Carlo. Anzi direi grandissimo. E' piatto, piattissimo. Ma, tutti fermi a leggere il degrado, di un Clero 'corrotto', di una società in stato di abbandono irreversibile. Quando poi sono i personaggi di sempre. Sempre esistiti. Da D'Annunzio in poi. Per non andare troppo lontano. Sorrentino ci ha regalato invece una lettura in verticale. Quella del 'post' classificazione. Sorrentino ci ha regalato il sublime 'vuoto' del dopo la 'retorica' della 'storia'. Non ci deve interessare, in questo appuntamento, se il Cardinale è un consumato pedofilo 'in lista di attesa', o se c'è chi va a sniffare. Anche la precoce donna disturbata mentale che si imbratta istericamente con le vernici, simbolo di forme confuse di tensione autistica e di riflesso culturale televisivo del mondo in rovina, va lasciata senza emozionarci. Sono tutti, espressione di 'pathos della distanza' --- Il pathos della distanza è selettivo; si noterà che Nietzsche scrive di un’“ampiezza e altezza di sguardo”, perché la distanza è, al tempo stesso, sia in senso orizzontale che in senso verticale: ci si riconosce come vette che emergono al di sopra di un vasto massiccio, secondo una bella immagine che si trova già negli scritti giovanili. La distanza è da un lato quella orizzontale che separa gli aristoi e dall’altro quella verticale tra signori e servi. --- Ma io aggiungo che la verticalità è la dimensione del tempo che ci fa vedere le dinamiche ambientali come fenomeni in transito. Stupendo l'inserimento di quei tre in pieno footing sulle rive del Tevere, con al centro lo stereotipo del 'decadente macho' che lancia disinvoltamente - mi ha proprio rotto il cazzo - Trasgressione logora che marca il 'transito' del 'Tempo', dove l'etica è cosa aleatoria, relativamente all'eternità della Grande Bellezza. Roma. Ecco. Impossibile vedere questo film con la logica delle attività contabili. Ed è per questo che non ho minimamente guardato gossiparamente Serena Grandi, come tutti gli altri. Tutti i protagonisti sono non protagonisti. Sono fantasmi che si muovono in un'atmosfera satura, anzi esaurita del senso del razionale. Che fa dire a Gambardella -- il futuro è grandioso -- Perchè, dalla sua postazione lui è impegnato nella individuazione del sentiero che lo porterà a riveder le stelle. Quindi, sotto la cenere, il fuoco è vivo. Ecco perchè è un capolavoro questo film. Perchè ti fa percepire la Grande Bellezza del passato, e quella del futuro prossimo. In un 'attendismo' di transito. E, la maschera facciale di Toni Servillo esprime da premio Oscar l'estetica psichica del vivente positivo immerso in questo 'asettico' transito. Verticalità quindi. - Rendo ancora omaggio al 'nostro' MV, concludendo con 'digito ergo sum'. -riproduzione riservata- 22,58 - 10.3.2014

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mar, 11/03/2014 - 19:15

@Dario Maggiulli- Un grazie per averci resi partecipi delle tue dotte e acute osservazioni.Nell'ambito delle mie modeste capacità io mi sono sforzata di non soffermarmi su quelli che tu chiami 'fenomeni in transito', e di seguire il sentiero con traguardo luminoso, ma riguardo a quest'ultimo mi riesce difficile condividere l'ottimismo tuo o di Gambardella. Tutto qui.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 12/03/2014 - 09:50

Il problema del superamento di ogni esitazione, che ci consenta di vedere il bicchiere mezzo pieno (per me e per Gambardella, pieno già di tre quarti), è risolvibile nel Pathos della distanza, che deve portarci ad una lettura 'verticale' dell'esistenza, in modo da evitare la rendicontazione dei fenomeni che è sempre gravemente inquinante. Accolgo la tua ironia con simpatia. Ma, soltanto la tua, apprezzandoti nel tuo profilo molto simpatico. -rip.ris.- 9,50 - 12.3.2014