ADDIO A ELUANA

RomaOra che Eluana è morta, per chi e per che cosa manifesteranno, i postdemocristiani del Pd? Ancor più difficile in verità, è spiegare come sia possibile dire sì al decreto che il Quirinale non voleva, esser disposti a votarlo senza fiatare a tambur battente (semmai benedicendo tacitamente Berlusconi che lo voleva ad ogni costo, comunque dandogli oggettivamente ragione) e poi andare a manifestare contro il Cavaliere nero che ha brutalmente sfidato il Quirinale e minacciato addirittura la Costituzione.
È senza dubbio paradossale, ma proprio questo ha fatto una larga fetta del Pd. Schizofrenia politica? Dissociazione comportamentale? No, più banalmente è la quintessenza della pulsione democristiana, l’inveterata abitudine a praticar due forni o più, l’applicazione machiavellica del non far sapere alla mano destra quel che fa la sinistra, l’equilibrismo del piede in due staffe, il fascino delle casacche cangianti, il passar dalle sagrestie ai salotti radical chic con bramosia e facilità, l’attitudine al peccato e al pentimento. Non c’è più la Dc, son spariti i cattocomunisti ma i post si rivelano più sfrenati, gli allievi stanno superando i maestri. Se siano vittime dei più numerosi fratelli diessini o se li tengano invece in ostaggio, è arduo dirlo. Tant’è che nel Pd hanno inaugurato la diversità nell’unità, Veltroni ha riconosciuto ai suoi postdemocristiani il diritto a votar sì per ripristinare l’alimentazione ad Eluana - ormai fuori tempo massimo - purché poi andassero a manifestare contro Berlusconi che quel voto voleva, e in difesa di Napolitano che quel testo ha bocciato. Se va bene ai loro elettori...
Oggi si compiva il miracolo di un Senato che con una maggioranza bulgara approvava in tempi fulminei un disegno di legge che il capo dello Stato ha rifiutato sotto la forma del decreto - dunque si presume che la stragrande maggioranza del Parlamento non sia d’accordo con quel rifiuto e plauda invece alla caparbietà del governo che ha insistito - e molti di quanti erano per votare sì, poi se la prendono col governo ed esaltano il Quirinale. Difficile non restar frastornati se si è estranei ai contorcimenti postdemocristiani.
Ma ecco Pierluigi Castagnetti che fulminava il premier «semplicemente vergognoso» annunciando però che votava anch’egli sì perché sta «dalla parte della vita». Renato Soru sceglie anch’egli i Santi Apostoli, ma dicendosi favorevole alla legge, con l’aggravante di aver detto sì come capogruppo dei deputati anche al contingentamento dei tempi, perché - avrebbe risposto a chi lo criticava - «rischiamo di passare per il partito della morte». Più grande di tutti Enrico Letta, che ha raccolto sul suo blog valanghe di strali per aver dichiarato durissimo che «è da respingere con sdegno il tentativo di Berlusconi di trascinare il Paese in un conflitto istituzionale dalle conseguenze gravissime», dunque «bene ha fatto Veltroni a rispondere con la convocazione di una manifestazione», ma «nel merito del voto finale del ddl del governo esprimerò, secondo coscienza, il mio voto favorevole».
Difficile dover scegliere tra la propria coscienza - o i parroci che qualche voto te lo rimediano ancora, se fai il bravo - e i compagni di strada che devono stringersi a coorte intorno al compagno Presidente. Forse i teodem di Carra e Binetti, che volevano il decreto, non si sarebbero fatti vedere, ai Santi Apostoli. Ma Rutelli che aveva detto di votare sì? E Marini, anche se il suo sì è motivato principalmente dal tenere unita la componente postdemocristiana? E i senatori Claudio Gustavino e Dorina Bianchi che han già votato sì ieri sera in commissione, ricevendo l’applauso del Pdl, dicono sì anche a Napolitano? Soltanto Dario Franceschini e Marco Follini potrebbero manifestare tranquillamente, avendo dichiarato un no chiaro al decreto trasformato in legge. Pur se qualcuno maligna che sono usciti dal coro postdemocristiano per dovere e grazia ricevuta: il primo da Veltroni, l’altro da D’Alema.
Ci vuole una bella abbronzatura, per schierarsi contro l’urgenza e la necessità di una legge dopo aver impedito anche ai quattro gatti radicali di fare ostruzionismo. Volendo salvare capra e cavoli, non era preferibile dar retta a Rosy Bindi che proponeva a tutto il Pd di non partecipare al voto, né con Napolitano né con Berlusconi insomma, in modo che la legge fosse approvata ugualmente? Forse è vero che il cielo rende ciechi quanti son votati alla rovina. E che talvolta sconvolge anche i migliori equilibristi, togliendo la rete in Piazza Santi Apostoli. Tant’è che a notte, dopo approfondite discussioni, la manifestazione è stata rinviata sine die.