Ai domiciliari due agenti in servizio a Palazzo Chigi e alla Camera

CasertaIn una retata di appartenenti al clan dei Casalesi, indagati per associazione mafiosa e traffico di droga ed estorsioni sono finiti anche due poliziotti accusati di favoreggiamento e rivelazione di segreto di ufficio. Uno prestava servizio alla Presidenza del Consiglio dei ministri, l'altro alla Camera. Gli agenti delle squadre mobili di Caserta e Firenze, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno arrestato 18 persone (13 in cella, 5 ai domiciliari). Gli inquirenti sostengono che i due poliziotti avrebbero «violato i doveri inerenti le loro funzioni, rivelando in tempi diversi, informazioni riservate e coperte da segreto istruttorio». In sostanza i due avrebbero rivelato segreti di ufficio a politici e imprenditori.
Per la Dda il poliziotto in servizio presso l'Ispettorato generale presso la Camera, Cosimo Campagna «interrogando indebitamente la banca dati per verificare i precedenti penali di una persona e per acquisire le informazioni su eventuali procedimenti penali e indagini si introduceva abusivamente nel sistema informatico protetto da misure di sicurezza». Il collega Franco Caputo in forza alla presidenza del Consiglio dei ministri «risultava in stretto contatto con affiliati di spicco al clan dei casalesi e comunicava loro informazioni riservate e coperte da segreto istruttorio». Nella sua abitazione la polizia ha trovato numerosi tesserini della Federazione italiana gioco calcio. Indagando sulle rivelazioni di segreto istruttorio sarebbe emerso un collegamento con la vicenda di Claudio Scajola e gli appalti dell'Expo (ma il procuratore Giovanni Colangelo ha smentito). Tra le telefonate intercettate ce n'è una in cui uno degli indagati parla di favori fatti alla Curia.