Come aiutare i figli se la coppia va in crisi

I progetti- all’inizio - sono grandiosi. Un amore, tutta la vita davanti. E poi.
Poi capita. Pochi sanno spiegare il perché; tutti la stessa frase. «Quando mi sono sposato ero convito. Davvero. Ci credevo. Doveva essere per sempre». Si inciampa e si cade, feriti. È dolore, rabbia, odio. In Italia, il 66,4 per cento delle separazioni riguarda coppie con figli. E fa paura. Daniela Missaglia fa l’avvocato e da circa quindici anni si occupa di separazioni. È uno dei più famosi avvocati matrimonialisti d’Italia e ha appena scritto un libro: «Scarti di Famiglia», edito Rizzoli, un titolo forte, significativo, che nasce prima di tutto da una riflessione: come proteggere i figli quando il matrimonio va in crisi. È questo il grande dilemma, la sfida. «Perchè se oggi ci sono scarti di famiglia, domani ci saranno scarti di società». Eppure Missaglia parte da se stessa. «Sono anche io una donna separata. Ho vissuto tutto in prima persona. Una mamma con tre figli, un ex marito. So cosa significa separarsi, lasciarsi con il compagno che doveva essere per una vita. All’inizio si prova una grande, enorme solitudine. Ed è una sensazione che può creare panico. Ci vuole tempo per accettare l’idea che chi doveva starti accanto non c’è più e diventa il nemico». Già il nemico. In quindici anni ha visto una crescita esponenziale di separazioni difficili. «Basta poco perché le situazioni sfuggano di mano, la famiglia si regge su un soffio. Basta un niente per mandarla in crisi. Colpa di quel senso di sacrificio che non abbiamo più, c’è tanto egoismo, addirittura competizione tra moglie e marito. Si ha paura di cedere il passo, di soccombere». Spesso non servono motivi gravi per mandarsi al diavolo. Si perde il senso della misura, si va fino in fondo. Si gioca al ribasso. Si cade. Il libro racconta dodici toccanti storie, «ma l’idea era non solo raccontare, ma dare un aiuto, uno strumento in più per capire», perché tutti noi ormai siamo alle prese, direttamente o indirettamente con separazioni, divorzi. È per questo che nel libro ci sono tanti consigli pratici. «Le separazioni sono sempre più difficili, litigiose, dolorose. Solo apparentemente si parla di separazioni consensuali, ma sa dietro cosa c’è? Solo lo sfinimento di uno dei due. Manca una tutela effettiva da parte dei giudici, vince il più prepotente, l’altro soccombe, cede e si parla di separazione consensuale». È un sistema intero che forse dovrebbe cambiare. E non si parla solo di tempi. «Tre anni per separarsi va bene. Ha ragione Bagnasco, soprattutto quando ci sono di mezzo i figli, tre anni non sono troppi. Il sogno invece è un Tribunale della Famiglia, con giudici specializzati, più competenti e più giusti. Più umani». Ma certo non è facile. Dietro a pratiche e cartelle ci sono vite spezzate. Figli, padri, madri, coppie sposate, coppie di fatto. È l’effetto della società liquida, che si trasforma, cambia. E in mezzo loro. I figli. Usati come merce di scambio, barattati per un week end in più, preposti a reclamare loro stessi assegni di mantenimento, a convincere mamma che no, papà non è sempre quel mostro di egoismo, e quanto servirebbe a volte sentirne parlarne bene. Storie misere, scarti di famiglia, appunto, dove la famiglia non è più niente, perché ha abdicato al ruolo. Ha smesso di essere tana per diventare spaventosa grotta. Buia, a volte violenta.