Aiuti contro la speculazione ai Paesi virtuosi sotto attacco

nostro inviato a Bruxelles

Se la performance della Borsa Italiana fosse l’unico parametro per valutare l’esito del Consiglio Ue che si è concluso ieri, allora il balzo di Piazza Affari - miglior listino in Europa con il +6,6% - giustificherebbe qualsiasi entusiasmo. Ma la prudenza è opportuna: la crisi del debito sovrano negli ultimi tre anni ha spesso deluso i trionfalismi iniziali.
Occorre perciò analizzare punto per punto le intese raggiunte nel vertice europeo per comprendere come e quanto le sorti di Eurolandia possano considerarsi più tranquille. A partire da quello che il milieu mediatico di Bruxelles ha salutato come la vittoria di Mario Monti: la strategia «anti spread».
Teoricamente è una grande conquista. Il fondo salva-Stati Efsf e il suo successore, l’Esm, potranno acquistare i titoli di Stato dei Paesi «adempienti», momentaneamente in difficoltà. Se l’Italia, che ha programmato il pareggio di bilancio per il 2013 e quindi ha le carte abbastanza in regola (debito escluso), dovesse aver bisogno di una «mano amica» per contenere lo spread sui Btp, troverà nell’Europa un aiuto. Come ha spiegato Monti - e come pure Merkel ha dovuto ammettere - non ci sarà l’intervento della troika (Fmi, Bce, Ue) con conseguente commissariamento, ma solo un monitoraggio, molto meno invasivo, di Bce e Ue affinché gli obiettivi di politica economica vengano rispettati. La richiesta d’aiuto, pertanto, si sostanzierà con la firma di un memorandum d’intesa con le istituzioni comunitarie. Anche per non dare l’idea di un salvataggio.
«Al momento l’Italia non prevede di attivare questo meccanismo», ha spiegato Monti per rasserenare gli animi sottolineando anche che non occorrono automatismi viste le procedure sostanzialmente snelle. Insomma, l’«anti spread» dovrebbe fungere soprattutto da deterrente: la speculazione deve sapere che c’è una task force pronta a intervenire e quindi limitarsi. Secondo rumors, livelli di spread sui Bund (ieri quello con i Btp è sceso a 424) tra 300 e 350 dovrebbero in qualche modo far avviare il processo. Ma chi paga e con quali soldi? L’unico modo in cui Angela Merkel è riuscita a limitare i danni è stato frenando la concessione della licenza bancaria all’Esm in modo da renderlo una vera ciambella di salvataggio. Efsf ed Esm metteranno a disposizione le proprie risorse (attualmente 940 miliardi di euro) per contrastare la speculazione e la Bce sarà la «banca agente», cioè acquisterà i bond per conto del salva-Stati.
Quei 940 miliardi, però, potrebbero non essere sufficienti in caso di recrudescenza della crisi. Soprattutto se si tiene conto che saranno decurtati dall’intervento per la ricapitalizzazione delle banche spagnole da parte dell’Esm. Operazione che, secondo stime pessimistiche, potrebbe costare fino a 100 miliardi. Ma che per il premier iberico Rajoy è un vero colpo: l’Esm libererà la Spagna dal pericolo di indebitarsi ancor di più per salvare gli istituti appesantiti da asset immobiliari svalutati. E soprattutto non avrà la seniority, ovvero non sarà un creditore privilegiato di Madrid tranquillizzando i detentori internazionali dei Bonos. Come ha rilevato il presidente della Bce Mario Draghi, «ora avremo compiti di supervisione su tutta l’area». L’Eurotower sarà un po’ più simile alla Fed e vigilerà sulle banche europee sottraendo spazio ad autorità nazionali talvolta disattente e creando i presupposti per una vera unione bancaria (con tanto di garanzie comuni sui depositi). Ma se alla Spagna (e probabilmente anche all’Irlanda) è andata bene, lo stesso potrebbe non dirsi per gli altri. «La questione della seniority verrà valutata caso per caso e quindi è prematuro. Comunque le banche italiane non hanno bisogno di sostegno», dice al Giornale il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli. Di fatto smentendo analisi come quelle di Morgan Stanley secondo potrebbero essere necessari 20-40 miliardi di capitali freschi.
Sullo sfondo restano due questioni. La prima è il patto per la crescita, vero argomento centrale del summit: 120 miliardi per lo sviluppo dell’Ue, ma per circa la metà rappresentati dai fondi già stanziati per i programmi comunitari. La seconda è la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie esplicitamente richiesta dalla Merkel. Se ne riparlerà all’Eurogruppo del 9 luglio, dove dovranno essere messi nero su bianco i buoni propositi della due giorni belga.