Alcuni campi li respingono, ma a Finale e San Felice sul Panaro li accolgono a braccia aperte

Tranne alcune ombre, nelle zone terremotate, i soccorsi sono adeguati e ben organizzati. Non è così per gli animali degli sfollati, dove spesso regna l’improvvisazione. Qualcuno pretenderà che questo sia un aspetto marginale durante una catastrofe. Non è vero, per mille motivi. Il rapporto consolidato in anni di stretta convivenza con un cane o un gatto aggiunge profonda angoscia in chi, specie se solo, non può portare con sé il proprio affetto o saperlo in condizioni di sicurezza. Mi raccontava un soccorritore della Protezione civile di un uomo estratto dalle macerie di una casa crollata, con il volto sfigurato dalle ferite. «Era un omone e stringeva al petto un Chihuahua illeso. Non lo ha mai mollato fino all’ingresso dell’ospedale, dove c’è voluta la sensibilità di un’infermiera, per convincerlo che avrebbero portato il cane a casa di una persona fidata dove lo poteva recuperare all’uscita dal nosocomio».
Su questo tasto il pianoforte ha stonato, trasformando il territorio in una pelle di leopardo dove c’è chi accetta i cani nei campi, c’è chi li rifiuta e c’è chi se ne frega.
A Medolla, epicentro della seconda scossa, parlo con T.L. una giovane laureanda in veterinaria che, in mancanza di qualunque soluzione amministrativa, ha cominciato a raccogliere cani degli sfollati in un campetto dove lei dorme in un sacco a pelo con gli animali legati a una pianta. Compra il cibo a sue spese e anche solo la spesa del cellulare da cui mi parla è a suo carico. Gli sfollati le portano i loro beniamini sulla base del passaparola. Hanno sentito parlare di lei. Qualche piccolo aiuto dal servizio veterinario e poi niente e il resto, poco a poco.
A Mirandola nelle tendopoli non si accetta nessun cane o gatto. Poi, magari capita qualche eccezione, ma la regola è quella. Una delle responsabili del canile mi conferma il perché. Motivi igienici, non dovuti ai cani, ma agli extracomunitari che, nelle tende, mantengono livelli d’igiene mediocre (eufemismo). Non si vuole peggiorare la situazione accettando cani che potrebbero aggravare la situazione sanitaria. Come non l’ho ben capito ma tant’è, se qualcuno non si lava o urina nella tenda, poi ci rimette il cane che non sa più dove andare, visto che il canile ha accettato tutto quello che poteva e vive sulle donazioni volontarie (a proposito 0535 - 27140 se qualcuno volesse dare una mano)
A Finale Emilia, mi dice Gabriella che gestisce un canile privato, tutti i campi accettano di buon grado cani di piccola taglia e non c’è nessuna emergenza sugli animali degli sfollati. «Ma perché questa disparità?» chiedo. «Mo perché noi sciam Finalesi veh...» mi risponde ridendo Gabriella.
A S. Felice sul Panaro ho visitato il campo dei Trentini. Senza nulla togliere agli altri, un gioiello, con regole chiare e precise. Roba quasi teutonica. Faccio un giro con il gentilissimo responsabile. Ordine e silenzio ovunque. Vedo una tenda con l’immagine di un cane. Significa che in quella tenda è ospitato un cane. «E se sorge un problema con i vicini di tenda?» chiedo. «Basta parlarne con tolleranza e civiltà e tutto si risolve. Al massimo si cambia di tenda». Chapeau.