Altro tragico sbarco, annegano in sei

Sei corpi allineati sul bagnasciuga, compreso quello di un minorenne, sono un pugno nello stomaco. Per non parlare del fatto che i migranti, annegati nel tentativo di sbarcare in una delle spiagge più rinomate di Catania, fuggivano dall'inferno della guerra in Siria.
Però non bisogna dimenticare, come ha dichiarato lo stesso Imam del capoluogo etneo, Mufid Abu Touq, che la bella vita in Europa «è un miraggio».
Non solo: tante democrazie occidentali, spesso governate dal centro sinistra, stanno cercando di arginare la disperata ricerca di speranza con metodi ben più drastici del buonismo italiano.
Poco prima dell'alba di ieri un barcone, di quelli tozzi e malandati, che si vedono spesso, in disarmo, sulle coste libiche è arrivato di fronte al lungomare Plaia di Catania. A bordo un centinaio di disperati proveniente in gran parte dalla Siria e pure dall'Egitto. Il sospetto è che i clandestini abbiano seguito le rotte delle navi da crociera verso le spiagge siciliane meno sorvegliate.
Il barcone si è arenato ad una ventina di metri dalla riva, davanti ad uno stabilimento balneare. Per non farsi individuare dalle forze dell'ordine o illusi dalle luci della costa 6 migranti, compreso un ragazzo di 13-15 anni, hanno deciso di gettarsi in mare sperando di toccare il fondo. Non sapevano nuotare e sono finiti in un canale profondo alcuni metri. Una trappola mortale che li ha fatti annegare.
I sopravissuti, in condizioni pietose, sono stati soccorsi e portati in salvo. Ben 55 sarebbero minorenni, comprese tre ragazzine, oltre a una donna in cinta. Le vittime sono tutti giovani sotto i 30 anni.
«In un Mediterraneo che ha già contato migliaia di morti, è la prima volta - spiega il presidente della Camera, Laura Boldrini - che un episodio così grave coinvolge la città etnea». Il ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge, è convinta che debba intervenire l'Europa.
L'Imam di Catania sembra il più lucido: «Rimanete a casa vostra, tra i vostri parenti e amici, Allah provvederà. Non vi uccidete per venire qui, non troverete oro nelle strade italiane ed europee. È solo un miraggio».
Matteo Salvini, vice segretario della Lega Nord, accusa: «La coscienza sporca ce l'hanno quei buonisti che fanno pensare a questa povera gente che in Italia ci siano posto, lavoro, futuro e speranza per tutti».
Dall'altra parte del mondo il premier laburista australiano, Kevin Rudd, il buonismo l'ha sepolto. Da luglio il governo di Camberra ha dato il via ad un accordo con la Papua Nuova Guinea per trasferire tutti i migranti che arrivano sulle coste australiane. In cambio la vicina isola, non proprio patria dei diritti, ottiene 500 milioni di dollari di aiuti all'anno. «Le persone che arrivano sui barconi saranno inviate in Papua Nuova Guinea dove rimarranno - recita il messaggio senza peli sulla lingua del governo trasmesso dappertutto - Pagare un contrabbandiere (di uomini) non è un biglietto per l'Australia. Le regole sono cambiate».
A Malta governa un altro premier di centro sinistra, Joseph Muscat, che vorrebbe rimandare i clandestini somali in Libia, da dove sono arrivati. Per ora lo ha bloccato una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il 6 agosto Malta ha rifiutato l'ormeggio ad una nave che aveva soccorso in mare 102 migranti invitandola a riportarli a Tripoli. Alla fine li abbiamo presi noi.
La grande democrazia americana, fin dal 1994, ha eretto un muro invalicabile con il Messico per fermare i clandestini. La Spagna ha fatto lo stesso con le enclave di Ceuta e Melilla per difendersi dagli immigrati dal Marocco.
I paesi non democratici vanno meno per il sottile. In 100mila sono fuggiti dallo stalinismo della Corea del Nord attraverso il confine con la Cina. Pechino non vuol sentire parlare di diritti umani e organizza ampie retate per spedire indietro i clandestini. Molti rimpatriati finiscono nei gulag.
Nel 2008 l'Arabia Saudita ha continuato la costruzione di un muro con lo Yemen per difendersi non solo dai terroristi, ma dall'immigrazione illegale. Un anno prima aveva rimpatriato forzatamente 60mila yemeniti considerandoli clandestini.