Angelucci indagato per i fondi ai suoi giornali

RomaLe sue società avrebbero incassato contributi editoriali non dovuti e per questo il deputato del Pdl Antonio Angelucci è sotto inchiesta per falso e truffa aggravata. La Procura di Roma, che ha cominciato ad indagare sul re della sanità privata del Lazio proprietario di 25 cliniche nel 2010 dopo una segnalazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha chiesto e ottenuto dal gip il sequestro di conti correnti e titoli per venti milioni di euro riconducibili alla famiglia Angelucci, il valore equivalente delle erogazioni che sarebbero state percepite illegalmente. Il provvedimento è stato eseguito ieri.
Nel mirino della Finanza ci sono i contributi pubblici incassati da «Editoriale Libero» e «Edizioni Riformiste», le società editrici di Libero e de Il Riformista negli anni 2006 e 2007, quando il parlamentare era proprietario dei due giornali. La legge prevede che lo stesso editore non possa chiedere finanziamenti statali per più di una testata: le Fiamme gialle ritengono invece che Angelucci per aggirare questo divieto abbia attestato il falso nascondendo il reale controllo delle aziende editoriali attraverso persone fisiche e società estere. Oltre a lui i pm Corrado Fasanelli e Francesco Dall'Olio hanno indagato i rappresentanti legali delle due società, Arnaldo Rossi e Roberto Crespi.
Il deputato si è detto «sorpreso» per l'iniziativa giudiziaria e ha assicurato che «nessuna attività illecita è stata mai perpetrata». «In considerazione del fatto tempestivamente comunicato alla Procura - spiega in una nota - che sia l'onorevole Angelucci sia le due testate hanno impugnato innanzi alla Corte europea del diritti dell'uomo e innanzi alla Suprema corte di Cassazione, nonché innanzi al Tribunale civile di Roma, gli accertamenti dell'Agcom dai quali scaturisce l'iniziativa della Procura».
Era un procedimento amministrativo quello avviato dall'Agcom già nel 2009 per individuare gli assetti proprietari degli editori dei due quotidiani. Un'istruttoria, svolta dall'Autorità con il supporto del Nucleo speciale per la radiodiffusione e l'editoria della Finanza, che fece emergere delle irregolarità almeno dal 2006 al 2010 e che portò all'adozione di una delibera con la quale è stata comminata una sanzione pari a 103.300 euro nei confronti del «controllante di ultima istanza», appunto Angelucci, per l'omessa comunicazione dell'acquisizione del controllo sulle due imprese editrici. Le verifiche avrebbero fatto emergere una catena di controllo sulle due società, non conosciuta e parallela a quella dichiarata, che superava gli assetti dichiarati al Registro degli operatori di comunicazione tenuto dall'Autorità con l'obiettivo ultimo di occultare il soggetto controllante di ultima istanza. Contro la delibera dell'Agcom le due società hanno presentato ricorso al Tar, ma alla fine il Consiglio di Stato l'ha dichiarata fondata. L'ultima parola la deve ancora scrivere la Cassazione.