"Anna, Gennaro, Maria...": l'appello al funerale fa piangere 5mila persone

Le bare allineate, lo strazio dei parenti, la preghiera di Letta. E nel Palasport diventato chiesa gridano: "Non lasciateli soli"

Pozzuoli (Napoli) - Nel Palazzetto dello sport trasformato in una grande chiesa e all'esterno ci sono cinquemila persone. Davanti alle 36 bare, allineate una accanto all'altra, molti dei familiari delle vittime del bus, precipitato dal cavalcavia, chilometro 32 dell'autostrada sono accasciati sulle casse di mogano chiaro. Accarezzano, baciano, qualcuno stringe in un abbraccio, le bare. Qualcuno ancora accarezza il legno con una rosa bianca o manda baci alla foto appoggiata sul coperchio. Le due bare di una coppia rimasta abbracciata nel bus della morte, si toccano. Sono quelle di Vincenza Trincone e del marito Biagio Vallefuoco. Accanto ai loro nomi due foto identiche che «ritraggono mamma e papà, sempre insieme, nella vita e nella morte». Una storia, un ricordo, un oggetto su ognuna delle 36 bare.
É giorno di lutto nazionale, non solo a Pozzuoli dove vivevano 28 delle 38 vittime. Nel Palazzetto dello Sport di Monteruscello, una frazione di Pozzuoli, ci sono in prima fila, il premier, Enrico Letta, i ministri Nunzia De Girolamo e Andrea Orlando, il presidente della Campania, Stefano Caldoro, il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, i sindaci di un'altra decina di comuni e il vice sindaco di Napoli, Tommaso Sodano.
Fa impressione vedere parcheggiate a poca distanza dal Palasport i 36 carri funebri, uno accanto all'altro. Sulla bara di Giovanni c'è una bandiera azzurra del Napoli. E poi, la scritta «ti amo» in venti lingue. Piangono e si disperano da domenica notte, da quando hanno saputo che c'erano le persone a cui volevano bene nel bus precipitato dal cavalcavia, su un terrapieno di Monteforte Irpino. I singhiozzi si interrompono quando vengono letti i nomi delle 38 vittime: ieri mancavano la salma dell'autista, Ciro Lametta, sottoposta a autopsia e quella di Elisabetta Iuliano, i familiari hanno preferito le esequie private, facendo portare via la bara di mattino presto verso Giugliano, dove la donna viveva. Letta si immerge nella preghiera. Le donne hanno il Rosario in mano, gli uomini, anche di una certa età piangono come dei bambini. Dall'altare un sacerdote esalta la grande umanità dei concittadini delle vittime: «Pozzuoli tira fuori il tuo cuore».
Dal pulpito, il vescovo di Pozzuoli, monsignor Pascarella esorta i puteolani a «non lasciare soli i familiari delle vittime, istituzioni civili e religiose non devono abbandonare questi fratelli». Poi rivolgendosi ai giudici, li ha esortati a «fare chiarezza, su questa tragedia devastante».
Ai diecimila ha letto un telegramma inviato ai familiari delle vittime da Papa Francesco. Alla folla che gremiva il Palasport ha poi detto «tutti noi dobbiamo essere solidali e rispettare le regole, ad altri tocca il compito di mettere in atto strumenti che non permettano che si verifichino altri incidenti. La solidarietà si attua innanzitutto con il rispetto delle regole. Di fronte a una tragedia, in cui sono state troncate tante vite umane».
La cerimonia funebre è andata avanti per un'ora con le donne e gli uomini, quasi sdraiati accanto all'ultimo «letto» (come qualcuno ha definito le bare) dei loro cari. Sulla cassa dove ci sono i resti della vittima più giovane, Silvana del Giudice (morta con il padre, Antonio, mentre la sorella Simona è rimasta ferita) sono appoggiati decine di palloncini bianchi. Sulla bara della bella e giovane Teresa, 32 anni c'è un sua foto, ripresa in un abito da sera. Quante carezze su quel ritratto.
Il momento del distacco è stato il più doloroso e difficile. I familiari di quelle donne e quegli uomini morti in un modo cosi assurdo si sono quasi aggrappati alle bare per non farle uscire dalla chiesa–palasport. Anna piangeva a dirotto, con le braccia tese verso la mamma: «Non doveva finire cosi, mamma mia bella...».
carminespadafora@gmail.com