«Announo» surclassa «Servizio pubblico» nello share. Ma senza concorrenza

Con un primo piano sull'«Hitler» tatuato sul bicipite di un militante di Forza Nuova è iniziato Announo, il nuovo programma firmato da Michele Santoro e condotto da Giulia Innocenzi che, per quattro giovedì, nell'imminenza dell'eurovoto, prenderà il posto di Servizio Pubblico. Il raffronto negli ascolti è, dunque, ovvio. Ebbene: il talent dell'allieva ha battuto il talk del maestro. Il talent della politica ha superato il format dell'antiberlusconismo. Almeno nelle sue ultime performance. Dieci per cento abbondante di share con oltre 2 milioni e duecentomila telespettatori è un ottimo esordio per Giulia Innocenzi che quasi doppia gli ascolti dell'ultimo Santoro. Una sorpresa. Un risultato superiore alle attese. Tutto vero. Però non sempre le cifre dicono tutto. Per esempio, non dicono che in contemporanea Raiuno e Canale 5 non trasmettono né Don Matteo né partite di coppa. Che la puntata d'esordio di un programma desta sempre una certa aspettativa, stavolta accentuata dall'annunciata partecipazione di Renzi. E ancora, non dicono che comunque l'apporto delle figure storiche, dall'anteprima all'ingresso finale, è tutt'altro che trascurabile. Quando entra Travaglio col suo quadernetto, per esempio, la curva degli ascolti sale fino al 16 per cento.
Dopo l'editoriale anti-grillino in cui Santoro si chiede chi sarà il nuovo Cesare, forse l'ospite che di lì a poco avrebbe risposto, si fa per dire, alle domande dei 24 giovanotti radunati in studio, ecco la copertina sui militanti di estrema destra che commemorano l'uccisione di Sergio Ramelli. «Quest'anno sono molti di più», assicura un passante. Ce n'è abbastanza per lanciare la domanda capitale della serata: «Dobbiamo avere paura?». A quel punto le braccia precipitano: con tutto quello che succede in Italia, ed era successo il giorno stesso, dall'arresto di Scajola al rigurgito tangentopolaro per gli appalti dell'Expo, lo spauracchio è qualche centinaio di fascisti esagitati o i leghisti radunati a Pontida che il solito Bertazzoni racconta, con la loro fattiva collaborazione, nel modo più screditante possibile. Insomma, la mission è scovare il nuovo nemico, il nuovo cattivo, la destra xenofoba che, oltre che per l'Europa s'aggira anche per l'Italia. Le premesse sembrano poco incoraggianti e la Innocenzi appare inclinata come la Costa Concordia verso il flop. In quel momento lo share è tra il sette e l'otto per cento e Renzi ancora non s'è visto. Quando finalmente si palesa in studio, lei gli sussurra, minacciosa: «Per scaldarla un attimo che magari in macchina era un po' freddo le faccio vedere Grillo...». Chissà che brivido.
Rispetto a Servizio Pubblico, lo studio è più luminoso, non ci sono cattedre e poltroncine, ma due semicerchi disegnati sul pavimento, uno nero e l'altro rosso per sottolineare l'orientamento dei ragazzi, spesso ripresi nella panoramica dall'alto. Al centro del talent c'è lei, la santorina sapientina, che lancia i filmati, più numerosi che nel programma-matrice, e dà la parola ai giovanotti: un piccolo imprenditore, due ragazze preoccupate di difendere il diritto al lavoro agli italiani prima che agli stranieri, un paio d'immigrati non cittadini italiani, qualche aspirante leaderino politico. Non c'è il televoto, ma su Twitter si può scegliere con chi schierarsi e chi porrà la domanda finale a Renzi. Dopo i servizi di Pablo Trincia da Lampedusa ci si concentra sull'immigrazione, argomento sul quale il premier se la cava più che sulla trattativa stadio-mafia. Il meglio arriva con l'ironia urticante di Travaglio, dalle invettive di Pelù allo sdoganamento di Genny 'a carogna fino al vero Daspo da comminare, indovinate a chi?, a Berlusconi. Niente di nuovo, insomma. Talent della politica a parte.