Aperto un fascicolo per abuso d'ufficio per Laguardia e il sostituto Dal Monte

Favori, intrighi, fughe di notizie, conflitti d'interesse, perfino qualche viaggetto gratis a spese del Parma calcio, per godersi in tribuna, dal vivo, le trasferte delle coppe internazionali.
Questo avviene nella Procura di Parma secondo il senatore pidiellino, Filippo Berselli, che nell'ultimo anno ha presentato otto interrogazioni parlamentari al ministero della Giustizia e un esposto alla procura generale della Cassazione. Un paio di mesi fa Via Arenula aveva deciso di mandare gli ispettori a fare luce nella Procura della città ducale. Ora del procuratore capo, Gerardo Laguardia e di uno dei suoi sostituti, Paola Dal Monte, non si occupa soltanto il Guardasigilli, ma anche la stessa magistratura.
Ieri, nell'incontro settimanale del venerdì con i giornalisti locali, Laguardia ha confermato di essere indagato dalla procura di Ancona, competente per territorio. L'accusa è di abuso d'ufficio.
Il magistrato ha liquidato la vicenda in modo sprezzante come un «atto dovuto» inquadrato in una «campagna intimidatrice e diffamatoria», dicendo di «sapere benissimo chi sono gli ispiratori locali» i quali «saranno resi noti a tutti quando saranno depositati gli atti».
Il fatto che con Laguardia sia indagata anche la pm Dal Monte fornisce indizi precisi sul fascicolo aperto dai magistrati marchigiani. I due sono i titolari dell'inchiesta «Green money» (presunte tangenti e ammanchi nel bilancio comunale) nel cui ambito un anno fa furono arrestati undici tra amministratori e funzionari del comune di Parma: tra di essi figuravano un assessore e l'allora comandante dei vigili urbani, Giovanni Maria Jacobazzi, ufficiale dei carabinieri in aspettativa. È l'indagine che portò alle dimissioni del sindaco Pietro Vignali, al successivo commissariamento e alle elezioni anticipate, vinte da uno sprovveduto candidato grillino.
Berselli, membro della commissione Giustizia del Senato e coordinatore regionale del Pdl, ha eccepito una lunga serie di irregolarità. Laguardia avrebbe violato il segreto istruttorio durante la conferenza stampa in cui, soddisfatto e impettito, rivelava una serie di particolari dell'operazione «Green money».
Altro gigantesco punto interrogativo riguarda l'operato del pm Dal Monte il cui marito, Alberto Cigliano, aveva chiesto di concorrere al posto di comandante dei vigili di Parma pochi giorni prima che la moglie facesse arrestare il comandante Jacobazzi per concussione e corruzione.
La Del Monte usò il pugno di ferro con Jacobazzi, interrogandolo dopo più di un mese di carcere e concedendo gli arresti domiciliari (in una località distante 500 chilometri da Parma) il giorno successivo al colloquio sostenuto dal marito per ottenere il trasferimento in città. Secondo Berselli, il sostituto avrebbe dovuto astenersi dall'inchiesta «per gravissime ragioni di convenienza» e la «commistione di ruoli che ha visto l'accusatore aspirare al ricongiungimento familiare a spese di un suo indagato e arrestato». Da parte sua, Laguardia avrebbe «clamorosamente violato i propri doveri di vigilanza e controllo sui suoi sostituti».
Da chiarire è poi il trasferimento di due sottufficiali dell'Arma ottenuto dal procuratore capo e dal pm Dal Monte: su di loro gravava il sospetto di aver intralciato le indagini su Vignali. Viceversa, sei mesi dopo la Commissione disciplinare presso il ministero della Giustizia ha prosciolto i due militari «perché il fatto non sussiste».
Sussisterebbe, invece, un conflitto d'interessi a carico del procuratore Laguardia, la cui figlia Maria Anna svolge la professione di avvocato a Parma. Devono essere, infine, valutati quelli che per Berselli sono «viaggi gratuiti all inclusive al seguito del Parma calcio nelle trasferte di coppa», offerti dalla società sportiva a Laguardia.
Condotta che potrebbe «integrare una fattispecie di reato del pubblico ufficiale e/o una responsabilità disciplinare, tenuto conto della mancata astensione dello stesso dalla trattazione delle indagini sul crac Parmalat».
«Non so a che reati si faccia riferimento - ha detto ieri Laguardia - so solamente che si tratta di abuso d'ufficio. Esso prevede il favoreggiamento di qualcuno o un ritorno economico e di certo non c'è stato nulla di tutto ciò».

Commenti

odifrep

Sab, 28/07/2012 - 13:20

Analoga situazione si verificò, negli anni '90, al Comune di Lecco. Lo stesso un ex ufficiale dei CC -allora comandante dei Vigili Urbani in Lecco- venne escluso dalle indagini, per il tempestivo intervento del figlio magistrato (in servizio fuori giurisdizione). Le porte del carcere, si aprirono però, per il suo predecessore, comandante SANFILIPPO. Alla fine, tutto finì all'italiana "tarallucci e vino". Saluti.