Arriva il bonus per i pensionati che lavorano

Dopodomani il governo abolirà il divieto di cumulo tra vitalizio e
reddito. Chi ha meno di 58 anni non dovrà più rinunciare all’assegno
Inps. La Saranno eliminati anche libro paga e matricola. Torna "l’impiego a intermittenza" previsto dalla legge Biagi

Roma - Tra le misure che il governo varerà dopodomani al Consiglio dei ministri è quella meno incerta. Si farà sicuramente perché rientra in pieno nella filosofia che si è data il governo Berlusconi su questi temi: più si lavora, più soldi si mettono in tasca. Vale per gli straordinari e, da mercoledì, quando passerà la proposta del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, si applicherà anche ai pensionati che decideranno di darsi da fare oltre il ritiro.

Tecnicamente si chiama divieto di cumulo tra redditi da pensione e da lavoro. In pratica significa che sarà abolita ogni penalizzazione per i pensionati che continueranno a lavorare. Proposta forte, anche perché il governo è intenzionato a lasciare a chi si è ritirato la libertà di fare sia un lavoro autonomo, sia uno dipendente. In questo ultimo caso la normativa vigente prevede che si perda tutta la pensione mentre con quella nuova ci si potrà mettere in tasca sia l’assegno della pensione, sia il nuovo stipendio. Unico limite che rimarrà in piedi è quello per le pensioni di invalidità. Per queste, chiaramente, il divieto di cumulo resterà.

La novità si applicherà all’ultima fascia di potenziali pensionandi alla quale ancora si applicano le penalizzazioni, cioè a chi ha meno di 37 anni di contributi e 58 di età. Facendo i conti, chi è in possesso di questi requisiti e deciderà di continuare con un altro impiego da lavoro dipendente, eviterà una penalizzazione che attualmente è pari all’intero stipendio. Chi invece deciderà di dedicarsi a un’attività autonoma, eviterà una trattenuta pari al 30 per cento della differenza tra la pensione percepita e il trattamento minimo. Se si considera la pensione media di mille euro questo significa un «risparmio» superiore ai 190 euro. Cifra che cresce considerevolmente con i redditi più alti.

Il governo ha valutato l’impatto sui conti pubblici: 300 milioni di euro all’anno. Che non è molto, soprattutto se si considera l’effetto che potrebbe avere su migliaia di pensionati l’annuncio che avranno la libertà di decidere cosa fare del proprio tempo, senza temere penalizzazioni. «È importante e non solo perché fa parte del programma del Popolo delle libertà», spiega Giuliano Cazzola, deputato Pdl ed esperto di previdenza «ma anche perché rende più flessibile il mercato del lavoro e fa emergere redditi fino ad oggi sommersi». Unico elemento di incertezza, secondo Cazzola, la data dell’entrata in vigore, che lui vorrebbe non prima del luglio del 2009, quando saranno entrati in vigore i nuovi requisiti per la pensione di anzianità. Il timore, insomma, è che la prospettiva di incassare la pensione e continuare a lavorare sia così attraente da incoraggiare chi ha i requisiti ad andare in pensione. Effettivamente, tra i pochi punti ancora incerti della legge, c’è proprio l’entrata in vigore. Ancora non è stata decisa ed è possibile che non coincida con quella della finanziaria, cioè il gennaio 2009.

L’eliminazione del divieto di cumulo fa parte del piano di «deregulation burocratica e fiscale» di Sacconi per favorire l’emersione e la creazione di nuovo lavoro. Ci sarà anche l’eliminazione del libro matricola e del libro paga, che saranno sostituiti con un libro presenze e anche il superamento del divieto di visite preassuntive.

Potrebbero poi ritornare le forme di contratto della legge Biagi che il governo di centrosinistra aveva eliminato, in particolare il lavoro intermittente. Poi arriverà il Libro verde, cioè la base di partenza per nuove politiche sociali, ribaltando «la logica assistenziale e paternalistica» del vecchio welfare.