Assumere per curriculum. La tendenza-bufala che incanta prof e politici

Dal sindaco Marino, costretto a cacciare chi nomina, ai docenti che inventano titoli. Fa flop la moda figlia di una meritocrazia parolaia

Quanto ci si può realmente fidare di un curriculum vitae? Guardando agli ultimi fatti la risposta non può che essere: poco. Lo sa bene il sindaco di Roma Ignazio Marino, caduto nella trappola, assieme al vicesindaco Luigi Neri, del capo dello staff di quest'ultimo, Andrea Bianchi, che si era inventato una laurea mai conseguita. Bianchi si è dimesso, ma per il primo cittadino della capitale è l'ennesima brutta gatta da pelare. E ricordate le Parlamentarie di Beppe Grillo? I candidati caricavano sul sito del M5s il proprio cv, oltre a dichiarazioni d'intenti e video. È la bandiera della trasparenza e della meritocrazia, valori di cui questo documento che riassume professionalità, competenze, esperienze, dovrebbe essere baluardo. In teoria. In pratica a taroccarlo, secondo un'indagine di OnePoll su un campione di 2mila lavoratori, è quasi un italiano su cinque (il 19 per cento). Si va dalla piccola frottola alla colossale menzogna. Senza scomodare la statistica, basta cercare online «falsificazione curriculum»: si aprono forum e dibattiti, un universo di dritte, consigli, furberie varie. O passare in rassegna i casi smascherati negli ultimi tempi: il direttore generale dell'Afol (l'Agenzia per la formazione, l'orientamento e il lavoro, il che è un paradosso) di Milano, Luigi Degan, è indagato per aver incassato 132mila euro per l'incarico conferitogli nel 2011 in base a titoli falsi. Aveva «aggiunto» un paio di esperienze, presso il Centro Studi Adapt e la Confindustria di Bergamo, per avere i requisiti necessari a quella posizione. Peggio di lui ha fatto Corrado Faletti, ex dirigente di Banca Marche ed ex docente all'Università di Bergamo: si è autoproclamato dottore - con voto finale di 110 - ben due volte, in Scienze biologiche e in Fisica dei calcoli. Quando è partita l'indagine nei suoi confronti, nell'autunno 2012, era addirittura dirigente del Miur (poi si è dimesso). Meno fortunato il suo collega 40enne che nell'aprile del 2013 è riuscito, spacciandosi per ex professore della Pontificia Università Lateranense, ad avere una cattedra alla Lub di Bolzano; l'ateneo lo ha però scoperto poco dopo, facendo controlli incrociati. Non succede solo per lavori prestigiosi. Pochi mesi fa un 36enne è riuscito a farsi assumere nel settore controllo qualità di un'azienda di Torino (stipendio: 1800 euro al mese, di questi tempi un miracolo per molti suoi coetanei), anche qui auto-laureandosi. Ha percepito lo stipendio per «solo» sei mesi durante i quali non si è mai presentato al lavoro, e per giustificare l'assenza ha sostenuto di essere orfano di padre e impegnato nell'assistenza della madre morente: tutto falso, da cima a fondo. Clamorosa la truffa dei falsi bidelli, verificatasi in diversi città italiane nel 2009: certificazioni falsificate su internet per scalare le graduatorie del personale Ata. Non è facile portare alla luce titoli di fantasia ed esperienze farlocche, specie quando, partendo da una preparazione di base effettiva, si fanno carte false (non in senso metaforico) per colpire chi si trova a esaminare. In questi casi «è possibile solo fino a un certo punto avere la certezza della veridicità di un cv», ammette Antonella Musco, dirigente di un centro per l'impiego Ali in toscana, e da dieci anni nel settore recruiting e human research. Esistono campanelli d'allarme, «come la presenza di conoscenze tecniche che poi non trovano rispondenza nelle esperienze di lavoro», e in genere negli uffici del personale ci sono divisioni specializzate per ambiti lavorativi: «chi fa lo screening dei cv in un certo settore viene formato appositamente per quel livello di professionalità». Ma la pratica dei controlli incrociati è ancora poco diffusa, e non sempre praticabile in tempi rapidi.
Twitter @giulianadevivo