Assumere si può: 1.000 euro al mese senza tasse né contributi

«Hanno una laurea, non trovano lavoro: sono il nuovo proletariato, mentre dovrebbero essere la futura classe dirigente». Choosy, come dice il ministro Elsa Fornero? «No, perché un atleta si può valutare solo se ha la possibilità di gareggiare: a questo serve la mia proposta del contratto di congiuntura, uno choc positivo per riaprire le porte delle imprese ai giovani, azzerando per tre anni il cuneo fiscale». L'obiettivo di Salvatore Corradi, presidente di Bachelor, network internazionale specializzato nella ricerca di giovani talenti, è dare un futuro alla «generazione di mezzo»: i laureati dal 2011 in poi, un esercito di 200mila giovani, che si trova ad affrontare la congiuntura peggiore dal Dopoguerra.
«Non solo si trovano davanti a una crisi globale - spiega Corradi - ma anche a un problema italiano, la riforma del mercato del lavoro che, nonostante le buone intenzioni, ha avuto risultati pessimi. L'apprendistato, che doveva essere la porta principale per il lavoro, non decolla: è troppo macchinoso, soprattutto per i laureati, tanto che lo propone meno del 5% delle imprese. Le aziende preferiscono sfruttare gli stage, che però durano al massimo sei mesi e non sono ripetibili: troppo poco per un vero passaggio di competenze». Infatti, tra le aziende che nell'ultimo trimestre del 2012 hanno inserito giovani laureati con questa formula, solo il 36% pensa di trasformarla in contratto: il 20% è già sicuro di no, e ben il 33% non è in grado di fare previsioni. Così, chi è laureato da più di un anno rimane in mezzo al guado: per lui, nel panorama contrattuale, non c'è nulla. Uno spreco incalcolabile, se si pensa che per ogni laureato famiglia e società investono circa 100mila euro.
«È una dispersione che l'Italia non può più permettersi- afferma Corradi - ecco perché ho pensato al contratto di congiuntura da applicare finché la crescita del Pil resterà sotto il 2 per cento. In pratica, un patto tra fisco, previdenza e parti sociali: l'azienda garantisce uno stipendio minimo di 1.000 euro al mese per tre anni e il rispetto della parte normativa del contratto nazionale, ma non ha l'obbligo finale di assumere. Niente tasse e contributi, come del resto già avviene per il dottorato di ricerca: d'altronde, se l'alternativa è la disoccupazione o il lavoro nero, che cosa ci guadagnano il fisco e l'Inps? Così, invece, i giovani laureati avrebbero un periodo di tempo adeguato per dimostrare le loro capacità, il mercato del lavoro ripartirebbe, con un beneficio anche sui consumi. E le imprese, anche le più piccole, avrebbero a disposizione uno strumento agile per tornare ad assumere».