La rabbia popolare è legittima, ma attenti alle trappole

I Forconi interpretano l'esasperazione degli italiani verso la dittatura di Europa e banche. Ma rischiano di fare il gioco di chi difende il dominio dei poteri forti

Al settimo giorno anziché riposarsi come fece saggiamente il Creatore, i Forconi si sono fatti del male auto-infilzandosi. Volevano fermare l'Italia ma si sono fermati loro. La Marcia su Roma, prevista mercoledì 18 dicembre per cacciare il governo, rischia di trasformarsi nell'atto finale di una pessima gestione dell'esplosione della rabbia popolare assolutamente fondata e legittima, che si tradurrà in due manifestazioni distinte che consacreranno il fallimento del movimento. Mariano Ferro, leader siciliano dei Forconi, e Lucio Chiavegato, presidente veneto dell'Associazione di Liberi imprenditori federalisti europei (Life), si sono dissociati da Danilo Calvani, militante laziale dei Comitati riuniti agricoli, accusandolo di ricercare lo scontro con la polizia e si sono resi disponibili a trattare con il governo.

Ma veramente Ferro, Chiavegato e Calvani immaginavano che avrebbero fatto la rivoluzione per affrancare l'Italia dalla dittatura partitocratica ed europea? O è stata piuttosto una trappola tesa utilizzando dei personaggi discutibili, strumentalizzabili e ricattabili, certamente senza carisma e levatura a livello nazionale, per intervenire con il pugno di ferro nel momento in cui si diffondono i focolai di violenza, reprimendo sul nascere ciò che c'è di buono e di cattivo, per decretare lo stato d'emergenza nel nome del ristabilimento dell'ordine pubblico, creando un clima favorevole al consolidamento della strategia di dominio dei poteri imprenditoriali e bancari forti, finendo per soffocare le vitali e urgenti richieste delle piccole imprese e delle famiglie?

Era comunque evidente che il Movimento 9 dicembre sarebbe sostanzialmente fallito per tre ragioni: l'enfatizzazione della protesta e l'assenza della proposta; la mancanza di un leader credibile e carismatico di statura nazionale; l'infiltrazione di soggetti politici che speculano sulla denuncia e ostentano l'aggressività (da CasaPound e Forza nuova fino al M5S e la Lega nord di Salvini) per il proprio tornaconto in termini di consenso e di voti. Resta il fatto indubbio che oggi in Italia è sufficiente che qualcuno faccia schioccare la scintilla per far divampare subito l'incendio sull'insieme del territorio nazionale. Perché è inconfutabile il fatto che gli italiani sono esasperati al punto che finalmente si stanno ribellando, chiarendo che non sono più disposti a prestarsi a una criminale strategia che sta trasformando l'Italia ricca in italiani poveri, condannando a morte le imprese sotto il fuoco incrociato del più alto livello di tassazione al mondo, la stretta creditizia e il regime di polizia fiscale, devastando le famiglie che sono state finora il vero ammortizzatore sociale che ha arginato la rabbia del 40% di giovani disoccupati o inoccupati, spogliandoci della certezza di chi siamo calpestando i valori fondanti della nostra civiltà e la nostra sovranità sia monetaria sia nazionale.

La settimana di vita dei cosiddetti Forconi ha certificato la fine sostanziale dei sindacati ufficiali come istituzione di garanzia dei diritti dei micro e piccoli imprenditori che rappresentano il 95% del nostro sistema produttivo. Questi sindacati difendono ormai prevalentemente solo gli interessi dei dipendenti del pubblico impiego, dei pensionati e degli immigrati. A rappresentare gli italiani che producono e lavorano sono i Cobas e le associazioni di base che si sentono traditi da chi ha trasformato i sindacati in un potere consociativo parte integrante dello Stato ladrone, vorace, corrotto e inefficiente.

Il governo fa bene pertanto ad accreditare come interlocutori chi veramente rappresenta i piccoli imprenditori, come Giuseppe Graziani, presidente di Cobas Imprese, che il 30 novembre ha organizzato l' «Ultimatum Day» davanti al Parlamento, e che sta promuovendo un'offensiva che contempla la «disobbedienza civile» contro l'eccessivo carico fiscale conformemente all'articolo 53 della Costituzione, una Class action presso la Corte di giustizia europea e la Corte europea dei diritti dell'uomo per la persecuzione fiscale dei cittadini e la violazione di diritti fondamentali della persona, una rete di mutuo soccorso a partire dalla contestazione legale delle cartelle esattoriali di Equitalia.

In ogni caso la scintilla che si è già trasformata in un incendio non potrà essere soffocata fintantoché non si consentirà alle piccole imprese, sorrette dalle famiglie, di poter operare in condizioni di dignità e libertà. Nel contesto che vede questo governo impegnato a favorire i poteri bancari e finanziari a scapito dell'economia reale, a porre del tutto fine alla sovranità nazionale per essere fagocitati dagli Stati Uniti d'Europa, noi italiani che amiamo l'Italia potremo salvarci aderendo a un piano che metta al centro la persona, la famiglia naturale, i sindaci e le comunità locali, i piccoli e medi imprenditori, le forze armate e dell'ordine, lo Stato nazionale, i valori non negoziabili, la certezza delle regole e il bene comune.

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