Bari, psichiatra sgozzata dal suo paziente drogato

Prima una coltellata alla gola, poi gli altri fendenti, una quarantina di colpi inferti con lucida e meccanica ferocia: così Vincenzo Poliseno, tossicodipendente anche con problemi di alcol, ha ucciso Paola Labriola, 53 anni, psichiatra in servizio nel centro di salute mentale al quartiere Libertà, a ridosso del centro di Bari. Quasi certamente voleva i soldi, una manciata di denaro per comprare la droga; ma non è escluso pretendesse un certificato medico, qualcosa che gli desse accesso a un sussidio: fatto sta che alle 9,30 del mattino quell'uomo di 44 anni, dopo aver atteso il suo turno per mezz'ora in sala d'aspetto, non ha esitato a spargere terrore e morte negli uffici di via Tenente Casale, dove è avvenuto l'omicidio, il sesto nel giro di due settimane in Puglia.
Quando è intervenuta la polizia l'assassino era ancora sul posto, immobile, con il coltello che si girava e rigirava tra le mani macchiate di sangue: non ha detto una parola, è rimasto gelido mentre gli agenti lo arrestavano tra la folla radunata là fuori. Per la donna ormai non c'era più niente da fare: lei, molto conosciuta e stimata nell'ambiente medico, moglie di uno psicologo e madre di due gemelli di dodici anni e di una ventenne nata da un precedente matrimonio, è morta dilaniata dalle coltellate senza avere neanche il tempo di chiedere aiuto o tentare la fuga. Perché è accaduto tutto in pochi istanti, quando l'uomo vestito con una polo scura a righe ha estratto un coltello da cucina con una lama di dodici centimetri che si era portato da casa. La vittima è stata scelta a caso: la sua stanza è stata la prima che si è liberata negli uffici. Poi le urla, il lampeggiante blu della polizia che s'è fatto largo tra la gente, il terrore stampato sul volto dei colleghi della psichiatra e dei passanti. E anche la rabbia e le polemiche: il quartiere Libertà è una zona a rischio, i medici avevano chiesto una guardia giurata dopo l'aggressione a un'infermiera, ma avevano ricevuto risposta negativa: costo troppo elevato.
La polizia ha ricostruito le fasi di una mattinata macchiata di sangue. Vincenzo Poliseno alle 7,30 ha raggiunto gli uffici della circoscrizione, chiedendo del denaro; non ha ottenuto nulla, quindi è andato al centro di salute mentale dove secondo quanto accertato dagli inquirenti era in cura. A quel punto avrebbe chiesto ancora soldi, e di fronte al rifiuto della psichiatra ha cominciato a colpire. È intervenuto un tecnico che stava lavorando nella struttura, poi una pattuglia della polizia che si trovava in zona. Ma ormai era troppo tardi. «Sono sconvolto», dichiara il marito, Vito Calabrese, giunto sul posto poco dopo. L'uomo è poi tornato accompagnando i figli, in lacrime: la ragazzina stringeva tra le braccia una grande fotografia della madre.
La città è sotto choc. Il sindaco, Michele Emiliano, ha proclamato il lutto cittadino e annuncia di aver disposto che i centri di salute mentale vengano presidiati dai vigili urbani. Ma le polemiche rimangono, il sindacato dei medici annuncia uno sciopero e una manifestazione. E il presidente della Regione, Nichi Vendola, dopo aver espresso il proprio dolore per la tragica fine della psichiatra, dichiara: «Abbiamo il dovere di chiederci se, in materia di pubblica sicurezza, tutto ciò che si doveva fare sia stato fatto o se sia possibile fare di più».