La Bce arma il bazooka anti crisi Hollande ci ripensa e sferza la Ue

L'avvitarsi della crisi sembra aver finalmente impresso un'accelerazione ai processi decisionali anti-crisi all'interno dell'euro zona. Null'altro che parole, al momento, ma abbastanza da confortare mercati ormai in depressione cronica. Come quelle pronunciate ieri dal presidente francese, François Hollande, con quel «fate presto» rivolto all'Ue per implementare le misure decise in occasione del vertice di fine giugno quasi in contemporanea alla mossa con cui Moody's ha rivisto al ribasso le prospettive del fondo salva-Stati Efsf passando il giudizio da «stabile» a «negativo».
Un'inversione a U, quella dell'Eliseo, che non più tardi di 24 ore prima aveva sconfessato con toni anche aspri la Spagna, colpevole di aver rivelato l'esistenza di un appello congiunto Parigi-Roma-Madrid in cui si chiedeva l'immediata attuazione degli accordi anti-crisi presi a Bruxelles. Più che un giallo, l'ennesima conferma dell'incapacità di gestire un'arma a doppio taglio come la comunicazione. Seppur in ritardo, Hollande ci ha poi messo una pezza. Mostrando come in alcune capitali stia montando l'insofferenza per la mancata attuazione degli impegni assunti, tra cui il fantomatico scudo anti-spread e la possibilità di ricapitalizzare le banche utilizzando come strumento il fondo permanente Esm.
Seppur la sua operatività sia di fatto subordinata al via libera da parte della Corte costituzionale tedesca, atteso non prima della seconda metà di settembre, l'Esm è di fatto considerato l'autentico firewall in grado di contrastare i fuochisti dello spread. Perfino la Bce pare aver abbandonato le tradizionali rigidità su un impiego del fondo non del tutto convenzionale. Ewald Novotny, membro austriaco del board dell'Eurotower ma noto soprattutto per le proprie posizioni ortodosse, ha ieri aperto in modo del tutto inatteso a un'eventuale concessione della licenza bancaria all'Esm. «Credo ci siano argomenti a favore», ha detto, pur precisando che si tratta di una «discussione ampia» a livello di euro zona, e non nello specifico nel Consiglio direttivo della Bce.
Il passo in avanti è comunque evidente. Le dichiarazioni di Novotny rivelano infatti che da parte dell'istituto guidato da Mario Draghi non esiste una preclusione a trasformare l'Esm in un vero e proprio bazooka anti-crisi. A pieno regime, il fondo disporrà di una dotazione di 500 miliardi. Troppo pochi, ragionano in molti, per affrontare la tempesta perfetta del debito sovrano. Ma se al fondo venisse concessa la licenza bancaria, la potenza finanziaria che potrebbe sprigionare sarebbe di ben altra portata. Una volta effettuati eventuali acquisti calmieranti di titoli di Stato, l'Esm potrebbe riutilizzare questi bond come garanzie per ottenere rifinanziamenti della Bce e in questo modo ottenere altre liquidità per nuovi interventi, scontando un taglio rispetto al valore nominale dei bond. Con questo effetto leva lo scudo anti-spread sarebbe quasi impenetrabile.
Il tema è tuttavia molto delicato, come dimostra la prudenza con cui il portavoce della Commissione Ue, Antoine Colombani, ha commentato la questione. «Sull'Esm - ha detto - non c'è niente di nuovo». I mercati hanno però tratto conforto sia dall'inattesa apertura della Bce, sia dall'invito di Hollande ad attuare velocemente le misure di fine giugno, ignorando di fatto la replica un po' piccata dello stesso Colombani («L'attuazione concreta delle decisioni del vertice sta avvenendo a tutta velocità»). Milano (+1,17%) e Madrid (+0,82%) sono riuscite a tirare il fiato, nonostante la chiusura sia avvenuta su livelli inferiori a quelli delle prime ore di contrattazioni. Più deboli gli altri listini, a conferma dell'alto livello di incertezza che ancora pervade i mercati e che finisce per riflettersi sugli spread. Il differenziale tra Btp e Bund si è raffreddato, scendendo a 518 punti dopo aver toccato un massimo di giornata a 546 punti; e anche il differenziale dei Bonos spagnoli è calato a quota 610. Ma in entrambi i casi si tratta ancora di livelli insostenibili. E mentre la quasi sconosciuta agenzia di rating Usa Egan Jones ha abbassato ieri il rating italiano da «B+» a «CCC+», un test impegnativo attende oggi il Tesoro, che metterà all'asta Bot e Ctz per un importo fino a 11 miliardi di euro. Via XX Settembre ha intanto reso noto che con l'operazione di concambio di Btp realizzata ieri lo stock del debito pubblico è stato ridotto di quasi 370 milioni. E sempre ieri, la Germania ha visto scendere al minimo storico (2,17%) i rendimenti dei Bund a 30 anni.