Berlusconi alza il tiro su Fini: «Chi mi sfiducia traditore a vita»

«Il 14 dicembre avremo una buona fiducia nelle due Camere. Chi non la voterà dovrà dire perché ha tradito gli elettori. Sarà segnato per tutta la vita dal marchio del tradimento e della slealtà». Non usa mezzi termini ieri mattina il premier Silvio Berlusconi, nel suo tradizionale intervento ai Promotori della Libertà di Michela Vittoria Brambilla (di cui pubblichiamo ampi stralci) sulla situazione nella maggioranza in vista del voto di fiducia del 13 e 14 dicembre. Il Cavaliere è ottimista sui numeri della maggioranza («Non sarà risicatissima, sì a un patto di legislatura») anche se è ancora preoccupato per la crisi interna al Pdl dopo l’uscita dei finiani: «Questa estate si è prodotta questa spaccatura basata su motivi personali e non politici o valoriali», dice nel pomeriggio al telefono in collegamento con l’assemblea programmatica dell’Alleanza di Centro di Francesco Pionati. Il problema è che questa crisi «assurda» arriva in un momento delicatissimo per il Paese, con un difficile scenario economico internazionale dopo i casi Grecia e Irlanda. Ma dentro al Fli c’è nervosismo: «Mi dicono che i finiani si trovano in grave difficoltà - sottolinea Berlusconi al telefono agli uomini di Pionati - sono fiducioso che alla fine alcuni di loro avranno dei ripensamenti. Pensavano di essere montati su un treno a guida Fini per diventare la terza gamba del centrodestra e invece si ritrovano su un treno a guida Bocchino, Granata e Briguglio con una destinazione diversa, verso la sinistra». E se si votasse «li sbaraglieremmo tutti», dice trionfante il Cav. La replica di Fini non si è fatta attendere: «Mi chiedo se Berlusconi non si renda conto che andando avanti così non otterrà la fiducia e non ci sarà nemmeno il ricorso alle urne perché tanti parlamentari non vogliono andare al voto». Di tradimento, poi, Fini non vuol certo sentir parlare: «Il primo tradimento è stato da parte di chi diceva che il Pdl doveva essere un partito plurale, un partito dell’amore. Sono stato espulso dalla sera alla mattina perché avevo espresso dei dubbi, perché avevo espresso delle opinioni». E sul possibile ritorno al voto Fini si dice sicuro: «La solita campagna elettorale di promesse e impegni non mantenuti sarebbe un azzardo». Insomma, niente fiducia ma niente urne anticipate.