Berlusconi avverte Letta: niente cambiali in bianco sui temi economici

N on ha gradito. Affatto. Perché si aspettava un'altra risposta. Magari furba e avveduta come si conviene ad un presidente del Consiglio, ma non «disonesta» come invece la definisce Silvio Berlusconi nelle tante conversazioni private della giornata. Il Cavaliere, infatti, non sembra aver preso per nulla bene l'uscita di Enrico Letta che, all'indomani del videomessaggio, replica chiaro che «l'Italia è uno Stato di diritto dove non ci sono persecuzioni». Parole che l'ex premier considera una sorta di «provocazione» e per le quali non nasconde un certo fastidio nell'incontro con i ministri del Pdl che precede l'inaugurazione della nuova sede di Forza Italia a Roma.
Anche per questo, forse, il Berlusconi che si presenta a piazza San Lorenzo in Lucina per il taglio del nastro è decisamente meno accomodante verso il governo di 24 ore prima. Nel videomessaggio, infatti, il Cavaliere si era ben guardato dal fare riferimenti sulla tenuta dell'esecutivo mentre davanti a deputati e senatori lega senza troppi giri di parole i destini del governo al fatto che mantenga gli impegni presi sui temi fiscali. Con una premessa: «Dire che in Italia la legge è uguale per tutti è un'ipocrisia inaccettabile. Le sentenze vanno rispettate ma solo quando sono emesse da un giudice imparziale». Inutile dire che il destinatario del messaggio è Enrico Letta.
Il punto, però, non è la polemica con il premier che resta comunque sottotraccia. Il suo, ripete in privato Berlusconi, è «un comportamento disonesto» e «mi sarei aspettato meno ipocrisia», ma «non è questo il cuore del problema». Se scontro dovrà essere, infatti, il Cavaliere vuole che sia sul terreno del fisco, su «quegli impegni che abbiamo già preso con il nostro elettorato». «Sappiamo che una crisi sarebbe destabilizzante», ma «su abolizione dell'Imu, rimodulazione dell'Iva e riforma di Equitalia – ripete inaugurando la sede di Forza Italia – saremo inflessibili». Insomma, nessuna concessione. A partire dalla Finanziaria. «La vera sfida – dice infatti Berlusconi nei suoi colloqui privati – è riscrivere una buona legge di stabilità che tenga conto della crescita, della produttività, dei consumi e dell'efficienza. Se l'esecutivo non sarà determinato su questi punti andare avanti insieme non ha senso. Non abbiamo firmato cambiali in bianco». Insomma, per dirla con Renato Schifani, «non cercheremo scuse o pretesti per far cadere il governo ma Letta sa bene quali sono i nostri obiettivi di politica economica». Ancora più tranchant Daniela Santanché: «Se ci sarà l'aumento dell'Iva staccheremo la spina al governo Letta».
Un Berlusconi che dunque alza il tiro. E che torna ad affondare colpi sull'Ue convinto – ripete ai suoi – che l'Italia «non si possa far dettare l'agenda dall'Europa» come è avvenuto in questi giorni con la visita del Commissario Olli Rehn. Un Cavaliere che rimanda tutte le decisioni ai giorni a venire. «Faremo una riunione dei gruppi parlamentari, discuteremo tra noi e – spiega - prenderemo le decisioni che la maggioranza riterrà più opportune guardando all'interesse del Paese». Ora, è chiaro che a decidere sui destini dell'esecutivo non sarà la maggioranza dei deputati e senatori che si riuniranno nei prossimi giorni, ma quello del Cavaliere è comunque un modo per rinviare il problema in avanti e non chiudere definitivamente la pratica.
D'altra parte, come spiega Augusto Minzolini, l'ex premier è convinto che sia il Pd a «cercare la crisi». E dunque non c'è alcuna ragione perché sia lui a togliere le castagne dal fuoco ai democratici archiviando eventuali venti di crisi. È anche per questo che Berlusconi decide chiudere i battenti del Pdl e accelerare il ritorno a Forza Italia con tanto di invito a «aprire le porte a chi vuole impegnarsi per il futuro di tutti gli italiani» perché «dobbiamo darci da fare per garantire la democrazia in questo Paese».