Berlusconi cerca la donna perfetta

RomaRotti gli indugi con la sua ricandidatura, Berlusconi medita di presentarsi in tandem. L'intuizione sarebbe avere una spalla femminile per un duplice motivo: rispondere all'esigenza di rispettare la «quota rosa» ai massimi livelli; spazzare in un sol colpo tutte le critiche che gli sono piovute addosso in merito al suo supposto comportamento-monstre col genere femminile.
L'idea di un ticket con una donna circola da tempo. Ne aveva parlato per prima l'ex sottosegretario Daniela Santanchè. Ma la diretta interessata rifiuta quel ruolo: «Io mi intesto la battaglia dal punto di vista del principio. Ma sia ben chiaro che non sono candidata né aspiro ad esserlo». Si chiama fuori, quindi. Così, in queste ore, è tutto un tracciare l'identikit ideale. Chi può essere la vice-premier con la gonna? Prendendo in considerazione le pidielline attuali, i nomi più gettonati sono quelli dell'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, apprezzata per aver disegnato e incamerato la riforma della scuola, fiore all'occhiello del precedente governo. Non a caso mercoledì scorso è stata la prima a «brindare» via agenzia di stampa alla ridiscesa in campo dell'ex premier. Ma non si escludono neppure altre candidate. L'ex ministro delle Politiche comunitarie, Anna Maria Bernini, si tira fuori: «Non credo ai ticket. E poi Berlusconi è come Frank Sinatra, the voice: e non ho mai sentito Sinatra fare duetti». Un sondaggio interno lancia pure l'ex ministro Mara Carfagna, Laura Ravetto, Lara Comi e Michaela Biancofiore. Ma sono tutte ipotesi che restano sulla carta. Un'altra opzione che ha un suo perché squisitamente politico è quella di un duo con Giorgia Meloni: giovane, in ascesa, ma soprattutto rappresentante di tutto il mondo ex aennino del Pdl. Potrebbe fare lei la cerniera tra l'anima più liberale e quella più sociale del partito. Ma da ambienti ex aennini si esclude anche questa opzione.
La verità è che il Cavaliere penserebbe a qualche personaggio fino ad ora fuori dalla politica. Primo per rompere il gioco dell'Eva contro Eva che necessariamente partirebbe un minuto dopo l'ufficializzazione di questa opzione. Secondo per dare l'immagine del nuovo che avanza. E questo è un discorso generale che va oltre il genere. Donne o uomini, il Cavaliere ha intenzione di dare una siringata di novità al Pdl, nel tentativo di ricreare lo spirito del '94. Resta in campo, infatti, l'idea di cambiare il nome a un partito che - come più volte ripetuto dallo stesso Berlusconi - «non ha più appeal, non tira più». In ogni caso, ad affiancarlo, sarebbe perfetta un'imprenditrice, una donna che fino ad ora ha vinto anche su campi lontani dal Palazzo. Un tipo di donna alla Marcegaglia, ma a differenza dell'ex leader di Confindustria, in sintonia con gli ideali e le proposte del centrodestra. Per qualcuno potrebbe essere Luisa Todini, già eurodeputata di Forza Italia ma soprattutto capa d'azienda. Solo che la Todini è stata appena eletta consigliera d'amministrazione della Rai. Altro nome che circola è quello di Federica Guidi, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, subentrata a Matteo Colaninno nel 2008 e figlia dello storico vicepresidente di Confindustria, Guidalberto Guidi.
Anche i sondaggi in mano all'ex premier parlano di ticket come buona prospettiva per risollevare un partito in affanno. E l'ipotesi di una donna è stata sondata eccome. Ma non basta dipingere la squadra di governo di rosa per avere successo. Sono determinanti altri fattori e la candidata giusta ancora non c'è. Nell'attesa di trovare la jolly, Berlusconi avrebbe deciso di mettere filtri con maglie ben più strette davanti ai tanti che lo cercano, siano essi uomini o donne. Suscitando così qualche irritazione tra parlamentari e non, visto che è molto più difficile parlargli rispetto a prima. E poi pare abbia deciso, in vista di una campagna elettorale che si preannuncia infuocata, di darsi a dieta e morigeratezza. Ieri mattina, per esempio, è stato visto a villa Celimontana a fare jogging, accompagnato dai suoi bodyguard, desideroso di rimettersi in sesto al più presto. Per la corsa più importante.