Berlusconi ritorna in campo: i pm di Palermo si scatenano

RomaL'inchiesta di Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia riserva sempre sorprese. Se i segreti non filtrano a dovere, li si aiuta. E così finisce sui giornali la notizia che Silvio Berlusconi è stato convocato lunedì scorso dai pm, coordinati dall'aggiunto Antonio Ingroia, ma non si è presentato per legittimo impedimento: era a Villa Gernetto, dove aveva organizzato la riunione con economisti e politici. In che veste? Doppia: come teste e vittima di estorsione da parte di Marcello Dell'Utri. Che, tra l'altro, gli avrebbe venduto a prezzo sospetto, una sua villa sul lago di Como. Insieme all'ex premier, in Procura avrebbe dovuto presentarsi la figlia Marina, come persona informata sui fatti.Era all'estero, ma l'attendono il 25 o il 26 luglio. Anche a lei l'indagato Dell'Utri potrebbe aver estorto denaro.
«Non ho mai ricattato nessuno - si difende il senatore - men che meno il mio amico Silvio. La villa era in vendita da 2 anni ed è stata stimata per 30 milioni di euro mentre lui l'ha pagata 20. Quindi, ci ho rimesso. Questi magistrati sono malati, morbosi. Manca solo l'accusa di pedofilia».
Dell'Utri è a Palermo perché nella stessa giornata si apre il nuovo processo d'appello contro di lui, dopo che a marzo la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Anche da qui viene una chiamata in causa per il Cavaliere: il procuratore generale Luigi Patronaggio ne chiede l'esame in dibattimento. «In questo processo non è mai stata sentita la persona offesa dal reato: Silvio Berlusconi. Nel 2002, essendo indagato di reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ora la giurisprudenza è cambiata». Per l'accusa, Dell'Utri sarebbe stato intermediario delle richieste di Cosa nostra all'allora imprenditore Berlusconi. Al processo l'ex premier dovrebbe riferire proprio sulle estorsioni subite dagli anni '70 ai primi '90 e sul ruolo di Dell'Utri. La Corte deciderà il 25 se accogliere la richiesta, ma i legali del senatore si oppongono. Ingroia ammette: «Ci sono contatti in corso per la data». E in serata a una manifestazione per il 20º anniversario della strage di via D'Amelio il pm ha replicato a Dell'Utri: «Un imputato mi ha definito pazzo e a volte mi ci sento, mi piace essere un po' pazzo come Borsellino».
Si intrecciano inchieste e processi, che rafforzano il fronte giudiziario siciliano contro il Cav. «Si avvicinano le urne - commenta il segretario Pdl, Angelino Alfano - e torna il desidero di aprire la campagna elettorale per via giudiziaria. È la solita paccottiglia sulle origini di Forza Italia». Alle proteste del Pdl replica il procuratore di Palermo Messineo, pur dicendo di non voler polemizzare: «Io sono alieno da campagne elettorali in favore o contro qualcuno». Deve replicare, indirettamente, anche ad uno dei legali di Berlusconi, Piero Longo, che accusa la procura di Palermo di essere «un colabrodo». E così dice che le fughe di notizie «vanno combattute, evitate, deprecate», ma «ci sono sempre state». L'ultimo filone dell'inchiesta di Ingroia e del suo pool ipotizza che Dell'Utri sia colpevole di estorsione nei confronti dell'ex premier. Il Cavaliere, dunque, sarebbe la persona offesa, quello a cui l'amico avrebbe spillato denaro in cambio dei servizi imposti dalla mafia o del suo silenzio su presunti rapporti di Berlusconi con esponenti di Cosa nostra. Per i pm palermitani il senatore avrebbe ricevuto dal fondatore di Fi e dalla famiglia decine di milioni di euro. Tutto è partito quest'anno, dopo la scoperta di passaggi di denaro tra Berlusconi e Dell'Utri poco prima dell'udienza della Cassazione sul processo per mafia nei confronti del senatore. In quel periodo, fu venduta per 20 milioni di euro una villa di Dell'Utri sul lago di Como. Per i magistrati il prezzo è troppo alto, visto che una perizia del 2004 stimava il valore dell'immobile in 9 milioni e 300mila euro. Secondo i pm Dell'Utri minacciava Berlusconi di riferire quanto sapeva sui rapporti con Cosa nostra e in cambio chiedeva denaro. Anche dai conti di Marina Berlusconi. «La fantasia al potere giudiziario può avere un effetto boomerang», commenta Alfredo Mantovano del Pdl.