Berlusconi: siamo noi il partito dei cattolici

Il leader Pdl: "Il mondo dei credenti merita grande attenzione,
i loro valori sono i nostri. Comunanza sui temi etici". Sondaggio: il voto religioso premia il Pdl e penalizza
il Pd. Sul nodo alleanze: con Mastella chiuso ogni contatto. <a href="/a.pic1?ID=245116" target="_blank"><strong>E il popolo della libertà &quot;scrive&quot; il programma</strong></a>. Partecipa e <a href="/la_sp.pic1?SID=55&TIPO=18" target="_blank"><strong>dì la tua</strong></a>

nostro inviato a Bari

In piedi sull’ormai celebre predellino a salutare i sostenitori davanti all’Hotel Palace di Bari, Berlusconi preferisce non proferire parola. Ma l’espressione che gli si disegna in volto quando dalla piccola ressa si alza squillante l’ennesima critica a Casini («sputa nel piatto in cui ha mangiato») è piuttosto eloquente. Con tanto di sorriso compiaciuto ed esaustivo cenno del braccio indirizzato a un piccolo gruppo di cronisti appostato dall’altra parte della strada. Come a dire: «Visto? Capire come sono andate le cose è fin troppo ovvio per tutti...».
Il nome di Casini, però, il Cavaliere non lo pronuncerà mai. Né pubblicamente (durante il comizio in piazza San Ferdinando si limita a dire che «qualcuno ha scelto la strada dell’egoismo»), né tanto meno in privato. Pur avendone più d’una occasione. Raffaele Fitto, coordinatore azzurro pugliese, decide infatti di approfittare della visita dell’ex premier per presentargli l’ennesimo fuoriuscito dell’Udc, il consigliere regionale Copertino. Al settimo piano del Palace, pochi passi dalla suite di Berlusconi, i tre parlottano per un po’ insieme ad altri parlamentari pugliesi. E tutti concordano che l’arrivo di Copertino, già presidente della giunta regionale, in Puglia potrebbe aprire la strada a una vera e propria fuga di massa dall’Udc. Fatto di una certa rilevanza, se alle ultime politiche i centristi di Casini hanno scavallato solo dello 0,1 la soglia di sbarramento al Senato. Sull’ex presidente della Camera, però, neanche un cenno. «Il mondo cattolico - si preoccupa invece di dire ai suoi il Cavaliere - merita grandissima attenzione da parte del Popolo della libertà. Perché i loro valori sono i nostri, tanto che il Ppe per noi è un punto di riferimento». Eppoi c’è una «grandissima comunanza» anche sugli «aspetti etici». Come conferma il sondaggio di Renato Mannheimer sul Corriere della Sera di ieri, che dà al Pdl il 40% dei voti dei cattolici, mentre il Pd è in calo dopo l’ingresso dei radicali.
Berlusconi, dunque, punta con decisione al centro, soprattutto sulle questioni più care all’associazionismo cattolico. Se Cl è infatti schierata con il Pdl e l’Opus Dei pare più vicino al Pd, Rinnovamento dello spirito fa riferimento all’Udc, mentre Neocatecumenali e Focolarini hanno posizioni più sfumate. Insomma, al centro ci sono svariate centinaia di migliaia di voti (un 1-2% su scala nazionale) ancora incerti. Anche per questo, forse, nel programma il Cavaliere ha deciso di puntare su alcuni argomenti sensibili per il mondo cattolico. Elenca il senatore Alfredo Mantovano: «Il principio della famiglia naturale, la libertà di scelta tra scuola pubblica e privata, il quoziente familiare, il rilancio dei consultori come alternativa all’aborto, l’esclusione di ogni pratica assimilabile all’eutanasia». Questioni su cui il Pdl si concentrerà per tutta la campagna elettorale. Tanto che per il 7 marzo proprio Mantovano sta organizzando a Roma un dibattito su «Vita, famiglia, educazione» con Fini, Bondi, Ferrara, Mauro, la Roccella (portavoce del Family day e candidata con il Pdl) e la Di Pietro (presidente di Scienza e vita). Con l’idea, spiega, di «riprodurre l’iniziativa in tutti i capoluoghi italiani».
Quello in piazza, invece, è un Cavaliere decisamente più aggressivo nei confronti di Veltroni, segno che la campagna elettorale sta entrando nel vivo. Così, prima lo definisce un «novello Houdini» (perché «vuole illuderci che Prodi è sparito» mentre è ancora «il presidente del Pd») e poi lo attacca sul fronte del programma («vuole più tasse per favorire le loro clientele e le loro cooperative»). Sul futuro, invece, è cauto perché «ci lasciano un’eredità terribile» e bisognerà «tirarsi su le maniche magari anche con scelte impopolari». E ancora: «Governare in queste condizioni sarà difficilissimo, bacchette magiche non ce ne sono». Sibillino invece su Visco: «Se ha delle notizie, vada dalle autorità competenti piuttosto che raccontarle a un giornale amico». Lei ha da temere qualcosa?, gli chiedono. «Io - risponde - il Liechtenstein non so nemmeno dove si trova». E se su Alitalia si limita a dire che «bisogna pensare bene a cosa fare» perché «Malpensa è a rischio», ben più netto è sul nodo alleanze. «Con Mastella - spiega - è chiuso qualunque contatto».
L’Udeur, dunque, non farà parte del valzer delle candidature. Su cui sta già lavorando il tavolo di Forza Italia, con Bondi a fare da garante per il partito. Anche se, confida ai suoi il Cavaliere prima di lasciare Bari, «da lunedì dovrò metterci la testa». Come per il programma, «finirà che faccio tutto io». E ancora: «Pensate, giovedì alle due di notte ero ancora al telefono con Bossi per le ultime limature».