Berlusconi: "Sinistra, niente brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano

Scintille tra i leader del Pdl e del Pd. Il Cavaliere: &quot;Un Pd a capo del Senato? Solo se al Colle ci fosse qualcuno del centrodestra. Ma è un’ipotesi di scuola perché auguro lunga vita a Napolitano&quot;. Veltroni: <strong><a href="/a.pic1?ID=253614">&quot;Così ispira odio e offende lo Stato&quot;</a></strong>

Pescara - Passano i giorni per piazze e comizi e Silvio Berlusconi qualche piccolo acciacco inizia a portarselo dietro. Non solo «i graffi» e anche «qualche ematoma» dovuti «al vostro affetto», dice alle migliaia di persone che lo accolgono a Pescara sulle note di Meno male che Silvio c'è, ma pure un forte mal di gola dovuto al ripetersi pressoché continuo di comizi e interviste. Così, quando è sul palco da poco meno di mezz'ora e fa cenno ai consigli prudenti del suo medico («l'otorinolaringoiatra mi ha detto che sono pazzo a continuare così»), più d'uno pensa che il Cavaliere abbia finalmente deciso di allentare il ritmo, anche perché prima di tornare a Roma lo aspettano a Chieti per l'ennesimo bagno di folla serale («Mi accogliete come una rock star», dirà al suo arrivo). Invece no, quella dell'ex premier è solo una finta, visto che andrà avanti a parlare fino a dopo le otto di sera, per un totale di quasi un'ora e mezzo. E con buona pace delle migliaia di infreddoliti in attesa a Chieti, dove bisserà la performance pescarese. In mezzo, la solita carrellata di interviste radiofoniche e televisive, da Radio Anch'io a Omnibus fino ai tg di Rai e Mediaset. Ma, spiega Berlusconi, «io sono pazzo e vado avanti così». Anche se, ammette, ha deciso di passare alle maniere forti e per salvare la voce dopo giorni di «pastigliette al cortisone» passerà «al cortisone via vena».

La campagna elettorale, dunque, è al rush finale. E con ogni probabilità quelli abbruzzesi saranno gli ultimi due comizi del Cavaliere, visto che quello di Udine in programma venerdì pare destinato a saltare dopo la decisione di dare in diretta le interviste a Matrix di Berlusconi e Veltroni. Una campagna, dice il leader del Pdl, «iniziata senza pathos» ma che alla fine ha visto «alzarsi i toni anche da parte nostra».

E l'ultima polemica è ancora una volta sul Quirinale, per quella che Berlusconi definisce una semplice «ipotesi di scuola». La domanda che scatena la querelle è sulla possibilità di concedere una delle presidenze delle Camere all'opposizione in caso di vittoria. Risposta di Berlusconi: «Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra». E ancora: «Se tuttavia, avendo loro anche il Quirinale, il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all'opposizione. Ma questo è un puro esempio di scuola». Anche perché, aggiunge, «porto stima al capo dello Stato con cui non ho mai avuto un minuto di contrasto». Anzi, «da lui ho sempre avuto una accoglienza molto rispettosa, e credo che la stima che gli porto sia ricambiata».

La miccia, però, è innescata. E se il Quirinale si limita a un «no comment», Veltroni accusa il Cavaliere di «avvelenare il clima democratico del Paese». A Pescara, intercettato dai cronisti, Berlusconi torna sulla questione: «Volevo solo dire che se il capo dello Stato l'avessimo eletto noi e non la sinistra sarebbe doveroso dare all'opposizione la seconda carica dello Stato. Tutto qui e lunga vita a Napolitano».

Nel comizio, poi, il Cavaliere torna a criticare Veltroni: «Sapete come lo chiamano a Roma? Il Sor bucìa, perché ne dice una al giorno. Per quello non nomina mai il mio nome, dovrebbe dire insieme due verità: Silvio e Berlusconi». E insiste sui brogli, perché «la decisione di non ristampare le schede è l'ultimo pasticcio del governo Prodi». Il Cavaliere, dunque, ringrazia il capo dello Stato «per il suo impegno a vigilare sul voto», ma si appella anche al suo competitor: «Mi auguro che Veltroni si assuma davanti al Paese l'impegno di garantire la regolarità del voto rinunciando a ogni tentativo di broglio».
Con tanto di vademecum: «Le schede bianche dovrebbero essere subito bollate con un timbro al momento dello spoglio». No, invece, alla grande coalizione che è una ipotesi «non realistica perché siamo in forte vantaggio». Poi, torna sui test psicoattitudinali per i magistrati: «Succede per tante categorie professionali. Eppoi sono accaduti episodi incredibili di giudici condannati per infermità mentale che sono rimasti a fare i giudici». E replica alle critiche di Casini: «Non ho ancora capito perché se n'è andato. E dire che è stato trattato con tutte le delicatezze possibili. A partire dal '94, quando non aveva casa e gliela abbiamo data. Poi, per cinque anni, è stato la nostra spina nel fianco quando eravamo al governo. Altro che Bossi con il quale non ci sono mai stati problemi».