Berlusconi: sui cinque punti non tratto Se Fini fa un partito tradisce gli elettori

Il premier al vertice Pdl: "Non mi farò logorare". E detta le priorità:
oltre al processo breve, un ddl restrittivo sull’immigrazione Affondo su
Fini: "È mal consigliato. E se fonda un partito tradisce gli elettori".
L’ipotesi di allargare la squadra a Udc e Api. <a href="/interni/fini_ha_ammesso_voler_logorare_cav_giallo_vespa/22-08-2010/articolo-id=468369-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>&quot;Fini ha ammesso di voler logorare il Cav&quot;. Giallo su Vespa</strong></a>. La tattica dei finiani: <a href="/interni/la_tattica_finiani_tormentare_silvio/22-08-2010/articolo-id=468522-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>tormentare Silvio</strong></a>

Roma Il pacchetto è all inclusive, un po’ come le offerte last minute di metà agosto. O tutto o niente. E visto che al piano nobile di Montecitorio qualcuno s’era illuso che sui cinque punti ci fosse un qualche margine di manovra - quel 5% evocato da Bocchino - nella seconda giornata consecutiva di vertici-fiume a Palazzo Grazioli Berlusconi decide di mettere le cose in chiaro: «Il documento va preso al 100%, altrimenti è tutto finito». Insomma, Fini si levi dalla testa il copione del ddl intercettazioni perché il premier non è disposto a cedere di un metro. D’altra parte, è la sua convinzione, l’unico obiettivo dell’ex leader di An è quello di «logorare la maggioranza» e per farlo è pronto a sfruttare qualsiasi spiraglio. Questa volta, però, «non ci saranno né spiragli né esitazioni». Perché, spiega Berlusconi durante il vertice, «non mi farò consumare dallo stesso virus che colpì Prodi», macerato per due anni dalle contraddizioni interne alla sua maggioranza. E dunque «prendere o lasciare».
Ed è anche per questo che il premier ha iniziato a guardarsi intorno e a ragionare su un eventuale allargamento della maggioranza. A singoli parlamentari che possono arrivare dal gruppo misto o dall’area centrista, certo, ma anche un’operazione più strutturale non sarebbe un tabù. Come dimostrano le regionali, spiega Berlusconi ai suoi, l’Udc - ma il discorso vale anche per l’Api di Rutelli - prende più voti quando sta con il centrodestra. Qualcosa, insomma, potrebbe muoversi anche perché non è passato inosservato il «soccorso» di Casini che qualche giorno fa - proprio mentre Napolitano scendeva in campo pro-Fini - ha bocciato l’ipotesi di governi di transizione senza Pdl o Lega. In realtà, l’ipotesi che l’Udc passi a sostenere il governo sembra ancora remota, mentre è più plausibile un sostegno su alcune votazioni chiave. D’altra parte, anche Casini inizia a temere il voto anticipato, soprattutto se dovesse andare avanti il progetto centrista con Montezemolo e Fini. Che rischia di portare in dote al Partito della Nazionale non solo l’appartamento di Montecarlo ma pure tutte le polemiche che l’hanno seguito.
Lo show down, dunque, arriverà nelle prossime settimane. Anche perché il Cavaliere non ha alcuna intenzione di aspettare dicembre, quando - ne è più che convinto - la Consulta boccerà il legittimo impedimento e ripartirà dunque il processo Mills (con condanna prevista per marzo). Non è un caso che i distinguo di Granata («sì al processo breve se è per velocizzare la giustizia, no se serve a fare arrivare i giudizi in prescrizione») non facciano che irritare Berlusconi al punto dal non nominarlo neanche. «Uno dei soliti tre», è l’espressione che usa il premier durante il vertice (gli altri due «cattivi consiglieri» di Fini sono Bocchino e Briguglio) per ironizzare sull’ennesima differenziazione. Perché è vero che il processo breve serve anche a «salvare» il premier dal caso Mills, ma non si può fingere di non sapere - spiega il Pdl Napoli - che questo processo è in piedi solo perché i pm hanno rivisto il codice e fatto scattare la prescrizione non da quando Mills avrebbe preso la tangente ma da quando avrebbe iniziato a spenderla. «Una cosa mai vista prima», insiste il vicecapogruppo del Pdl alla Camera. Questo e altro ancora dirà il premier nell’intervento alle Camere che pensa di fare contro la «giustizia politicizzata».
Il giusto processo - come già approvato al Senato con i voti dei finiani - sarà dunque parte integrante della mozione su cui chiedere la fiducia, con espresso riferimento al ddl e con tanto di timing. Ma siccome Berlusconi sa bene che non si tratta di un provvedimento di grande appeal è deciso ad accelerare anche su altri fronti. Probabilmente quello dell’immigrazione, gradito agli elettori non solo di centrodestra e ostico per il new deal di Fini. Un terreno su cui il tanto evocato programma di governo consente anche di nicchiare alla Lega visto che prevede il «contrasto agli insediamenti abusivi di nomadi», «l’allontanamento di tutti gli irregolari» e pure «incentivi per scuole, associazioni e oratori» per «la conoscenza di lingua, cultura e leggi italiane da parte degli immigrati». Insomma, non è escluso che un ddl in materia possa affiancare il processo breve tra le priorità dei prossimi mesi. Sempre che Fini - atteso il 5 settembre alla festa Tricolore di Mirabello - non decida di accelerare. Se facesse un partito - dice ai suoi il Cavaliere - sancirebbe il «tradimento degli elettori» e lo strappo finale.