Bersani frustrato per i gay si scaglia su Grillo

Il partito ritrova l'unità solo grazie a una battuta contro la Bindi. Ma sulle nozze omosex è guerra

Sotto il tappeto, la zuffa nel Pd sui gay imperversa. Beppe Grillo ieri è stato soltanto un parafulmine. Nella difesa a spada tratta delle coppie omosessuali, e per sbertucciare il partito di Bersani, il leader del Movimento 5 stelle domenica aveva scritto una battutaccia su Rosy Bindi: «Lei problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti».
L'equazione nel partito democratico è scattata subito: Grillo è come Berlusconi. Anzi, «è più volgare», lo affonda Pier Luigi Bersani, che non parla del caos tra i suoi, ma sul comico genovese è invece ciarliero: «Le parole di Grillo nei confronti di Rosy Bindi sono indecenti: sono il segno di un maschilismo e di una volgarità di cui pensavamo avesse dato miglior prova Berlusconi, ma evidentemente al peggio non c'è limite».
Il capo del M5s «è un maschilista arrogante, un demagogo violento - si è avventata Marina Sereni, vicepresidente dell'Assemblea nazionale del Pd - Era già accaduto con Berlusconi presidente del Consiglio. Più Grillo parla e più la somiglianza culturale tra i due si mostra in tutta la sua evidenza».
Per qualche ora Grillo ha quindi distolto l'attenzione dagli accoltellamenti interni al Pd, come capitava tante volte con Berlusconi. Per i democratici in rissa alla fine è stato quasi un sollievo. Mai come in questa occasione le differenze sono venute allo scoperto. Da una parte Rosy Bindi e i cattolici, che all'assemblea nazionale di sabato hanno proposto (ottenendo la maggioranza) una mozione soft sulle coppie di fatto. Dall'altra i 38 contrari, che pretendono una legge che consenta una formula simile al matrimonio anche per le coppie gay. In un'intervista a Repubblica, il senatore Ignazio Marino diceva ieri che Rosy Bindi vede il mondo «con le lenti del novecento». Dalla parte opposta, tra i cattolici, Beppe Fioroni rivendica: «Il vincitore morale dell'altro giorno sono stato io». Il dibatto sui similmatrimoni omosessuali «è chiuso».
Oltre a sedare le tempeste in casa propria, Bersani tra l'altro deve dare qualche risposta anche a Casini. Udc e Pd meditano l'alleanza per le politiche, ma il problema sono sempre i gay: «Per noi è impossibile parlare di matrimoni gay - chiarisce Casini - Su questo non sono previsti cambi di rotta, né oggi né domani». Sui «temi eticamente sensibili non si creeranno alleanze politiche».
L'uscita di Grillo non è piaciuta comunque a nessuno. Giuliano Ferrara lo liquida con un «ce l'ha piccolissimo», riferito non al cervello: il comico è «un puttaniere». L'Italia dei Valori coglie la palla al balzo. Se Grillo «rappresenta il cambiamento - attacca il capogruppo alla Camera Massimo Donadi - allora l'Italia ha davanti a sé tempi davvero duri».
Ma intanto la polemica interna al Pd ribolle. I 38 che hanno votato «no» alla mozione Bindi lentamente si fanno avanti pubblicamente. «Dopo le polemiche sui diritti delle coppie omosessuali nell'assemblea nazionale - dichiara Paola Concia, tra le promotrici della mozione più estremista - apprendo oggi dai quotidiani che Bersani mi avrebbe chiamata “a rapporto”. Stento davvero a crederci; non è nello stile del segretario e tanto meno in quello del Pd».
Il partito in realtà è in fermento. «Siamo alla dittatura delle minoranze? - chiede il senatore Lucio D'Ubaldo, membro della Direzione nazionale - Quasi all'unanimità abbiamo respinto l'ipotesi delle nozze gay. Forse deve valere comunque il parere delle minoranze?».
Dall'altro fronte, si continua ad attaccare Rosy Bindi. La presidente del partito ha minimizzato i 38 «no» di sabato alla sua proposta sui diritti civili. E invece quei 38 «rappresentano il 30 per cento circa dei votanti - sottolinea il deputato Sandro Gozi - I presenti infatti erano circa 370, di cui almeno 150 invitati, ma senza diritto di voto. E neppure dei 120 aventi diritto di voto tutti hanno votato».