Bimbi carbonizzati in casa Il papà diceva: «Li ammazzo»

Davide e Andrea, 9 e 12 anni, erano in camera col papà quando è scoppiato l'inferno. Forse stavano dormendo, o almeno così sperano tutti, a cominciare dalla mamma, Enrica Patti, che da quando, quattro anni fa, si era separata dal marito, Pasquale Iacovone, 40 anni, aveva avviato una battaglia legale per allontanarlo definitivamente da sè e dai figli. Alle 10 di ieri mattina è finito tutto. Prima un boato, fortissimo, poi le fiamme che si sono divorate quel piccolo appartamento al piano terra della palazzina del centro di Ono San Pietro, paesino del Bresciano in Val Camonica.
Davide aveva appena terminato la terza elementare, Andrea era pronto per andare in terza media: per loro non c'è stato niente da fare, i loro corpi sono stati trovati carbonizzati. Il padre, che dormiva vicino alla porta finestra, è stato trascinato fuori da un vicino che aveva scorto la gamba: è ustionato nel 90 per cento del corpo e solo un miracolo potrà farlo uscire vivo dal reparto grandi ustionati dell'ospedale di Padova dove è stato ricoverato.
«A nessuno venga in mente di parlare di incidente - attacca Pierluigi Milani, il legale della madre dei due bambini -. Questa è una tragedia annunciata. C'erano almeno dieci denunce di stalking a carico di quest'uomo. E proprio l'altro giorno era stata fissata la prima udienza di un processo che avrebbe dovuto iniziare a ottobre».
Le accuse sono pesanti ma, al momento, non si esclude alcuna ipotesi e il pm, Eliana Dolce, ha aperto un fascicolo per duplice omicidio a carico di ignoti. I carabinieri di Breno confermano l'esistenza delle denunce e rivelano che a carico di Iacovone c'era un provvedimento restrittivo che gli impediva di avvicinare l'ex moglie. In più occasioni, anche davanti ai bambini, l'uomo l'aveva minacciata di morte brandendo un coltello e questo aveva indotto il magistrato a intervenire. Nonostante tutto, per tre giorni alla settimana poteva stare con i figli, ai quali voleva un gran bene, almeno a giudicare dalle affermazioni, miste ad altre molto meno benevole nei confronti dell'ex consorte, e dalle foto che pubblicava su Facebook.
Chissà cosa è successo davvero ieri mattina a Ono San Pietro? «Qualcuno mi ha detto che ha sentito uno scoppio prima che divampasse l'incendio - racconta don Pierangelo, parroco del paese -. La casa vista dall'esterno mostra solo qualche segno di fumo. Il fuoco ha distrutto solo l'interno. So che i genitori erano separati e che i bambini erano in casa con il padre nell'appartamento in affitto. Questa è una tragedia che colpisce l'intera comunità».
I vigili del fuoco stanno verificando le possibili cause dell'incendio. In un primo momento sembrava che potesse essere collegato a una tanica di gasolio trovata vuota in garage, ma i carabinieri hanno escluso questa ipotesi: sarebbe stata svuotata tanto tempo fa, come dimostrerebbe la polvere trovata sulla superficie. Restano quindi in piedi sia l'ipotesi colposa, sia quella dolosa. L'appartamento è servito dalla rete di distribuzione del gas, non c'è bisogno di bombole. Non si capisce perciò come l'incendio possa essere divampato in camera. Diventa decisiva, a questo punto, l'autopsia prevista per oggi: dalla presenza o meno di fumo nei polmoni dei bambini si capirà se la causa della morte debba essere imputata all'incendio o se invece il rogo possa essere stato scatenato successivamente.
«Prima di fare qualsiasi analisi - mette le mani avanti il sindaco di Ono san Pietro, Elena Broggi - dobbiamo capire esattamente quello che è successo. So che la separazione era stata pesante che i rapporti tra i due coniugi erano rimasti tesi. La madre dei bimbi aveva denunciato minacce e temeva che l'ex marito potesse fare qualcosa».
Su Facebook Iacovone aveva postato una foto con uno schiacciasassi che passa sopra una donna con la frase «non sono il genere di persona che porta rancore, io ci passo sopra a certe cose». Sui figli, invece, solo frasi tenere e orgogliose per la loro attività calcistica.Ma c'è un particolare inquietante che racconta il legale della madre: a giugno dello scorso anno e Iacovone stava partendo per le vacanze. Erano i 15 giorni che gli spettavano con i figli. La donna restò di ghiaccio quando lui le disse: «Ora me li porto 15 giorni al mare e poi non li vedrai più. Li ammazzo».