Bisogna mettere le redini ai nuovi arroganti del fumo

di Manila Alfano

Sono come i profumatori d'ambiente nei luoghi chiusi, come l'alberello profumato apena aperto lasciato in macchina. Non è che fanno male, solo danno molto fastidio. Così è anche per il fumo delle sigarette, anche se sono elettroniche, anche se ti dicono che no, non sono dannose per la salute (per ora). Ma forse, la più grave colpa della e-cig è un'altra, quella di aver creato il nuovo imperturbabile e tronfio fumatore tipo: il prepotente, quello certo di avere ragione, convinto di non dover subire rimproveri. Erano anni che non si sentiva così nel giusto di poter tirare e boccheggiare in libertà. Respinto negli angoli più angusti, buttato fuori dai locali pubblici, rinchiuso nelle salette degli uffici, il fumatore aveva finito per sentirsi una razza in estinzione. Con la sigaretta elettronica è arrivata la rinascita, anzi la rivincita su un mondo che credeva di aver spazzato via i fumatori. Così oggi, fiero e spavaldo fuma. È inattaccabile e lo sa, estrae la sigaretta-che-non-fa-male e aspira a grandi boccate; emette grandi nuvole di vapore con soddisfazione impareggiabile. E lo fa ovunque, davanti ai cartelli «vietato fumare». In treno, al cinema, in ufficio. Lui ora può. E la goduria che prova nel rigurgitare nuvole di fumo in un angusto e affollato studio medico è qualcosa di sublime. Con occhio supponente osserva gli altri infastiditi e sì, se ne frega. La legge è dalla sua parte. Fino ad ora.