Bomba alla scuola C'è un nome per il complice di Vantaggiato

Spunta il nome di un possibile complice di Giovanni Vantaggiato (nella foto), l'autore dell'attentato alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi, lo scorso 19 maggio. A farlo, venerdì scorso, sarebbe stato Cosimo Parato, l'uomo accusato di truffa dallo stesso Vantaggiato, e rimasto vittima di un grave attentato dinamitardo (del quale dopo l'arresto si è autoaccusato proprio l'unabomber salentino) nel febbraio 2008 nel cortile della sua casa, a Torre Santa Susanna. Parato, interrogato come parte lesa in reato connesso, avrebbe paventato la presenza del complice ricostruendo quell'attacco, e non l'attentato alla scuola, del quale avrebbe detto di non sapere niente. E ipotizzando moventi e logistica della «prima bomba», piazzata in un cestino da bicicletta e fatta esplodere a distanza, Parato avrebbe fatto un nome e un cognome, fornendo dettagli preziosi. I nuovi particolari emersi nell'interrogatorio sono al vaglio degli inquirenti, non solo per accertare le responsabilità di quel gesto, ma anche perché se fosse dimostrato che nel 2008 Vantaggiato aveva colpito con l'aiuto di qualcuno, verrebbe rilanciata l'ipotesi che anche nella lunga preparazione della tentata strage alla Morvillo Falcone, il pensionato potrebbe non aver «lavorato» da solo. Gli inquirenti, d'altra parte, non avevano mai scartato del tutto la pista del complice, anche perché il killer nei suoi interrogatori sembrava essersi tradito con il frequente uso del plurale, dettaglio ridimensionato a «intercalare» dal suo legale. Di certo, sarebbe una svolta già accertare che nella prima occasione in cui Vantaggiato ha utilizzato esplosivi per colpire un suo «nemico», l'abbia fatto non da lupo solitario, ma lavorando con un complice. Un dettaglio che, a prescindere dal nome, disegnerebbe un nuovo modus operandi del pensionato, che fino a oggi ha sempre dichiarato di aver architettato e messo in atto tutti i suoi colpi in perfetta solitudine.
Buone notizie anche da Pisa: una delle ragazze ferite gravemente nell'attentato del 19 maggio, Veronica, è stata finalmente dimessa dal centro grandi ustionati, dopo 50 giorni di ricovero e cinque interventi chirurgici.