Borse sotto attacco: Milano evita il crollo

Milano Il temuto lunedì nero è arrivato: le Borse di tutta Europa hanno vissuto una giornata di passione e gli spread sono volati alle stelle. Al centro della tempesta, ancora una volta, la Spagna: Madrid, per bocca del ministro dell'Economia Luis de Guindos, esclude l'eventualità di un salvataggio integrale, attribuendo le convulsioni sul debito spagnolo ai «comportamenti irrazionali» dei mercati. Ma non convince gli economisti, e di riflesso i mercati, che vedono l'incubo default prendere sempre più corpo.
La febbre spagnola ha contagiato tutti i mercati, ma più gravemente Milano. Piazza Affari è apparsa sotto attacco, arrivando a perdere più del 5%, al di sotto del minimo storico datato 9 marzo 2009: in caduta libera i bancari, colpiti in modo diretto dalle tensioni sul mercato del debito sovrano, con diversi titoli, tra i quali Unicredit e Intesa, sospesi per eccesso di ribasso.
Per evitare il bagno di sangue è intervenuta la Consob, che ha reintrodotto il divieto di vendite allo scoperto sui titoli bancari e assicurativi - applicato per la prima volta un anno fa - per l'intera settimana. Mossa immediatamente imitata dall'Autorità spagnola di Borsa, la Cnmv, che ha deciso addirittura uno stop di tre mesi. L'annuncio ha abbassato la febbre dei mercati: a Piazza Affari sono immediatamente scattate le ricoperture sui titoli bancari, in testa Mps e Unicredit, e gli indici hanno ripreso a salire: alla fine il Ftse Mib ha chiuso con una perdita del 2,76%, meglio di altre Borse europee, non protette dallo stop allo «short selling». La maglia nera è andata infatti a Francoforte (-3,18%); Londra ha perso il 2,09% e Parigi il 2,89 per cento. Meglio è andata a Madrid che ha chiuso perdendo solo l'1,1 per cento: a picco invece Atene (-8,1%). È tornata infatti sui mercati la paura, sulla scia di indiscrezioni diffuse da Der Spiegel, che i creditori internazionali possano lasciare Atene al suo destino, nonostante le rassicurazioni del Fondo Monetario Internazionale, che ha annunciato l'avvio di un nuovo audit.
Sotto pressione anche l'euro, che ha toccato i minimi da due anni sul dollaro e dal 2000 sullo yen. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi si è impennato fino a 529 punti base per assestarsi a 515 mentre quello fra Bund e Bonos spagnoli ha sfondato quota 630, record storico, chiudendo poi a 627 punti base. E, a mercati chiusi, è giunta una nuova doccia fredda da Clearnet, la principale società di compensazione al mondo, che ha aumentato i margini sui Btp e i Bonos, rendendoli quindi un investimento meno attraente.
Il riaccendersi dell'alta tensione sulla crisi dei debiti pubblici nell'area euro, nonostante le misure recentemente concordate dai governi, rimette in prima linea la Banca centrale europea. Il numero uno dell'Eurotower Mario Draghi ha incontrato il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, per quella che ufficialmente è stata definita una «colazione di lavoro» programmata da tempo. Sul tavolo doveva esserci il meccanismo unico di supervisione delle banche, strumento indispensabile per procedere alla ricapitalizzazione diretta degli istituti di credito di cui la Spagna ha urgentemente bisogno. A giugno i leader Ue hanno deciso di affidarlo alla Bce per eliminare un'importante causa dell'incertezza che domina sui mercati. Ma la speculazione viaggia a una velocità ben superiore a quella delle istituzioni Ue che hanno previsto la realizzazione di questo nuovo sistema solo a fine anno. È molto probabile quindi che i numeri uno di Francoforte e Bruxelles abbiano esaminato anche altre questioni urgenti, come il ruolo della Bce nel contrastare la crisi. Tanto più dopo i pressanti richiami a intervenire arrivati dal Fmi, senza contare le pressioni ancora più esplicite del governo spagnolo. Il Fondo monetario ritiene che la Bce abbia la possibilità di contribuire al calmieramento dei mercati riattivando gli acquisti di bond, o effettuando nuove aste di rifinanziamento a favore delle banche. Tuttavia le pressioni esterne potrebbero irritare i banchieri centrali di Francoforte, che potrebbero leggerle come attentati all'autonomia dell'istituzione. Secondo molti economisti, il modo più efficace per riportare un po' di stabilità sarebbe affidare alla Bce il ruolo di garante di ultima istanza: ma fino a quando non ci sarà anche una vera unione di bilancio tra i Paesi dell'Eurozona, Berlino non vuole neanche sentirne parlare.