Brescia boccia il sindaco che l'ha rilanciata

Il Pdl era al governo in città: appena inaugurata la metro e l'economia funziona

Brescia - Sventolano le bandiere rosse di Sel e Cgil sotto il porticato della Loggia, s'intona Bella ciao, i militanti indossano magliette con la scritta «Del Bono sindaco». La sinistra esulta per aver eletto sindaco un ex democristiano, Emilio Del Bono, che avrà come vice un'ex socialista, Laura Castelletti. Nel 1992, Prima Repubblica, il primo era consigliere comunale della Balena bianca e la seconda segretaria provinciale del Movimento giovanile del Psi craxiano. Va bene così, Brescia è espugnata, una delle capitali dell'industria italiana torna sotto l'ala del centrosinistra, è vendicato il comizio di Silvio Berlusconi che fu violentemente contestato un mese fa.
Il ballottaggio di Brescia è stato impietoso con il centrodestra. Cinque anni fa Adriano Paroli, allora deputato (poi dimissionario per il doppio incarico) vinse al primo turno, sull'onda della trionfale affermazione del Cavaliere dopo i due anni di Romano Prodi. Era il primo sindaco bresciano a tagliare il traguardo senza passare per il confronto diretto: oggi è il primo sindaco a non essere riconfermato per un secondo mandato. Al ballottaggio Del Bono ha avuto il 56,5 per cento, Paroli il 43,5. Quindici giorni fa erano separati da poche decine di voti, oggi da un abisso: 12mila. Con un'affluenza alle urne che, tutto sommato, ha retto: dal 65,5 per cento di due settimane fa al 59,3 di ieri. Un calo fisiologico nel secondo turno.
Brescia è il simbolo del paradosso del centrodestra, che avanza nei sondaggi nazionali e arretra nelle periferie. Una città ricca, piena di bei negozi, tempio della finanza «bianca», con una metropolitana nuova di zecca, che conosce ancora l'espansione edilizia ed è riuscita a integrare migliaia di lavoratori stranieri. Questo polmone del Nord produttivo ha voltato le spalle ai moderati del centrodestra.
A sinistra si sono mossi bene. Del Bono ha calamitato le liste civiche, ha incassato l'apparentamento con la Castelletti (6mila voti sicuri), ha cavalcato l'onda della protesta che punisce chi sta al potere e ha strizzato l'occhio ai grillini che chiedevano attenzione all'ecologia. Ma i Cinque Stelle a Brescia sono il 7 per cento. Questo è stato un duello tra Pd e Pdl. La campagna elettorale è stata feroce. I due partiti che reggono il governo nazionale se le sono suonate senza pietà e nell'ultimo faccia a faccia i rivali non si sono scambiati la stretta di mano finale.
Se c'è un dato che deve preoccupare il Pdl è il risultato nella circoscrizione Centro, tradizionale roccaforte dei moderati: anche lì ha prevalso Del Bono, sia pure con uno scarto più risicato (51,3 contro 48,7). La Lega Nord è quasi sparita e al Pdl non basta coalizzare Fratelli d'Italia e frammenti vari di Udc, pensionati e qualche civico. L'assessore uscente Maurizio Margaroli parla di «cattiva comunicazione»: è un ritornello già sentito, «non siamo stati capaci di comunicare tutto ciò che di buono abbiamo fatto». Paroli invece lamenta una tendenza nazionale: «Paghiamo le larghe intese e l'effetto astensionismo - ha commentato ieri a caldo - io sostengo con convinzione il governo Letta, ma i nostri elettori non digeriscono l'appoggio a un esecutivo guidato dal Pd». Eppure sembrava proprio il Pd il partito più penalizzato dalla «strana maggioranza». E poi era stato lui, Paroli, cinque anni fa, a sfruttare al meglio il vento favorevole che gonfiò generosamente le vele del centrodestra in tutta Italia.
Il sindaco uscente ha lavorato molto, ma è stato inchiodato a ciò che non ha fatto. Le difficoltà a gestire le nomine nelle municipalizzate sono diventate l'ennesimo esempio della «casta» al potere. L'inquinamento nella zona della Caffaro, sito industriale chiuso da trent'anni che ha avvelenato acque e terreni, è stato addebitato a Paroli come fosse lui il responsabile del disastro. Mentre il centrodestra metteva in mostra la metropolitana e la correttezza dei bilanci, Del Bono ha cavalcato la crisi, ha parlato di lavoro e ambiente: pensava di vincere ma, ha confessato, «con un margine inferiore». Lo accompagna il viatico del sindacalista Marco Fenaroli, portabandiera della sinistra operaia e futuro assessore: «Oggi festeggiamo, ma da domani si comincia a piangere». Già, adesso tocca a lui.

Commenti

lorenzo464

Mar, 11/06/2013 - 12:16

comunque come, giustamente, non è colpa di Paroli, la questione Caffaro, nessun merito va a Paroli per la metropolitana

killkoms

Mar, 11/06/2013 - 13:58

puro sadomasochismo padano,ma avranno modo di ricredersi!

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 11/06/2013 - 16:58

La sconfitta è colpa di Bossi, che ha indebolito la Lega e che ha fatto mancare l'appoggio al PDL.