Bruciano e uccidono, nessuno li punisce

Per i piromani pene lievi, spesso se la cavano con una denuncia. Negli ultimi due mesi hanno provocato la morte di 14 persone e distrutto milioni di ettari. Solo 13 arrestati, molti sono già fuori

Una strage senza colpevoli. A sette anni dall’entrata in vigore del reato di incendio boschivo, punito dall’articolo 423 bis del Codice penale, con un massimo di quindici anni di carcere, c’è stata solo una condanna definitiva. In questo arco di tempo tutte le altre sentenze o per cavilli o perché gli imputati hanno scelto il patteggiamento non sono mai arrivate in Cassazione. Mentre in altri casi il reato è stato derubricato. Un risultato a dir poco sconfortante. Perché spesso i piromani in carcere ci stanno solo il minimo indispensabile o, denunciati, non la vedono nemmeno una cella. Come il tedesco che ha incendiato il Parco del Pollino, che è già tornato in Germania da libero cittadino. O come il pastore di Fondi, Giuseppe Di Girolamo, fermato con decine di inneschi pronti, ma scarcerato subito dopo perché non considerato in flagranza di reato, che è tornato in carcere solo in seguito ad una sollevazione popolare.
Quando nei paesi c’era soltanto il gusto della burla, o tutt’al più della bravata, quelli che giocavano con la scatola dei cerini erano soltanto degli svitati. Pericolosi, certo. Ma disposti a ravvedersi subito dopo un paio di ceffoni ben assestati da genitori o amici. Ora, nell’Italia sfregiata dalla linea di fuoco che, nell’estate dei roghi più tragici, attraversa soprattutto Calabria, Sicilia, Puglia e Sardegna gli svitati non ci sono più. Ci sono soltanto delinquenti. Che come tali devono essere trattati. Delinquenti - come ha tuonato avant’ieri il capo della Protezione Civile Bertolaso - che devono essere arrestati, processati e soprattutto tenuti in carcere.
Eppure ci stanno provando le forze dell’ordine a catturare i nuovi delinquenti di questa estate di fiamme. Dal 31 luglio sono state arrestate dai carabinieri 13 persone e denunciate oltre una sessantina. Mentre, dall’inizio dell’anno al 13 agosto, gli uomini della Forestale hanno arrestato sei persone e 168 ne hanno denunciate a piede libero. Il bollettino di una guerra infida contro nemici che sembrano volatizzarsi anche nelle rare eccezioni in cui vengono catturati, scorre sul sito internet del Corpo della Forestale. Giorno dopo giorno. Drammaticamente. Citiamo a caso: 27.06.2007 - Incendi: 600 le chiamate oggi alla Forestale; 27.06.2007 - Incendi: Reggio Calabria, denunciati due agricoltori per incendio colposo; 24.07.2007 - Incendi: 11.400 le chiamate; 24.07.2007 - Canadair precipitato:la Forestale ritrova numerosi ordigni incendiari sul luogo della tragedia; 23.08.2007 - Incendi: 304 roghi e oltre 900 chiamate giunte alla Forestale.
È un bilancio che non si riesce ad aggiornare, perché, mentre scriviamo queste righe, ci sono boschi che bruciano, c’è qualcuno che ha appena appiccato il fuoco. Così, con la Sicilia che si è trasformata in una torcia e il nuovo dramma di Patti che ha portato a quattordici le vittime di questa strage continua di cui nessuno sembra accorgersi, è già datato. Eppure le cifre erano già sufficientemente allarmanti. Dal primo Gennaio al 13 Agosto 2007 - riferiva settimana scorsa la Forestale - ci sono stati 5.095 incendi boschivi che hanno devastato 88.902 ettari. Rispetto allo stesso periodo del 2006 quando i roghi erano stati 3.611, c’è stato un aumento del 40 per cento. In aumento (+260 per cento) anche la superficie totale percorsa dalle fiamme che passa da 24.771 ettari del 2006, agli attuali 88.902. Anche i boschi andati in fumo sono notevolmente aumentati (+300 per cento) rispetto a quelli bruciati nello stesso periodo del 2006 (10.165 ettari del 2006 contro i 41.166 del 2007). Ecco la strage di cui nessuno sembra accorgersi.