A Bucarest c'è lavoro, i romeni non lo vogliono

Il console organizza un incontro per assegnare 22mila posti di lavoro. Si presentano in 20: meglio vivere di espedienti in
Italia. L’offerta di contratti a tempo indeterminato convince pochi a rimpatriare

Torino - Un flop, un autentico flop. L’incontro torinese tra i rappresentanti delle aziende di Bucarest e i romeni che vivono in Italia è miseramente naufragato. I primi chiedono ai connazionali residenti in Italia di tornare nel proprio Paese d’origine e per convincerli mettono a disposizione ventimila posti di lavoro, i secondi rispondono «picche» e non si presentano. Erano appena una ventina i partecipanti all’incontro organizzato nel capoluogo piemontese nel weekend appena trascorso. Venti romeni su un totale di 45mila residenti in città. «Evidentemente - commenta un rappresentante dei romeni a Torino -, i miei connazionali che vivono qui non hanno alcuna intenzione di tornarsene in Romania, segno che per loro va tutto a gonfie vele». Il sogno italiano, insomma, resiste. Nonostante tutto.

L'incontro con i romeni di Torino è stata la seconda edizione, dopo quella organizzata a Roma lo scorso 23 febbraio. Un appuntamento per far incontrare domanda e offerta, con un boom di richieste provenienti dai settori dell'edilizia, del commercio, delle telecomunicazioni e del terziario. «La Romania - spiega un rappresentante del ministero del Lavoro - è in forte espansione economica e la disoccupazione è scesa al 3,9 per cento. Stiamo vivendo un periodo positivo, come non accadeva da troppo tempo». Il lavoro c'è, insomma. Ma mancano gli uomini. Eppure, ai romeni che vivono in Italia tutto questo non sembra interessare. Dopo l'incontro del febbraio scorso, infatti, sono stati appena un centinaio coloro che hanno deciso di accogliere l'invito del proprio Paese. Ad attenderli, in Romania, c’è un posto di lavoro a tempo indeterminato nel settore delle costruzioni.

«Ma gli stipendi da noi sono ancora troppo bassi - si lamenta Costel, un artigiano che da otto anni vive a Torino -. Partono da un minimo di 300 euro e difficilmente arrivano a mille. Qui da voi si guadagna di più, non c’è paragone». Questo è vero, ma solo in parte: se da un lato è vero che gli stipendi romeni sono inferiori a quelli italiani, dall’altro è certo che la Romania sta vivendo un periodo di forte boom economico, e che gli stipendi aumentano costantemente di anno in anno: un momento di forte sviluppo che molti romeni perderanno l’occasione di cavalcare, preferendo una vita ai margini del benessere in un Paese straniero. Senza considerare poi che in realtà in Romania al giorno d’oggi sono molto richieste anche figure professionali specializzate: medici, ingegneri, avvocati, e architetti. «Sì, ma da noi - sottolinea - sono ancora troppe le cose che non funzionano, a partire dai servizi, carenti, per finire con la mancanza di sicurezza».

Già, la sicurezza. «In Romania ci sono ancora troppi pericoli e molti di noi non si sentirebbero al sicuro. C’è troppa delinquenza». Sarà, ma i dati dicono il contrario: la forte emigrazione dalla Romania ha portato via anche tanta criminalità. Che in parte è approdata da noi, visto che gli indici di comportamenti delinquenziali riscontrati in Italia da parte di cittadini romeni sono dieci volte maggiori rispetto a quelli registrati in patria.