Il buonismo aziendale adesso non paga più Conviene rigare dritto

Se non hai una Fiat non posteggi in azienda. È la regola in vigore nello stabilimento Sevel (Società Europea Veicoli Leggeri, gruppo Fiat Automobiles) del comune abruzzese di Atessa, che impedisce ai dipendenti di parcheggiare la propria vettura se questa non è prodotta dal gruppo Fiat Chrysler. La decisione, che ha scatenato una levata di scudi della Fiom, non è certo una novità assoluta (vige già in altre fabbriche del gruppo). Anzi, misure «protezionistiche» e regole, anche strambe, abbondano tra le multinazionali. Microsoft vieta da anni ai suoi impiegati di utilizzare prodotti della concorrente Apple. È passato alla storia l'episodio del settembre 2009, quando durante un grosso meeting aziendale nello stadio di Seattle un incauto dipendente si fece beccare a scattare foto con l'iPhone: il ceo Steve Ballmer glielo strappò di mano, lo gettò a terra e ci camminò sopra. Circa un anno e mezzo dopo si è diffusa la notizia - mai commentata, ma neanche smentita dai vertici - di una mail diramata a 46mila dipendenti in tutto il mondo, nella quale si diffidava dall'uso di computer Mac e di iPad. Questi ultimi poi sostituiti da tablet con sistema operativo Window 8.
Anche l'azienda di Cupertino quanto a divieti offre ampia letteratura. Si tratta, più che di provvedimenti anti-concorrenza, di regole tese a non ledere quell'immagine un po' «new age» che la Apple, forgiata a immagine e somiglianza del fondatore Steve Jobs, tiene a preservare. Per questo chi lavora in assistenza non deve mai dire «no» al cliente: se un problema non si può risolvere bisogna usare un giro di parole. Stesso discorso per l'espressione «sfortunatamente»: online ci sono blog di ex dipendenti che raccontano come quel termine, circondato da un'aura negativa, sia bandito. Analogo discorso per la parola «problema», da sostituire con sinonimi più neutri, come «questione» o «tema». La mela morsicata disciplina minuziosamente pure la vita in rete dei suoi impiegati: dopo che alcuni dipendenti si erano lasciati andare a velenose invettive via Facebook contro l'azienda, Apple ha messo nero su bianco una «social media policy». Linee guida in cui si sottolinea più volte che su internet il confine tra privato e pubblico è molto labile. E perciò chi lavora dentro Apple può sì avere propri siti internet, blog e profili sui social network, ma non deve mai parlare dei prodotti, così come le comunicazioni con i colleghi non dovrebbero avvenire attraverso queste piattaforme.
A proposito di comunicazioni di lavoro, ha fatto discutere la decisione della Ferrari, nell'estate dello scorso anno, di limitare il più possibile le email tra colleghi: fanno perdere tempo, sostengono i vertici della casa di Maranello, molto meglio parlarsi di persona. Da qui la regola: ogni dipendente può inviare la stessa mail interna a non più di tre persone. Il divieto più assurdo è probabilmente quello imposto, nel 2009, da Hisashi Sakamaki, da 10 anni presidente di Canon Electronic: via le sedie dagli uffici, si lavora in piedi, perché, secondo Sakamoto - che su questo ha scritto addirittura un libro - ci si concentra meglio. Una regola che secondo il giornale tedesco Spiegel avrebbe applicato a una parte dello staff anche la società di e-commerce Zalando, la quale, però, ha smentito. È confermato invece che alcuni corridoi della sede giapponese di Canon siano dotati di speciali sensori, che suonano ogni volta che il dipendente cammina a una velocità inferiore ai 5 metri per 3,6 secondi.
Twitter @giulianadevivo