C'è la crisi? E i banchieri spariscono dal Meeting

Pochi big dell'economia al raduno ciellino, fino a ieri palcoscenico per il confronto e le nuove idee. Ma oggi più che mai servirebbe l'intervento di "capitani coraggiosi"

Corrado Passera ci sarà, oggi alle 19, per parlare di politica ed economia: l'ex ministro e numero uno di Intesa è alla settima presenza al Meeting di Rimini dal 2005 e nemmeno questa volta si è tirato indietro. Ma con lui sono proprio pochini in questo 2013 gli esponenti di punta dell'economia e della finanza previsti alla kermesse di Cl. Passera stesso ci va da «manager e politico italiano», come si legge sul programma.

In questi giorni si sono visti il presidente dell'Eni Giuseppe Recchi, il capo delle Fs Mauro Moretti, il presidente di Autostrade Fabio Cerchiai. Pochi altri. Un solo banchiere: Flavio Valeri, di Deutsche Bank, oltre al direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi. Ma in passato era un'altra storia. Questa ultima settimana di agosto, almeno da una dozzina d'anni, costringeva a tornare dalle vacanze perché a Rimini si scriveva un pezzo dell'agenda autunnale non solo politica, ma anche economica del Paese. Il Meeting era occasione per confrontare idee tra soggetti solitamente non facili da mettere sullo stesso palco. E i personaggi, tali per fama e carisma, non mancavano. Per dire, è rimasto nella memoria dei cronisti economici un pomeriggio agostano del 2003, quando raggiunsero Rimini per parlare di Chi dà il credito alla piccola impresa lo stesso Passera, allora ad di Banca Intesa, con il capo di Unicredit Alessandro Profumo, quello del San Paolo Alfonso Iozzo e il presidente della Pop Milano Roberto Mazzotta. Il convegno si replicò anche l'anno dopo. Erano i banchieri della metà del decennio scorso, demiurghi del nostro benessere attraverso l'esercizio molto misterioso di un potere enorme: tutto finito in cenere con la crisi iniziata nel 2008, l'ultimo anno di Profumo al meeting ciellino.

Quattro le presenze di Gianni Bazoli, fin dall'87. Una sola per Cesare Geronzi. Il primo, da cattolico dossettiano, giocava fuori casa e per questo faceva più notizia. Il secondo è sbarcato solo nel 2010, nel suo movimentato anno di presidenza delle Generali, per discutere con Emma Marcegaglia su L'Italia e la crisi. D'altra parte non c'è stato un presidente di Confindustria, almeno dal 2000, che non sia passato da Cl: D'Amato nel 2003, Montezemolo nel 2006. Mentre l'attuale Giorgio Squinzi non si è ancora visto.

A Rimini si andava perché dava una visibilità speciale, avvolta dal cerchio magico delle relazioni con Comunione e Liberazione, la Compagnia delle Opere, il mondo cattolico conservatore e la sua politica di riferimento. Un grande palcoscenico di contrasti per arrivare a sdoganare di tutto: dai comunisti, ai banchieri, fino ai banchieri comunisti. Giuseppe Mussari, ex presidente del Mps oggi in attesa di giudizio frequenta il Meeting dal 2003; duetta con il presidente Cariplo Giuseppe Guzzetti nel 2005; con un uomo del mondo delle coop, il presidente Unipol Pierluigi Stefanini, nel 2009; e torna come fresco presidente dell'Abi nel 2010.

Bersani e Colaninno, nel '99, vengono a celebrare il nuovo capitalismo della razza padana, fresca della conquista di Telecom. Finita poi male. Colaninno è tornato poi al Meeting fino al 2006, portandosi successivamente in dote la Vespa. Sergio Marchionne ci è venuto in Fiat nel 2010. Quando era ancora socialdemocratico.

In realtà a Rimini qualcuno andava anche per autocelebrarsi e per legittimare la propria posizione di potere. La relazione con quel mondo, con quello che rappresentava, era il motivo principale del presenzialismo della grande economia. Più di quanto si dicesse e si predicasse. O forse ci sbagliamo. Ma sta di fatto che oggi non viene quasi più nessuno a metterci la faccia. E dire che quel convegno sul credito alle piccole imprese del 2003 sarebbe attuale più che mai. Così come servirebbero eccome i «capitani coraggiosi». Invece non ce ne sono più. O, forse, non ci sono mai stati.

Commenti
Ritratto di deep purple

deep purple

Gio, 22/08/2013 - 10:33

Non so se uno che dice di voler andarsene via dall'Italia un giorno sì e l'altro pure possa essere definito "capitano coraggioso". Personalmente, mi ispira più coraggio uno che nonostante tutto, resta e si batte per cambiare le cose. Meglio falliti che vigliacchi.

RSK

Gio, 22/08/2013 - 12:00

Tra quelli indicati l'unico vero capitano coraggioso mi sembra Giorgio Squinzi, non per la presidenza di Confindustria, ma per la crescita, principalmente internazionale, ininterrotta da oltre 20 anni a ritmi del 10% annuo, fondata su ricerca ed innovazione (l'8% del fatturato è destinato alla sperimentazione). Il motivo per cui non si presenta al Meeting è semplice: non ha tempo di parlare inutilmente, deve lavorare...

meverix

Gio, 22/08/2013 - 12:13

Il meeting di quest'anno è sottotono in tutti i sensi. Sarà la crisi, sarà che tra poco ci troveremo ad affrontare una nuova stangata (mentre per la casta nulla cambierà), ma un appuntamento così scialbo non lo si è mai visto. Che sia ora di far basta?