Il capogruppo Fi: la risposta del capo dello Stato sul caso Geithner non basta. Ora la commissione d'inchiesta

«Il presidente Napolitano ha costantemente ispirato i suoi comportamenti nei confronti dell'azione di governo ai principi di una leale collaborazione istituzionale fino al momento in cui il presidente del Consiglio rassegnò le dimissioni». Segue ricostruzione da parte di Donato Marra, segretario generale della Presidenza della Repubblica, delle manovre di finanza pubblica messe in atto dall'esecutivo Berlusconi dal 2008 al 2011.
Continua il botta e risposta, via lettera, tra il Colle e Forza Italia sui fatti che portarono alle dimissioni di Berlusconi nel novembre 2011 e soprattutto sul complotto rivelato dall'ex segretario del Tesoro americano Timothy Geithner. Ma la risposta degli uffici del Quirinale non soddisfa Renato Brunetta. Che aveva scritto a Napolitano lo scorso 13 maggio e ieri ha ribattuto nero su bianco con una seconda missiva. «Con franchezza - scrive il capogruppo alla Camera di Fi - devo rilevare alcune inesattezze e una più generale incongruenza nel dipanare una matassa così complessa, quali furono gli avvenimenti che portarono alle dimissioni dell'ultimo presidente del Consiglio che ha avuto una legittimazione popolare». In particolare Brunetta sottolinea come le decisioni dell'esecutivo Berlusconi in quegli anni di drammatica crisi economica furono prese nel sostanziale rispetto delle richieste europee.
Poi Brunetta affonda il colpo a proposito dei contrasti nati all'interno dell'esecutivo Berlusconi in quei concitati giorni dell'autunno 2011 e delle posizioni prese dall'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti contro le mosse del governo. I contrasti ci furono, ammette il deputato forzista, «ma questo non spiega la scelta di campo del presidente della Repubblica in una vicenda che invece doveva risolversi all'interno del Consiglio del ministri, senza interferenze esterne». L'accusa di Brunetta al capo dello Stato, pur ringraziandolo per gli «intensi rapporti» intrattenuti con la forza parlamentare, è di aver voluto «alterare il delicato equilibrio» di un esecutivo. «Allora non erano note - continua il capogruppo - le manovre che a livello internazionale si mettevano in atto contro il governo». Proprio per questo, e tornando all'oggi, Brunetta ribadisce la richiesta di una commissione d'inchiesta parlamentare per far luce su quello che è successo e individuare le responsabilità.