Caselle, la colf e la cena di cozze dopo la strage

Scaricò il partner reo confesso: "Mi ha rovinata". Ma era lei a volere vendetta: arrestata

Torino - «Deve marcire in galera per quello che ha fatto». E ancora: «Voglio dimenticarlo, cancellarlo. Ha rovinato la mia vita e quella di mia figlia». Era l'8 gennaio e Doretea De Pippo aveva appena saputo che il suo compagno, Giorgio Palmieri, era stato fermato dai carabinieri. L'uomo aveva infatti confessato di essere l'autore della strage di Caselle, aveva ammesso di aver ucciso con un tagliacarte Claudio Allione, la moglie Mariangela Greggio e la suocera Emilia Dall'Orto. Dorotea De Pippo ebbe parole feroci nei confronti del compagno. Ma la sua era soltanto una messa in scena, un recita ad uso e consumo delle tv e dei giornali.
Ieri mattina la donna, ex colf di casa Allione, è stata infatti arrestata dai carabinieri per omicidio premeditato. Secondo l'accusa, Doretea De Pippo avrebbe commesso il delitto insieme al suo compagno e, soprattutto, sarebbe l'ideatrice di quella strage. Accuse pesantissime, che troverebbero conferma in tre elementi chiave che la inchiodano. Il primo, i tabulati telefonici che la collocano sul luogo del delitto. Il secondo, la confessione tra le lacrime di Giorgio Palmieri: «Sì, Dorotea era con me. Era lei a volerli morti per vendetta, soprattutto Mariangela, perché diceva che la maltrattava». Alla fine era anche stata licenziata. E infatti i due sarebbero andati a casa degli Allione una prima volta il 30 dicembre, ma in quell'occasione rinunciarono perché la signora Greggio non era in casa.
Infine, l'errore più clamoroso commesso dalla donna: nelle 24 ore successive alla strage, quando ancora i corpi dovevano essere scoperti, Dorotea De Pippo avrebbe usato le tre carte bancomat intestate alle vittime per fare la spesa e altri acquisti, spendendo circa tremila e 700 euro. Nell'interrogatorio della scorsa notte, durato oltre quattro ore, lei ha respinto tutte le accuse.
L'arresto di Dorotea De Pippo ridisegna i contorni del delitto. A cominciare dal fatto che l'omicidio sarebbe avvenuto almeno mezz'ora prima rispetto a quanto raccontato da Palmieri in un primo momento, ossia intorno alle 19 del 3 gennaio. I tabulati telefonici dicono che quel tardo pomeriggio la De Pippo parlò almeno due volte al telefono con Mariangela Greggio. Secondo gli inquirenti, quelle telefonate servirono alla donna per avvisare i coniugi Allione di una loro imminente visita con l'intenzione di saldare un debito. Palmieri e la compagna sarebbero quindi entrati insieme nella villetta di Caselle dopo aver nascosto in una borsa l'arma del delitto. Non ci sono elementi per sostenere che lei abbia inferto coltellate alle vittime, ma certamente era presente sulla scena del crimine.
Una volta sterminata la famiglia Allione, i due conviventi avrebbero arraffato il borsello al cui interno c'erano cento euro e le carte bancomat. Come se nulla fosse, avrebbero raggiunto un bar di Caselle e lì consumato un caffè. Poi si sarebbero mossi alla volta di un bancomat per un primo prelievo di 100 euro e per avere la conferma che il codice pin, trovato nel borsello, fosse quello giusto.
A quel punto, sarebbero andati a fare la spesa. Volevano regalarsi una cena con i fiocchi e così hanno comprato canolicchi, calamari, cozze e del buon vino per festeggiare quell'improvvisa ricchezza. Il giorno dopo, poi, la De Pippo si sarebbe data alla shopping sfrenato.
Dall'esame dei conti correnti è emerso che i prelievi sarebbero iniziati la sera del 3 gennaio alle 19 e 30 e terminati alle 15 e 30 del 5 gennaio.

Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Dom, 26/01/2014 - 11:33

però prima di arrivare a questo la magistratura stava per mettere in galera un innocente, il figlio degli assassinati, e se non era per un caso, ci andava veramente lui!! non dimentichiamo cosa è la giustizia. grazie solo al caso, il corso della giustizia prende la giusta strada. però fa pena vedere come si muove il sistema giudiziario.... come fai ad essere sicuro che il giudice agisce in modo corretto? qui in italia NON è possibile! in altri paesi c'è più democrazia che qui....

Ritratto di ASPIDE 007

Anonimo (non verificato)

Raoul Pontalti

Dom, 26/01/2014 - 15:52

L'avo di Topolino ignora che il figlio di due delle vittime non fece un minuto di galera, fu solamente interrogato o "torchiato" se si vuole, come è normale in questi casi, per diverse ore. Grazie alla torchiatura gli inquirenti ebbero le informazioni necessarie per risalire ai responsabili del delitto. Il figlio stesso ringraziò gli inquirenti.