Il caso Chiusa l'inchiesta sull'ex direttore del Tg1

Roma«Mi sembra una mezza follia. Se vale questa logica, allora d'ora in poi un direttore di giornale che cambia un editorialista commetterà un abuso d'ufficio. È diverso perché il direttore del Tg1 eserciterebbe “funzioni di pubblico servizio”? Ma allora lì non devono metterci un giornalista, ci mettano un questore». Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 oggi senatore Pdl, intravede i contorni di una persecuzione giudiziaria ad personam.
Siamo al terzo procedimento aperto contro di lui per i due anni a Saxa Rubra, un record. C'è quello per le spese con la carta di credito (assolto perché «il fatto non costituisce reato»), poi la Corte dei conti che gli chiede 250mila euro per una multa Agcom alla Rai (l'accusa: diede «troppo spazio a esponenti del governo», come il ministro degli Esteri, anche se erano i giorni caldi di Bin Laden) e poi l'ultimo, con la chiusura delle indagini del pm Sergio Colaiocco per abuso d'ufficio su un esposto dell'inviata del Tg1 Tiziana Ferrario, che si costituirà parte civile contro il suo ex direttore. Il motivo è il cambio di conduzioni deciso da Minzolini nel 2010. La Ferrario, sostituita - insieme ad altri 5 - da colleghi più giovani dopo 31 anni di conduzione («ha iniziato che c'era l'Urss di Breznev»), la vide come una ripicca per non aver firmato un documento pro Minzolini. «Discriminazione politica», e via la causa. Quella di reintegro è stata accolta dal Tribunale di Roma, che ha disposto «le stesse mansioni». Ma su quali siano le mansioni Rai e Ferrario hanno idee divergenti. L'ex conduttrice, assunta in Rai in quota Dc, chiede di riavere la conduzione del Tg1, mentre il contratto integrativo Rai-Usigrai prevede, oltre ai poteri del direttore stabiliti dal contratto nazionale dei giornalisti («È competenza specifica ed esclusiva del direttore stabilire le mansioni di ogni giornalista»), che la direzione faccia 3 proposte alternative di pari valenza. Cosa che Minzolini prova di aver fatto: prima l'ufficio di corrispondenza da Madrid, poi caporedattore a Milano, poi caporedattore di line del mattino (una promozione), e prima ancora «inviato nel mondo», incarichi prestigiosi ma ritenuti non compensativi del torto (anzi, «dell'abuso») subìto, dall'ex conduttrice. «Siamo convinti della totale infondatezza dell'ipotesi accusatoria - dice il legale che difende Minzolini, Fabrizio Siggia, col professor Coppi - Condurre il tg delle 20 non è un diritto acquisito che non si può perdere. Altri direttori hanno fatto turn over e nessuno li ha mai denunciati per abuso d'ufficio». Anche al Tg1, dove Susanna Petruni fu tolta dalla conduzione dal direttore Giulio Borrelli (in quota Ulivo), o Manuela Lucchini dal direttore Demetrio Volcic (in quota Ds), e poi altri. Ma per Minzolini il rinvio a giudizio è dato per scontato. In attesa di un'altra udienza, il 18 giugno, stavolta di segno opposto: è Minzolini che ha fatto ricorso al giudice del lavoro, dopo l'assoluzione sulla vicenda della carte di credito, per ritornare in sella al Tg1.

Commenti

cast49

Sab, 08/06/2013 - 11:39

se non è persecuzione questa come la vogliamo chiamare? fosse stato di sinistra non sarebbe successo nulla, vero Ferrario? che siano maledetti tutti i comunisti...

giovanni PERINCIOLO

Sab, 08/06/2013 - 16:41

x cast49. Purtroppo la ferrario non é comunista, é una vecchia democristiana, vale a dire che é peggio dei comunisti. La capofila rosi bindi insegna!