La Cassazione: "No condanne al carcere per i giornalisti"

La Suprema Corte: "I giornalisti sono attaccati ingiustamente"

Se commettono diffamazione, i giornalisti non devono essere condannati al carcere, se non in presenza di "circostanze eccezionali", altrimenti non viene loro assicurato il ruolo di "cane da guardia". La Corte di Cassazione ricorda che, sulla base della Convenzione sulla libertà di espressione, i giudici dalla Corte dei Diritti umani umani esigono "la ricorrenza di circostanze eccezionali per l’irrogazione, in caso di diffamazione", della condanna al carcere "sia pure condizionalmente sospesa". Con questo verdetto la Suprema Corte ha annullato con rinvio alla Corte di Appello di Brescia, solo per il trattamento sanzionatorio, la condanna al carcere nei confronti del direttore e di un giornalista de La Voce Di Romagna.

Nella sentenza della Cassazione, in cui si esorta a non infliggere nel caso di condanne per diffamazione il carcere ma solo multe, si specifica che iI giornalisti in quanto categoria sono "attualmente oggetto di gravi ed ingiustificati attacchi da parte anche di movimenti politici proprio al fine di limitare la loro insostituibile funzione informativa". La Suprema Corte ricorda, inoltre, che de iure condendo anche il legislatore ordinario italiano è orientato al ridimensionamento del profilo punitivo del reato di diffamazione a mezzo stampa. Con questo verdetto la Cassazione ha negato la condanna al carcere, seppure con pena sospesa, nei confronti di un giornalista e del direttore de La Voce Di Romagna per un articolo che riportava informazioni imprecise di cronaca giudiziaria su un furto in una caserma.

Commenti

mrwatson52

Gio, 13/03/2014 - 16:37

Fortuna vuole che una sentenza della Cassazione non equivalga ad una depenalizzazione,neppure ad una modifica del codice penale o di procedura penale, e non valga in linea generale per tutti i casi di imprecisioni o di cosiddette bufale, altrimenti sarebbe la legalizzazione del terrorismo mediatico. Ci sono stati casi in cui è stato creato allarme sociale, casi in cui aziende sono fallite con conseguente suicidio di imprenditori, e casi di infamanti accuse mai supportate da condanne che hanno spinto gente al suicidio. In casi del genere secondo la Cassazione un risarcimento in denaro o una sospensione dall'Ordine potrebbe bastare??? Io ho qualche dubbio in proposito!

diegom13

Gio, 13/03/2014 - 17:25

@mrwatson52: la giurisprudenza conta, e una sentenza della Cassazione fa giurisprudenza. In questo caso, in più, la Cassazione si limita a richiamare la giurisprudenza di livello superiore, quella della Corte europea. Che parla anche di "circostanze eccezionali" necessarie per la condanna al carcere - per esempio, il dolo -. Non le basta? Chieda direttamente la chiusura dei giornali, allora: perché se i giornalisti non possono rischiare l'errore non si possono fare inchieste. E non ci sarà differenza - già ce n'è poca - tra un quotidiano e un fascicolo di annunci.

aldopastore

Gio, 13/03/2014 - 21:08

Brutta sentenza. Chi diffama deve andare in galera. A maggio ragione i giornalisti che uccidono con poche gocce di inchiostro. Anzi, le pene per loro, per il reato di diffamazione dovrebbero essere raddoppiate. L'utenza che possono raggiungere con il loro falsi articoli, è immensa. Pertanto non sono daccordo con la sentenza de quo.

aldopastore

Gio, 13/03/2014 - 21:08

Brutta sentenza. Chi diffama deve andare in galera. A maggio ragione i giornalisti che uccidono con poche gocce di inchiostro. Anzi, le pene per loro, per il reato di diffamazione dovrebbero essere raddoppiate. L'utenza che possono raggiungere con il loro falsi articoli, è immensa. Pertanto non sono daccordo con la sentenza de quo.