La casta rossa dei gay friendly solo a parole

Sono tutti bravi a fare i gay friendly, con la vita degli altri. Ivan Scalfarotto (nella foto), Nichi Vendola, Paola Concia, Sergio Lo Giudice, Alessandro Zan. Macché. Attivisti Pd e Sel per i diritti dei gay, solo per finta. «Nel Pd c'è ancora una latente cultura omofobica che guarda con sospetto all'economia gay». Il durissimo attacco arriva da una che proprio tanto di centrodestra non è: Regina Satariano, presidente del Consorzio locali del litorale toscano Friendly Versilia (che riunisce centinaia di imprese di orientamento Lgbt ma non solo) e titolare del «Priscilla» di Torre del Lago Puccini, si scaglia in un'intervista su KlausCondicio contro amministratori toscani e deputati Pd che avrebbero dovuto proteggere il settore, ma che anzi hanno solo impedito lo sviluppo. «A parole sono filo Lgbt, ma poi mettono i bastoni fra le ruote alle imprese gay obbligandole alla chiusura. I nostri voti per andare a sedere in Parlamento li hanno chiesti, ma la casta gay preferisce i talk show piuttosto che aiutare impresa e lavoro. Da loro nessun attestato di solidarietà nonostante le vessazioni cui siamo costantemente sottoposti». Regina vuota il sacco e smaschera tutti quei furbetti ipocriti: «Il boicottaggio del sistema di potere del Pd sta nei mille lacci e lacciuoli burocratici che ci vengono messi dalle amministrazioni locali». Il solito vecchio retaggio togliattiano di odio per i gay, che lui definiva «pederasti».