Il Cavaliere rinvia il debutto e lascia la scena ad Alfano: "Io? Resto al fianco di Silvio"

L'ex premier conferma: "Macché deluso, Angelino rimane il capo del nostro partito". IL segretario dei Cristiano riformisti: "Primarie inutili, è il semipresidenzialismo la vera svolta istituzionale!

Roma - C'è l'atmosfera delle grandi occasioni all'Hotel Ergife per il primo discorso del neocandidato del Pdl alle elezioni del 2013. La ressa del fotografi e delle telecamere, i sopralluoghi della sicurezza, i giornalisti in attesa. Silvio Berlusconi, però, per impegni dell'ultimo minuto spinge il tasto «pausa» e rimanda la grande rentrée e l'annuncio ufficiale della «ridiscesa» in campo. La notizia ufficiale del forfait viene data direttamente da Angelino Alfano, l'uomo che ha lasciato il proscenio al leader del partito, dal palco della convention dei Cristiano Riformisti di Antonio Mazzocchi.
«Vi porto i saluti di Silvio Berlusconi che non può venire per un impegno che lo ha intrattenuto». Una assenza forse dovuta all'angustia della sala e al caldo romano, una situazione inadatta a un appuntamento su cui si erano concentrate così tante aspettative. A quel punto è lo stesso Alfano a prendersi i riflettori e tornare sul passaggio di testimone di cui è stato indirettamente protagonista. «Se Berlusconi si ricandida sarò al suo fianco. Sono stato fra quelli che glielo hanno chiesto». E quando qualcuno gli domanda se ci sia rimasto male, risponde con la consueta misura: «No, credo che il capo del partito abbia tutto il diritto e i titoli per chiedere un giudizio agli elettori per un nuovo mandato». Un passaggio di testimone apparentemente indolore, come conferma lo stesso Berlusconi. «Angelino ci è rimasto male? No, lui è il capo del partito».

In realtà la calma del segretario era stata incrinata da una dichiarazione di Diego Volpe Pasini, imprenditore friulano amico di Silvio Berlusconi, che alla Zanzara aveva parlato di un Alfano molto scosso emotivamente. Una circostanza smentita decisamente da un duro comunicato di Palazzo Grazioli ma anche da Maurizio Gasparri e da Fabrizio Cicchitto che dal palco della convention attaccano con toni infuocati «pagliacci e improbabili consiglieri del principe».

Alfano, comunque, guarda avanti, fa esercizio di realismo e ammette che la prospettiva delle primarie è ormai tramontata. «Sono un metodo che condivido e sposo, il metodo migliore per scegliere un candidato. Con la candidatura di Berlusconi posso dire per certo che non c'è bisogno di primarie». A chi gli chiede se resterà segretario, la replica è secca: «Io sono stato eletto lo scorso anno e intendo continuare il mestiere di segretario per rafforzare il Pdl». Alfano si toglie poi qualche sassolino dalla scarpa. «Lo spread alto non è colpa di Monti come non era colpa di Berlusconi. Chi lo diceva chieda scusa, perché il peso che Monti si porta dietro è colpa di chi ha descritto l'arrivo di Monti come l'epifania del salvatore. Ora le stesse persone dicono che la colpa è delle agenzie. È evidente che c'è una doppia morale». In ogni caso «non siamo disponibili a chiedere altri sacrifici agli italiani dicendo che ce lo chiede l'Europa, perché non è l'Europa a chiederceli, ma la Francia e la Germania che legittimamente tutelano i loro interessi. Noi chiederemo di tutelare gli interessi degli italiani».

Lo sguardo si sposta poi sulla battaglia simbolico-identitaria che il centrodestra sta portando avanti sulle riforme costituzionali. «Vi aspetto alla manifestazione a sostegno del semipresidenzialismo. Venerdì prossimo sapremo se il Senato approverà la riforma, è l'occasione per la svolta delle istituzioni». Infine Alfano torna a battere sul tasto delle preferenze. «La legge elettorale perfetta non esiste ma siamo per un sistema in base al quale il partito presenta una lista e sono i cittadini a scrivere il nome e il cognome di chi vogliono eleggere». L'ultima battuta è del padrone di casa. «Nel Pdl non c'è bisogno di tandem» dice Mazzocchi. «Abbiamo un grande scalatore che sa correre bene da solo e arrivare alla meta: si chiama Silvio Berlusconi».