Che noia l’Italia ai piedi dei due Super-Mario

di Magdi Cristiano Allam

A costo dell’impopolarità e di passare per il guastafeste sento il dovere di dissociarmi proprio ora dall’esultanza degli italiani per i due Super-Mario, Monti e Balotelli, che si vorrebbero far passare per i salvatori della Patria. Non ne posso più di svegliarmi tutte le mattine ascoltando e leggendo la litania dei parametri della finanza speculativa con cui hanno ormai cadenzato la nostra esistenza: spread, anti-spread, eurobond, projetc-bond, spending-review, Efsf, Esm, Ltro, Bund, Btp. Non ne posso più sentir ripetere nomi di personaggi che non sono stati eletti dai cittadini, che non rispondono del loro operato a nessuno e che tuttavia ci hanno imposto una dittatura finanziaria che condiziona nei minimi dettagli la nostra quotidianità: Monti, Draghi, Barroso, Van Rompuy, Juncker, Rehn, Lagarde. Non ne posso più dell’euforia collettiva per uno sport mercificato, con giocatori miliardari pronti a vendersi al miglior offerente, gestito da società ostaggio della speculazione finanziaria e su cui grava l’interessamento della criminalità organizzata, con una tifoseria violenta che ha fatto del calcio la valvola di sfogo dell’insieme delle frustrazioni che la vita riserva .
Mi preoccupa il fatto che tutto ciò si consuma innanzitutto nel contesto della disinformazione e della mistificazione della realtà. Voler far passare come un successo di Monti l’adozione, al recente vertice del Consiglio d’Europa, del meccanismo anti-spread, sottolineando con una metafora calcistica che si tratterebbe al tempo stesso di una sconfitta della Germania della Merkel, è una sonora presa in giro degli italiani dal momento che a beneficiare delle elargizioni dell’Efsf, il Fondo salva-Stati di 440 miliardi di euro, e dell’Esm, il Meccanismo di stabilità europeo di 500 miliardi di euro, saranno principalmente le banche, le coccolatissime banche che già lo scorso dicembre ricevettero in regalo dalla Banca Centrale Europea 1000 miliardi di euro al tasso dell’1% e che ha consentito loro di lucrare sulle nostre spalle investendoli in titoli di stato che fruttano il 6%. Come è possibile ingannare i cittadini nascondendo il fatto che i nostri soldi vengono regalati alle banche, garantendo loro sempre più profitti e costringendoci ad accollarci sempre più debiti e sempre più tasse? Fino a quando la nostra vita sarà subordinata a tranquillizzare i «mercati», a placare le ire del «dio mercato», imbruttito al punto da essere moribondo per l’iniezione di «titoli tossici» che ammontano a 787 mila miliardi di dollari, superiori di 12 volte tanto il Pil (Prodotto Interno Lordo) di tutti i Paesi del mondo, che nel 2011 è stato di 66 mila miliardi di dollari?
Così come voler far passare Balotelli, Buffon, Pirlo e compagni della Nazionale di calcio come l’emblema dell’Italia migliore, è un’offesa alla ragione e al buonsenso. Ma lo sanno gli italiani che Balotelli guadagna 6.500.000 euro all'anno, 541.667 euro al mese, 130.000 euro alla settimana, 26.000 euro al giorno? Così come Buffon e Pirlo guadagnano 11.700.000 euro all’anno, 975.000 euro al mese, 234.000 euro alla settimana, 46.800 euro al giorno? Il calcio ormai è tutt’altro che uno sport dove ci si presta per passione agonistica e per amore per la propria terra. I giocatori e le squadre sono quotati come un qualsiasi titolo in borsa e sono oggetto continuo di transazioni finanziarie a livello globalizzato: si vendono, si acquistano, si prestano, si condividono.
Prendo atto che l’Italia che esulta per Monti e Balotelli si è spogliata, consapevolmente o meno, dei cardini che sorreggono una civiltà a dimensione d’uomo, dove si mettono al centro la persona e non il denaro, il bene comune e non il profitto costi quel che costi. Monti e Balotelli aderiscono all’ideologia del relativismo a 360 gradi, che riduce la persona a un tubo digerente, concepito come produttore di materialità il cui premio è consumare il più possibile, che predica la globalizzazione della dimensione materiale della modernità priva di un’anima, della certezza di chi siamo, delle nostre radici, dei nostri valori non negoziabili, dell’identità in cui ci riconosciamo, della civiltà di cui siamo orgogliosi.
Ebbene non è questa l’Italia che amo e che auspico per i miei figli e per i miei nipoti. Voglio innanzitutto un’Italia governata da italiani scelti dai cittadini e che perseguono il bene comune dei cittadini. Un’Italia che si concili con la sua specificità fatta della dimensione micro non macro, l’Italia dei Comuni, dei micro, piccoli e medi imprenditori, della famiglia naturale, delle radici cristiane, che valorizza lo straordinario patrimonio ambientale, artistico e culturale che il buon Dio e l’ingegno degli italiani hanno creato. Un’Italia dove anche lo sport sia un’attività coltivata dalla gente per promuovere la salute e il benessere sociale, capace di appassionare gli animi per delle squadre che rappresentano effettivamente il territorio e la comunità locale. Un’Italia con un’anima!
twitter@magdicristiano
Commenti

erminiamusolesi...

Lun, 02/07/2012 - 14:57

uno vale 0,l'altro a secondo di come gli gira........

MatDe

Lun, 02/07/2012 - 16:14

Il buon Magdi non potrebbe leggere un qualsiasi libro di educazione civica prima di scrivere certi obrobri??? Scoprirebbe che in Italia il presidente del consiglio non viene eletto dai. E, di piu', che il parlamento attuale e' stato scelto dai cittadini. Non mi spiego se e' ignoranza vera o per interesse.

MEFEL68

Lun, 02/07/2012 - 16:28

Dr. Allam, anche questa volta il suo articolo non mi ha deluso. Tutte le sue impressioni sulla recente avventura calcistica, rispecchia, per quanto possa valere, le mie idee. Dal mio punto di vista ho trovato stomachevole il tentativo, supportatato da quasi tutti i media, di voler trasformare la vittoria calcistica sulla Germania, in una vittoria del governo e del suo premier. Monti intervistato negli spogliatoi, davanti al tabellone con la pubblicità, come fosse il commissario tecnico, è stata una chicca degna del più decadente totalitarismo. Anche se come popolo non siamo un gran che, forse questo non ce lo meritiamo.