Chi è

Il vasto scrittoio pieno di carte ha la forma a semicerchio della volta celeste. Al centro, come il sole a mezzogiorno, sta Emilio Carelli, direttore di Sky Tg24.
«Che scenografia astrale!», mi complimento entrando nello studio direttoriale.
«Siamo o no il telegiornale satellitare di una tv di nome Sky?», risponde Emilio e lascia che sia io a spiegare ai più piccini che Sky significa «cielo».
Seguono gli usuali convenevoli tra persone che non si incontrano da anni. Da giovanottello, approdato a Roma da Milano, Emilio lavorava per la Fininvest a gomito con Berlusconi alle prime armi con la tv. All’epoca, magro e riservato, con gli occhi orientali e gli zigomi alti, Carelli sembrava un agente chirghiso in missione segreta in Occidente. Oggi che ha 56 anni e dieci chili in più, ha il mite aspetto di un bonzo tibetano. Evidentemente, ha l'Asia nel dna.
«Eri la calma personificata. Ora hai un pizzico di nervosismo in più», e gli faccio notare che tormenta da dieci minuti un innocente auricolare.
«Dirigere un Tg aumenta l’adrenalina. Ma al fondo sono un freddo. La serenità è essenziale per affrontare le emergenze del mestiere».
«Il tuo è il più grande dei Tg in circolazione. Fai 39 edizioni quotidiane, guidi 455 persone di cui 145 giornalisti».
«Sono anche il manager del Tg di cui amministro il budget. Né sono un direttore da salotto, ma scendo in trincea con gli altri. Partecipo a tutte le riunioni. Mi piace plasmare il prodotto», dice e, sempre con quel benedetto auricolare in mano, indica se stesso. È nella tipica tenuta del giornalista con l’arma al piè: colletto aperto, maniche rimboccate, occhialetti sghembi. L’unica nota stridente è che anziché una pinta di whisky alla Hemingway ha accanto una bottiglietta di acqua minerale. Sono i tristi piaceri dei nostri tempi salutisti.
«Il tuo Tg trasmette 24 ore su 24. Quante ore lavori?».
«Nel migliore dei casi dalle nove di mattina alle nove di sera».
«Non hai vita privata, moglie, figli?».
«Ce l’ho e viene al primo posto. Sono in attesa di due gemellini».
«Alla tua età!».
«Un maschio e una femmina. Ma, ti prego, basta col privato», mammoleggia.
«Perché il ricco e potente Murdoch, proprietario di Sky, ha scelto proprio te? Eri solo stato un vice di Mentana al Tg5 e direttore Tgcom, la tv on-line».
«Contrariamente alla prassi italiana dell’assunzione amichevole, Murdoch ha affidato la selezione a una società di cacciatori di teste. Quando mi hanno chiamato credevo di essere su Scherzi a parte. È piaciuto che avessi esperienze diverse e fossi capace di innovare. Sono in questo posto dal 2003».
«Sei stato a lungo una pedina del tv berlusconiana. Sei il cavallo di Troia del Cav in Sky?».
«Non sono il cavallo di nessuno. Qui mi trovo bene. Murdoch non è mai intervenuto sulle notizie. Mi ha solo raccomandato di italianizzarle da qualsiasi fonte le prendessi. Gli ho chiesto di potere seguire una linea equilibrata e indipendente dalla politica. Mi ha dato l’ok e carta bianca».
«Il Cav e Murdoch sono rivali?».
«Io so che sono grandi amici. Ma c’è anche sana competizione tra il nostro digitale satellitare e il digitale terrestre di Mediaset».
«Se i due dovessero litigare, che fai? Ti spari per non scegliere?».
«Io sto col mio editore», ride Emilio ma in cuor suo fa scongiuri perché non succeda.
«Che tipo è Murdoch?».
«Competente, semplice, informale. Nessuna chiacchiera di rito al nostro primo incontro. Lui guarda al sodo, è determinato e bravo a motivare».
«Sosteneva McCain. Tu?».
«Obama. È una grande occasione di rinascita per gli Usa e il mondo. Ho anche conosciuto McCain con Murdoch in California».
«Impressioni?».
«Un Andreotti della politica americana. Personalmente simpaticissimo ma legato alla vecchia politica».
«Che pensi del Cav?».
«Per lui ho grande stima e considerazione. Lo dico davvero, non per dire».
«Che fai, ti giustifichi?», chiedo.
«Ha una marcia in più. Anzi due. Come politico è stato una grande novità, però non si è sempre ben circondato. Lui non è tipo da compromessi, ma ha dovuto farli. Gli sono davvero amico».
«Ma l'hai piantato».
«Quando annunciai che andavo Sky ci fu una certa irritazione. Poi, però Confalonieri mi disse: “Murdoch è con Silvio il solo imprenditore con cui lavorerei”. Replicai: “Ci voglio andare con la vostra benedizione”. L'ho avuta».
«Cosa sei politicamente?».
«Moderato di formazione cattolica, molto sensibile al sociale. Medie e liceo dai Salesiani, poi laurea in Lettere alla Cattolica». Mentre si dilunga sulle attività benefiche svolte nel suo quartiere meneghino, mi guardo attorno. Ci sono cinque tv accese sui diversi canali Sky, informazione, sport, intrattenimento. Rai, Mediaset, ecc., come se non esistessero. Sky è autoreferenziale. Quello che qui interessa è aumentare gli abbonamenti, senza l'affanno di gareggiare con gli altri per l'audience.
«Qual è la differenza tra il tuo e gli altri sette Tg maggiori?».
«Loro sono più o meno schierati. Noi indipendenti, all'anglosassone. Diamo più spazio alla politica internazionale, cosa che gli altri rifuggono per paura di cali di ascolto. Da noi, infine, puoi vedere in continuazione il tg aggiornato. Quanto basta per essere unici nel panorama nazionale», dice e brinda scolando l'intera bottiglietta di acqua frizzante. Poi appoggia il vuoto accanto a una copia del Wall Street Journal
Quale preferisci tra i Tg rivali?
«Guardo più assiduamente Tg1, Tg5 e Tg3. Mi paiono i meglio fatti».
Quali sono i tuoi giornali, a parte il nostro che presumo sia il primo che leggi.
«Presumi pure. Il preferito è il Corsera. Poi Repubblica e La Stampa che trovo molto ben fatta. Infine, Libero che spariglia gli altri».
Sei nato a Crema …
«Però ho vissuto a Milano dall’età di quattro anni. Mi considero milanese, ma amo la calma campagnola del mio paese».
Anche Beppe Severgnini è di Crema. Presumo sia il tuo giornalista preferito.
«Presumi bene. Pure lui è uno spirito libero. Poi scrive bene e i suoi libri mi piacciono».
Hai un maestro?
«Montanelli, il modello che tutti dovrebbero seguire. L'ho intervistato e gli ho parlato tante volte. Per quel che riguarda la tv, Sergio Zavoli. Anche da piccolo era il mio mito».
Quanto devi a Mentana sul tuo modo di dirigere?
«Molto, non ho difficoltà ad ammetterlo. Dieci anni con lui al Tg5 sono stati una grande scuola. Ma siamo diversi. Io preferisco il gioco di squadra, lui tende a fare il solista».
Sposini ne ha fatto l'elogio - “un baluardo contro le interferenze politiche” - contrapponendolo a Carlo Rossella.
«Un baluardo, è vero. Il suo Tg5 è stato più indipendente di quelli successivi».
Il Tg5 di Clemente Mimun?
«Clemente è un grande professionista e un amico. Ma il Tg5 vive un momento di stanca. La redazione è sedimentata e la stessa da anni. Ogni direttore è costretto a confrontarsi con le solite facce. Urge un rinnovo. Resta, però, un Tg di qualità».
Chi è il re del talk show politico?
«Il più potente è Vespa. Quello che mi piace di più è Floris. Conosce bene le potenzialità della tv e politicamente si districa con una certa indipendenza».
Santoro?
«Le provocazioni di Santoro sono più estreme e di parte. Vedo più volentieri Floris. È più giornalista».
Fabio Fazio, Lerner, Mentana?
«Amo molto Fazio. Per gli ospiti e le interviste ben preparate. A Mentana riconosco di avere vinto la sfida di fare da contraltare Mediaset a Vespa».
Costanzo?
«Fa un giornalismo diverso. Intrattiene. Per carità, grande stima».
Perché, a parte Fazio e Costanzo, tutti conducono in piedi aggirandosi come domatori?
«Anch'io, se conduco, sto più a mio agio in piedi. Ti permette di essere più dinamico. Essere statici, in tv è negativo».
Tra le donne?
«Molto originale è Daria Bignardi. Brava è anche Barbara Palombelli, ma si vede poco».
Si inviperirà per la mancata citazione Maria Latella che lavora proprio su Sky.
«Dio ne scampi. Non ho voluto, per ragioni di eleganza, parlare dei miei. Se no, l'avrei messa al primo posto. Figurati, Maria l'ho proposta proprio io».
Hai saltato anche Ilaria D'Amico che pure lavora da voi.
«Si prepara con puntiglio. Ha ambizione. Crescerà».
Il personaggio più televisivo in circolazione?
«Fiorello. Per me, è il nuovo Totò. Talento vero. Una comicità che reggerà negli anni. Ha una componente universale… ».
Bum! Manco fosse Platone.
«Be’, insomma è un grande artista».
Il politico che più buca?
«Berlusconi, senza dubbio».
Tra lui e Veltroni?
«Lui. Sta vivendo un momento di popolarità molto superiore».
Il più imbranato?
«La maggiore parte dei politici non sa stare in tv. I peones poi, sono un disastro. Tra i leader se la cavano invece un po’ tutti».
La frana assoluta è considerato Prodi.
«Con me ha fatto interviste interessanti. Ma so di molti direttori che lo sfuggono temendo il tonfo degli ascolti».
In tanti anni di tv che hai capito della tv?
«Che è un mezzo spietato, non accetta menzogne, ti mette a nudo per quello che sei. Per questo, è divertente».