La Chiesa chiede una rinuncia: non ha resistito alla tentazione

diU na suora che rimane incinta e partorisce è una non-notizia. Chissà quante ce ne sono state. In tempi più cristiani dei nostri i papi generavano figli e soprattutto si macchiavano di crimini orrendi. L'eccidio che costò la morte di Giuliano De' Medici fu compiuto in chiesa da un prete, perché il sicario non aveva cuore di farlo.
Le sole parole sensate sul caso della suora di Rieti sono quelle della superiora: «Non ha saputo resistere alle tentazioni». E speriamo che sia andata così, che «lui» l'abbia fatto con un po' d'amore, e soprattutto che il piccolo Francesco e sua madre stiano bene e possano avere una vita dignitosa. Perché una cosa va detta: il piccolo non è nato sotto i migliori auspici.
Che a tutto questo si voglia attaccare, come un codino delle giostre, la discussione se sia meglio che preti e suore si sposino mi pare ridicolo.
Intanto bisogna distinguere i «regolari» (ossia i consacrati, coloro che vivono in conventi et similia) e i «secolari».
La vita consacrata è, appunto, consacrata e prevede il celibato. Perfino Nietzsche, che non era un santo, capiva che la castità non è una rinuncia alla sessualità bensì un modo di viverla, come tutti gli altri. Che una suora si sposi è un controsenso, almeno finché rimane suora.
Per quanto riguarda il cosiddetto clero «secolare», che vive nel mondo (parroci, coadiutori, diaconi, e così via) le considerazioni sono in parte diverse e io non mi ci addentro perché non è affar mio, però posso dire che al cuore del problema ci sono i Sacramenti. E il cuore dei Sacramenti è che l'uomo non è fatto per la donna, né la donna per l'uomo. Semplicemente, noi siamo fatti per qualcos'altro, come ricorda Sant'Agostino all'inizio delle Confessioni: «Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te».
Insomma, la Chiesa Cattolica ha le sue ragioni per chiedere a chi si consacra a Dio, come a chi si dedica al servizio dei fedeli, di rinunciare a qualcosa. Certo, c'è chi non resiste e va con le prostitute (che è comunque meglio di tante altre cose), ma questo fa parte della debolezza umana, come il caso della povera suora.
Bisogna però aggiungere che la debolezza umana si accresce con il formalismo/moralismo. Se uno pensa che mantenersi casti sia la cosa più importante, e che in questo particolare risieda il legame ultimo con Dio, finirà più facilmente preda delle tentazioni, perché non saprà rivolgere il pensiero a Dio se non in termini di rinuncia, privazione.
D'altra parte, proprio l'amore che Dio ha per l'uomo è il pegno, per chi lo sperimenta davvero, della vera fedeltà, che non pesa il sacrificio, proprio come la madre non pesa il sacrificio di alzarsi di notte per cullare il proprio bambino che non riesce a dormire.