Il clan di Zio MIchele in cella per il corpo di Sarah

Il fratello Carmine e il nipote Cosimo arrestati con l’accusa di avere aiutato Misseri a far sparire il cadavere della ragazzina appena uccisa. Il primo si confida con la moglie, che commenta: "Che pizza... Loro uccidono e a noi ci rompono le scatole"
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L’omicidio di Sarah Scaz­zi innesca l’arresto di altri due parenti di Michele e Sabrina Misseri, lo zio e la cugina della 15enne di Avetrana, già in car­cere per la morte della ragazzi­na. Ieri mattina i carabinieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip tarantino Martino Rosati per Carmine Misseri e Cosi­mo Cosma, rispettivamente fratello e nipote di Michele.

La misura è curiosamente limita­ta temporalmente a un mese. Entro trenta giorni gli inqui­renti dovranno raccogliere fonti di prova perché il gip pos­sa prorogarla. L’accusa per entrambi è di concorso in soppressione di cadavere: secondo gli inqui­renti il 26 agosto i due avrebbe­ro aiutato «zio Michele» a get­tare il corpo di Sarah nel poz­zo in cui è stato ritrovato il 6 ottobre. Pedinamenti, inter­cettazioni telefoniche e am­bientali avrebbero convinto gli investigatori che Carmine e Cosimo, detto Mimino, ave­vano elaborato una versione concordata imparata a memo­ria, da ripetere ogni volta che si trovavano di fronte ai pm. Nelle 22 pagine di ordinanza, il gip Rosati non sfiora la dina­mica dell’omicidio, concen­trandosi sull’eliminazione del corpo di Sarah.

Un’operazio­ne che Michele Misseri ( anco­ra indagato anche per l’omici­dio della ragazza, anche se l’uomo ha ritrattato, accusan­do del delitto la figlia Sabrina) avrebbe portato a termine nel breve lasso di tempo in cui, sparito da casa in quel pome­riggio d’estate, era stato loca­lizzato dalle parti della cister­na grazie al suo telefono cellu­lare. Cinquanta minuti appe­na, troppo poco, secondo i pm e il gip, per poter fare tutto da solo e «trovarsi alle 15.45 a rac­cogliere fagiolini con il cogna­to ». Ecco dunque che secon­do il gip «è di solare evidenza» che zio Michele sia stato aiuta­to da qualcuno «molto fida­to ». Non la figlia Sabrina, che in quell’ora era in compagnia di un’amica. Non la moglie, che negli stessi minuti è a ca­sa, dove fa e riceve telefonate. Dunque, i sospetti cadono sull’unico numero che Miche­le Misseri compone quel po­meriggio con il suo telefono, quello del fratello Carmine.

Una telefonata che per gli in­quirenti è una disperata richie­sta di aiuto. Mentre il nipote, Cosimo, secondo la procura è coinvolto perché abita lungo la strada tra Avetrana e il poz­zo dove Sarah viene gettata. Oltre alle telefonate (per Car­mine) e alla logistica (per Cosi­mo), a convincere pm e gip del ruolo dei due (che oggi saran­no interrogati) è il loro stretto legame con «zio Michele» e con i «comportamenti succes­sivi al delitto poco lineari», ol­tre alla mancanza di un alibi e a dichiarazioni (ascoltate nel­l­e intercettazioni o rese agli in­quirenti) considerate «incon­trovertibilmente mendaci». E le conversazioni sono il cuore dell’ordinanza.

La frase spiata forse più for­te è un’ambientale del 16 no­vembre in cui Carmine dice a sua moglie Anna Lucia: «Co­sma ha aiutato zio Michele a buttare la... bambina nella ci­sterna... Sarah Scazzi”. Ma ol­tre all’insolita «formalità» del­la frase ( perché chiamare la ni­pote con nome e cognome?) a gettare interrogativi sulla tra­s­crizione è stata proprio la mo­glie di Carmine che, interroga­ta ieri mattina, avrebbe ascol­tato il nastro e sostenuto che il marito non avrebbe detto «Co­sma » ma «Cosima», riferendo­si quindi non al nipote di Mi­chele ma alla moglie, la quale - pur presente in casa al mo­mento del delitto - non può aver collaborato a far sparire il corpo. A far credere a una «versio­ne concordata » sono molte in­tercettazioni. Quella del 9 no­vembre 2010, per esempio, quando Carmine Misseri par­la con la moglie del suo faccia a faccia con il pm di qualche giorno prima. Carmine: «Allo­ra, quando ti ha telefonato co­sa ha detto?... “ che erano scap­pati i cavalli” ... io lo avevo im­parato a memoria no». Anna Lucia: (Ride). Il 16 novembre Carmine e la moglie parlano del prossimo interrogatorio di Michele. Il fratello teme di es­sere sentito ancora. E la mo­glie commenta: «Però (...) sta pizza... loro uccidono e a noi ci devono rompere le scatole». E un’altra sera,Carmine dice al­la moglie di aver avuto un bri­vido di freddo. Lo dice in dia­letto: «Mo è passata la murti­cedda ». La moglie replica: «Non muori più, no (...) agli al­tri fate morire, voi». Ed è sem­pre lei, annota il gip, che al ter­mine di una conversazione sul delitto e sulle indagini con­clude, lapidaria: «Ti ho salva­to le chiappe. Le tue».