Colle contro Csm: «Stop all'autodifesa»

RomaSolo tre parole, «indipendenza, imparzialità, equilibrio», ma bastano a Giorgio Napolitano per definire le caratteristiche del perfetto magistrato. E se le prime due sono scritte pure nella Costituzione, la terza è diventata forse ancora più importante oggi, «in un contesto di tensioni e difficoltà sul piano politico e istituzionale». Guai poi a sconfinare dai propri poteri, a trasformarsi in Masaniello, a fare i giudici-protagonisti: «Il Csm è organo non di mera autodifesa, ma di autogoverno», avverte il capo dello Stato, e quindi bisogna accettarne anche le decisioni e le punizioni amministrative.
Il discorso è buono per tutti, compreso Antonio Ingroia. L'ex procuratore aggiunto di Palermo, dopo il flop elettorale di febbraio e il rientro nei ranghi, continua a rifiutare la sua nuova sede, la Val d'Aosta. E siccome, pur avendo reindossato la toga, insiste a fare politica attiva partecipando alle manifestazioni del suo movimento Azione civile, il procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani ha aperto un'inchiesta disciplinare nei suoi confronti. Vedremo se verrà archiviata o si concluderà con un'incolpazione formale davanti al Csm.
Napolitano ovviamente non parla del caso-Ingroia. Ricevendo al Quirinale i giovani tirocinanti, il presidente si preoccupa di fissare delle linee generali. «Occorre - spiega - che ogni singolo magistrato sia pienamente consapevole della portata degli effetti, talora assai rilevanti, che un suo atto può produrre anche al di là delle parti processuale», in particolare «dinanzi alle criticità che oggi presentano le istituzioni rappresentative nei confronti dei cittadini e gli elettori». Insomma, evitate il corto circuito con la politica. State attenti perché non vivete sul lontano pianeta Marte bensì nella vicina Italia e in una cornice particolarmente incendiaria. La vostra forza non è l'impegno politico ma «l'impegno e la qualità nell'esercizio in un ruolo così peculiare».
Fare il magistrato «è una missione» e anche un lavoraccio «in una fase di grave e ormai prolungata crisi economia e sociale». Questo, insiste il capo dello Stato, «è il contesto in cui dovete muovervi, tenendo conto di tutte le esigenze di cambiamento e insieme di equilibrio». E a proposito di imparzialità, non deve essere una scatola vuota ma «un costume da acquisire interiormente al pari di una seconda natura». Serve poi un ancoraggio «ai principi fondamentali della Costituzione, che dobbiamo tutti richiamare anche oggi, nel momento in cui si avvia un ineludibile processo riformatore della seconda parte della Carta».
Quindi la magistratura si deve aprire «alla riflessione critica e alle riforme obiettivamente necessarie», tra le quali c'è la revisione delle circoscrizioni giudiziarie. E qui il presidente se la prende pure con i partiti, che in Parlamento in maniera piuttosto trasversale stanno cercando di sabotare il taglio delle piccole sedi. Si tratta, dice, «di un provvedimento già deliberato», che dovrebbe scattare da settembre ma che adesso molti vogliono rimandare a chissà quando. In queste ore la commissione Giustizia del Senato e il Guardasigilli Anna Maria Cancellieri stanno ingaggiando un braccio di ferro durissimo. Napolitano spinge insieme al ministro: «Sarebbe inammissibile scandaloso volerlo rimettere in qualsiasi modo in questione per ciechi particolarismi anche politici».
Conclusione: il Paese ha bisogno di «punti di riferimento solidi» e di «un corretto rapporto tra i poteri dello Stato». E questo «vale pure per la Corte Costituzionale» che, come «giudice delle leggi» deve arbitrare i conflitti di attribuzione.