Coltivare, nutrire, muovere Il volto buono dell'energia

La crisi economica rilancia chi fa sviluppo, anche in settori per troppo tempo demonizzati. Così l'elettricità torna strumento per il futuro

Quanta energia serve alla Morte Nera per polverizzare il pianeta Alderaan? È la prima domanda, stando a un aneddoto raccontato da James Kakalios nel saggio La fisica dei supereroi, del test di ammissione al corso di Fisica dell'Università del Minnesota. Un quesito che, riferendosi a un episodio di Guerre Stellari, il professor Terry Jones, astronomo, pone regolarmente agli studenti che vogliono accedere al suo corso. Non è dato sapere come reagiscono le matricole alla domanda, a cui peraltro non c'è risposta. Ma è indicativa, passando dalla fantascienza alla realtà, di come nell'immaginario collettivo, alimentato anche dal cinema di fantascienza hollywoodiano e dai bestseller della divulgazione scientifica, la parola «energia» sia spesso (sempre?) abbinata all'idea di distruzione.
Ma quanta energia - invece - serve a un Paese per irrigare i suoi campi? O per illuminare le proprie case? O far viaggiare i treni, alta o bassa che sia la velocità? I militanti noTav, gli eco-catastrofisti, gli antinuclearisti senza «se» e senza «ma», i puristi della decrescita, le brigate Verdi «neoprimitive»: a loro modo, tutti, hanno contribuito a far passare l'idea di energia senza alternative, a senso unico: e cioè che l'energia sia «sporca», pericolosa, cattiva. Che sia il drago che coi suoi fuochi e i suoi miasmi avvelena il mondo. E se fosse la forza che lo fa girare? O anche solo che lo illumina? È curioso, e non sarà un caso, che negli ultimi anni tutte le più grandi società energetiche nazionali e internazionali abbiano puntato, o meglio abbiamo dovuto puntare, le proprie campagne di comunicazione sugli aspetti ottimisti, positivi, «costruttivi» dell'energia, che di per sé, come da dizionario, è la «capacità di un corpo o di un sistema di compiere lavoro», a prescindere dal fatto che tale lavoro sia «buono» o «cattivo». E lo hanno dovuto fare per ripulire un termine, energheia (che indica la semplice capacità di agire), dalle scorie depositategli sopra, nel corso dei decenni, da una «filosofia» catastrofista che ha sempre preferito l'immagine di un «mostro» che affama il mondo a quella di un «lavoratore» che - sfruttando le fonti di energia, dietro legittimo compenso - lo vuole irrigare, coltivare, nutrire, muovere. È l'acqua che permette la vita, ma è l'energia la condizione preliminare per la distribuzione delle risorse idriche.

L'utilizzo consapevole e efficiente delle fonti, il rapporto fra business e ruolo sociale, gli impegni nella ricerca, nella cultura e nella sostenibilità, i nuovi progetti nell'ambito del settore energetico, dagli idrocarburi al solare, fino alle prospettive (e ai limiti) delle «rinnovabili»: ecco i punti sui quali si è insistito ieri quando i vertici dell'Eni hanno presentato, al Piccolo Teatro di Milano, la nuova campagna istituzionale del gruppo. Rethink energy. Per ripensare, anche, se stessi. Per la prima volta infatti, la più grande azienda italiana invece di pubblicizzare i propri prodotti - benzina, gas, elettricità - prova a raccontare, con uno spot televisivo firmato da Bruce St. Claire e la voce narrante di Toni Servillo (quando l'idea di progresso incontra la sensibilità progressista) «che cosa è» l'azienda: come è fatta, dove opera, cosa fa, in Italia e nel mondo, dall'Alaska al Vietnam, e soprattutto in Africa, dove il cane a sei zampe scorrazza ormai liberamente, come prima compagnia petrolifera mondiale per produzioni e riserve. Eni, vidi, vici.

Ricordandoci, se ce ne fosse bisogno, che energheia è prima di tutto schiacciare un interruttore della luce, accendere un fornello del gas, mettere in moto un'auto - e non soltanto Fukushima, metropoli inquinate e pale eoliche nella valle di Mazara - la nuova campagna di comunicazione parla non dell'energia che produce Eni, ma del nostro modo di vivere l'energia. Vedi lo spot e in 60 secondi ti convinci che, scientificamente, è l'energia che fa «ruotare» il mondo. L'amore, poeticamente, serve solo a tenerlo popolato. Al netto della sovraesposizione mediatica dell'idea, politicamente corretta ma socialmente dannosa, che l'energia sia la Morte Nera che polverizza il pianeta.

Commenti

paolonardi

Sab, 28/09/2013 - 09:27

La prima parte della comunicazione e' finalmente scientificamente corretta; c'è da aggiungere un'altra considerazione molto importante che riguarda la ricerca in campo medico che ha consentito, negli ultimi cinquanta anni, un prolungamento della vita media del10%. La seconda parte e' meno condivisibile: le cosidette rinnovabili, oltre ad essere tremendamente inefficienti, consumano per le pale, i pannelli solari, la produzione di idrogeno ecc più energia di quanta ne produrranno in decine d'anni con un bilancio negativo. Queste cose, diretto corollario delle leggi della termodinamica, non vengono mai ricordate ai vari gruppuscoli anti progresso.